L’autocertificazione: dalle origini all’emergenza Covid

29.09.2020 – 11.20 – È diventata consuetudine parlare di autocertificazione, strumento spesso utilizzato in questo periodo emergenziale. Originata dalla legge 15/1968, poi modificata con la legge Bassanini del 1997 sino ad essere regolata, tuttora, dal D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, l’autocertificazione consiste nella facoltà riconosciuta ai cittadini di rappresentare alla Pubblica Amministrazione – in sostituzione di taluni certificati indicati tassativamente dalla legge (art. 46 dello stesso D.P.R.) – propri stati, fatti e qualità personali (contenuti in pubblici elenchi o registri) mediante specifiche dichiarazioni sottoscritte (firmate) dall’interessato.

Alla stregua dell’autocertificazione, è ricorrente anche l’utilizzo di dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà  o tout court – autodichiarazione, viene analogamente sottoscritta (firmata) dall’interessato per rappresentare i propri stati, fatti e qualità personali, ma con l’unica differenza che queste informazioni non sono contenute nei pubblici registri e dunque non verificabili tramite certificati originali.

I limiti d’utilizzo imposti dalla legge. Entrambi i documenti (Autocertificazione e Autodichiarazione) vengono utilizzati (nei casi previsti) come strumenti alternativi ai documenti certificati dalla pubblica amministrazione. Ma non devono mai e in alcun modo sostituire:

  • I certificati medici, sanitari, veterinari;
  • I certificati di origine e conformità alle norme comunitarie;
  • I brevetti e marchi

In effetti, l’art.1, comma f, D.P.R. n. 445/2000 dispone che “il ‘certificato’ è il documento rilasciato da un’amministrazione pubblica avente funzione di ricognizione,   riproduzione e partecipazione a terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche”.

Perché viene utilizzata per il covid un’autocertificazione e non un’autodichiarazione? Sin dal 9 marzo 2020, nell’ondata della pandemia covid-19, si è reso necessario l’utilizzo dell’autocertificazione da parte del cittadino per segnalare i propri spostamenti e comunicare il proprio stato di salute. Il documento viene compilato con i dati personali dell’interessato, in modo tale da agevolare alla pubblica amministrazione l’effettuazione delle attività di controllo di accertamento della veridicità di quanto dichiarato, qualora ciò si renda necessario. (Esistono, vari modelli di autocertificazioni che sono consultabili sul sito Autocertificazioni.net).

Cosa succede con un’autocertificazioni falsa? Dichiarare consapevolmente false informazioni nell’autocertificazione, è considerato un reato dal codice penale ed è punibile con la reclusione. In merito, l’art. 483 del codice penale, dispone che “chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito fino a due anni di reclusione. Se invece, si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può comunque essere inferiore ai tre mesi“.
Mentre, all’art. 495 del codice penale, si prevede una reclusione da uno a sei anni per “Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona.”

c.a