Fallita la ditta Colombin. Scompare un pezzo della storia di Trieste

24.09.2020 – 08.53 – Il Tribunale di Trieste, Sezione Civile, ha ufficialmente dichiarato il fallimento della dittaColombin & Figlio Spa“. Scompare dunque nel silenzio delle istituzioni e dei cittadini un altro frammento della storia industriale di Trieste. La società triestina era infatti stata leader del settore dei produttori di tappi da sughero per oltre un secolo: dalla sede in via Malaspina si diramava una rete di filiali e sedi distaccate in ogni parte del globo, accomunate da un mercato rivelatosi negli ultimi anni difficile, “tappato” dall’eccessiva concorrenza e dal generale calo nel consumo del vino. Ma la causa del fallimento risiede altrove: nelle frodi, nei numero di bilancio inattendibili, nelle proposte di concordato irrealizzabili, nelle continue perdite. Il 2019 – prima della crisi conseguente all’emergenza sanitaria del Coronavirus – si era concluso con una perdita di 6 milioni e mezzo di euro.
Nell’occasione il procuratore Federico Frezza e il pm Maddalena Chergia avevano disposto un provvedimento di sequestro conservativo degli immobili, per un valore di 8,5 milioni di euro, un segnale del fallimento della Colombin ormai imminente.

L’avventura conclusa in tragedia della Colombin era iniziata ancora sotto l’Austria (1894), quando il fondatore Giovanni Maria aveva inaugurato un laboratorio di sugheri per bottiglie, confidando nel bacino di mercato nobiliare e borghese della Trieste di allora, ben connessa con i mercati austrotedeschi. Dopo aver ottenuto “l’Attestato asburgico di attività“, la ditta era velocemente decollata; trascorsa la parentesi della grande Guerra, la Colombin si era riscoperta “italiana” e aveva iniziato ad aprire filiali in tutto il mondo.
La storia della Colombin rimarrà sempre inestricabilmente legata al figlio di Giovanni Maria, Bruno, la cui visione traghettò l’azienda nel boom economico del secondo dopoguerra. In particolare la Colombin inaugurò nel 1955 la Società per Azioni e sempre nello stesso anno la prima filiale nella Spagna Andalusa, la Samec. Negli anni seguenti la Colombin divenne una presenza fissa non solo in Europa, quanto ad Adelaide in Austrialia, a Kenitra in Marocco, in Cina e in tanti altri luoghi. Nel frattempo Bruno Colombin perseguì con decisione una guerra dei brevetti che consentì alla ditta di accaparrarsi il brevetto del sughero espanso (1955), dell'”agglomerato autoespanso a mezzo reazione isotermica” (1965) e del tappo brindellato (1990). “Don Bruno” come veniva chiamato con affetto dai colleghi e dai lavoratori mirava infatti alla visione di un “tappo senza problemi“. Una ricerca tecnologica culminata con l’apertura del laboratorio per l’analisi del sughero a Olbia. Un futuro all’insegna del tappo “intelligente” destinata però scontrarsi con la crisi generalizzata del consumo di vino, a inizio duemila, e successivamente con le ripetute crisi economiche giunte da oltreoceano. Nonostante ciò la ditta sembrava ancora reggere nel 2014, quando aveva festeggiato centovent’anni anni di attività; ma non era, evidentemente, ancora il caso di “stappare” lo spumante della vittoria.

[z.s.]