Confcommercio: “Ripartenza del FVG più rapida che nel resto d’Italia”

18.09.2020 – 10.29 – Tra maggio e giugno le previsioni per la ripresa economica post lockdown – radicalmente diverse da quelle post Covid-19, considerando come l’emergenza non sia mai cessata – erano drammatiche, ponendo l’interrogativo se il tessuto produttivo regionale sarebbe sopravvissuto. Ad alcuni mesi di distanza queste previsioni sembrano essere mutate: il clima di fiducia da parte degli imprenditori e dei cittadini è meno negativo rispetto a quanto programmato. In effetti, i dati congiunturali mostrano una ripartenza del Friuli Venezia Giulia più rapida che nel resto d’Italia. Ci si può chiedere a questo proposito se e come queste nuove previsioni considerino la ripresa dei contagi in autunno; e se tengano in conto la (difficile) situazione sanitaria in Slovenia e in Austria che a sua volta rischia di alterare la situazione del Nord Est italiano.

I dati provengono da un’indagine dell’Osservatorio Confcommercio Fvg curata da Format Research, effettuata su un campione di oltre 1500 imprese e cittadini residenti in Friuli Venezia Giulia che ha evidenziato un indice di fiducia nell’andamento economico di soli 5 punti (28 contro 33) al di sotto dell’indice di fiducia pre-Covid.
L’indagine è stata presentata ieri mattina nella sede della Camera di Commercio Pordenone-Udine dal direttore scientifico della società di ricerca, alla presenza anche dell’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini. Per quest’ultimo i risultati dell’indagine rappresentano una conferma dell’efficacia delle misure adottate dall’esecutivo regionale con le quali affrontare la pandemia sia dal punto di vista sanitario che con riguardo al contrasto agli effetti della crisi economica. Misure che sono state concertate con le categorie economiche e che per questo hanno trovato la miglior aderenza con le esigenze degli imprenditori.

La demografia delle imprese del terziario (51mila nel Fvg) registra in ogni caso un saldo negativo a giugno 2020 che è il più basso degli ultimi dieci anni. Sono state perse 507 imprese, di cui 173 a Udine, 146 a Trieste, 101 a Pordenone, 87 a Gorizia, più per la carenza di nuove aperture che per le chiusure definitive. Per contro, il dato relativo alla ripresa della liquidità delle imprese è attestato al 44 per cento entro la fine dell’anno, contro il 26 per cento a livello nazionale.

Quanto ai consumi, il calo più consistente riguarda quelli fuori casa (soprattutto ristorazione e alberghiero), fortemente depressi in Friuli Venezia Giulia dalla diffusione dello smart working che limita l’accesso alla spesa. Nel complesso, nel 2020 andranno persi 116 miliardi di euro in Italia e poco meno di 3 miliardi in Friuli Venezia Giulia. Pur in un contesto di crisi generalizzata, il calo dei consumi in regione (-12,2 per cento) si conferma meno pesante rispetto alla media del Nord Est (-13,3 per cento).

Il miglior posizionamento del Fvg rispetto alla media nazionale è dovuto anche alla gestione dell’emergenza, giudicata “efficace” nelle azioni a difesa della salute pubblica. È così per l’80% dei cittadini della regione. Il dato è ancor più accentuato nei territori delle ex province di Udine e Pordenone (rispettivamente 82 per cento e 81 per cento). Allo stesso modo, sono apprezzati i provvedimenti a sostegno dell’economia: lo conferma il 64 per cento dei cittadini, valore che sale al 74 per cento isolando gli imprenditori. Anche in questo caso, le valutazioni più elevate si registrano a Udine e Pordenone, meno a Trieste e Gorizia.