Governo e Coronavirus: tamponi molecolari e proposte criticabili

14.09.2020 – 11.36 – Tamponi molecolari per tutti gli italiani? La recente proposta di effettuare i tamponi molecolari a tutta la popolazione italiana lascia perplessi. Fare 60 milioni di tamponi molecolari a tutti gli italiani, considerato che attualmente si raggiungono con difficoltà i 100mila tamponi al giorno, comporterebbe, oltre a una serie di altri problemi, una inadeguatezza temporale nel completamento dell’iniziativa. Ammettendo infatti, in via puramente teorica, che si riescano ad eseguire con difficoltà diciamo 300mila tamponi al giorno per 182 giorni, significa che sarebbero necessari almeno 6 mesi; e, cosa più grave, non sarebbe affatto una foto epidemiologica puntuale della situazione, ma una procedura che, una volta conclusa, andrebbe appena rifatta per individuare quelli che sono divenuti positivi nei mesi successivi alla effettuazione del test. Non sono chiare neanche le conseguenze operative di questa rilevazione; certo non sarebbe ipotizzabile mettere in quarantena centinaia di migliaia di persone appena rilevata la positività. Inoltre questo programma richiederebbe un elevato impiego di personale sanitario dedicato, che verrebbe distolto da altri compiti; una costosa e appena da verificare disponibilità di reagenti, e un impiego quasi totale delle risorse dei laboratori di virologia in grado di processare i tamponi molecolari cosi raccolti. Sarebbe come vuotare uno stagno con un secchio: un’iniziativa non solo velleitaria, ma anche non significativa.

2 miliardi di mascherine, usa e getta, per uso scolastico: e lo smaltimento è un problema trascurato da tutti. Con oggi 14 settembre, più o meno, la scuola riparte in tutta Italia anche se in modo sfasato. Il Governo ha promesso di distribuire le mascherine chirurgiche a tutta la popolazione scolastica, stiamo parlando di circa 10 milioni di mascherine al giorno circa, che poi devono essere eliminate. La scelta è caduta sulle mascherine chirurgiche, in quanto usa e getta, rispetto a quelle in stoffa lavabili e riutilizzabili. Si può prevedere un consumo complessivo durante l’anno scolastico 2020-21, calcolato sui 200 giorni minimi previsti di lezione, vicino ai 2 miliardi di mascherine per una massa complessiva, avendo ognuna un peso di circa 4 grammi, stimabile in alcune migliaia di tonnellate. Il virus può persistere fino a 7 giorni sul tessuto delle mascherine chirurgiche. Il problema quindi non è soltanto questione di salvaguardia dell’ambiente, ma anche di un potenziale rischio sanitario indiretto.

Riduzione del periodo di quarantena: spunta l’ipotesi riduzione. Il Comitato tecnico si esprime negativamente, ma si valuta la possibilità di ridurre la quarantena da 14 a 10 giorni. In microbiologia e virologia il periodo di quarantena o isolamento domiciliare non è qualcosa che si discute o si contratta: non è un evento “democratico” che si allunga o accorcia a piacere ma è un periodo imposto dall’osservazione scientifica, ed è strettamente correlato al periodo di incubazione della malattia infettiva in questione. Se una malattia ha un tempo di incubazione rilevato e documentato di 5-8 giorni, con casi rilevati anche a 10 giorni di distanza, per il principio di massima precauzione la quarantena dovrà necessariamente essere più lunga, quindi i 14 giorni individuati fino ad ora sono assolutamente corretti. Si può ipotizzare di ridurlo a aumentarlo solo sulla base di evidenze di precisi studi specifici e multicentrici, validati ed incontrovertibili che modifichino quello che sappiamo a oggi. Ridurre la quarantena per ragioni sociali e economiche è un grave errore ed è contrario alla corretta prassi scientifica.  Si fa prima, allora, ad abolirla nel nome della convivenza obbligata con il virus e della ragion di Stato, lasciando perdere la scienza. Ultima considerazione, in forma di battuta: la Francia ha ridotto la quarantena a 7 giorni, e non risulta che il Coronavirus francese sia mutato rispetto a quello italiano o mondiale.

Fulvio Zorzut