Mobilità sostenibile, le associazioni ambientaliste bocciano il PUMS

13.09.2020 – 10.52 – Una città (im)mobile. Il giudizio delle associazioni ambientaliste triestine nei confronti del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) del Comune di Trieste “è estremamente negativo”. Otto associazioni cittadine hanno analizzato per un mese le 1600 pagine del piano volto a riformare la mobilità interna della città, concludendo che non recepisce le linee guida europee, presentando il profilo di un capoluogo che continua a scommettere sul trasporto via gomma anziché su ferro. Le associazioni in questione sono la FIAB Trieste, Tryeste, Legambiente, Zeno, Bora.La, SPIZ, Cammina Trieste e Aidia.

“Il PUMS adottato dalla Giunta Dipiazza – argomenta la rete di associazioni in un comunicato congiunto – presenta innanzitutto due gravi difetti: il primo è la totale assenza di obiettivi dichiarati, il secondo è che confonde incomprensibilmente le azioni da attuare con gli obiettivi del piano”.
Luca Mastropasqua, Presidente di FIAB Trieste Ulisse ha osservato che “è inaccettabile che nel PUMS presentato l’amministrazione non dichiari i propri obiettivi di mobilità sostenibile almeno in termini di riduzione di emissioni nocive derivanti dal traffico, conformemente agli accordi internazionale vigenti, che significa prevedere la diminuzione del 40% di emissioni di CO2 al 2030 come fatto per esempio nel PUMS del Comune di Bologna“.

Tra le proposte ritenute più controproducenti il progetto di collocare “parcheggi ‘cerniera’ attorno alla città per lasciarvi il mezzo privato, con notevole consumo di suolo, e allo stesso tempo si pianificano nuovi parcheggi al centro, vanificando la funzione della cerniera”.

La zona del Porto Vecchio, potenzialmente una “tabula rasa” sotto il profilo dell’urbanistica, rimane invece legata ai vecchi modelli degli anni anni Sessanta e Settanta con “una strada a scorrimento veloce di 4 corsie con tanto di turborotonda sulle Rive e 5 mega parcheggi al suo interno“. Quanto di più lontano dall’originaria vocazione ferroviaria del Porto che contava rotabili e binari per 40km di tracciato.

Le associazioni hanno anche rilevato che “non c’è il tram di Opicina, non si capisce se per dimenticanza o per scelta. Assente anche una proposta di moderno tram da Barcola a Campo Marzio e dalla Stazione Centrale a Muggia. Non viene preso in considerazione nessun collegamento di ferrovia suburbana per passeggeri come per esempio il progetto europeo Adria A relativo alla metropolitana leggera transfrontaliera circolare Trieste – Capodistria – Sesana – Gorizia – Monfalcone”.

Nell’ambito del Porto Vecchio, rimane però il progetto dell’ovovia, la quale “prevede che a causa del vento vi saranno 20 giorni all’anno di chiusura totale del servizio e 10 di chiusura parziale. Il costo di questa infrastruttura viene quantificato nel progetto preliminare in 44.782.000 euro per le opere e 3.300.000 euro all’anno per i costi di gestione”.

A questo proposito, la rete di associazioni ambientaliste ha osservato che “Un chilometro di tram costa tra i 10 e i 20 milioni a chilometro lineare. Con un investimento pari a quello dell’ovovia si potrebbe realizzare una linea moderna di tram che sia l’asse forte del rinnovato trasporto pubblico triestino“.

Le associazioni infine concludono con la richiesta “che il PUMS venga radicalmente rivisitato, alla luce di questi dati e analisi e coerentemente con quanto previsto dalle linee guida europee”.