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martedì, 25 Gennaio 2022

Quantitative Easing: uno strumento per stimolare le economie dell’Unione Europea

01.07.2020 – 10.09 – La sentenza, quella della Corte Costituzionale della Germania contraria al Quantitative Easing di Mario Draghi, che avrebbe potuto “spezzare l’Europa” e cambiare il futuro dell’Eurozona, non lo farà: con la decisione del parlamento tedesco di ritenere plausibile quanto presentato nella relazione della BCE stessa (che ha consentito l’accesso a documenti riservati). La Banca Centrale Europea ha soddisfatto, con il suo programma di stimolo all’economia, i requisiti di proporzionalità, quindi tutto rientra nei binari di normalità. Se ne parla molto spesso: cos’è il Quantitative Easing? Quando si verificano momenti di recessione economica, le banche centrali possono puntare su tutto un ventaglio di politiche economiche che vanno dall’austerità al Quantitative Easing stesso, introdotto nell’Unione Europea da Mario Draghi. Ad esempio, per affrontare la crisi del 2007 la BCE ha dapprima vagliato misure di rafforzamento della valuta ponendo vincoli di bilancio molto stringenti e, successivamente, dal 2015 ha rivoluzionato il sistema economico introducendo il nuovo strumento di politica monetaria.

Il Quantitative Easing (QE) significa letteralmente “alleggerimento quantitativo”, ed è il metodo con cui una banca centrale “crea moneta” e la immette nel sistema economico finanziario allo scopo di offrire sostegno agli investimenti. Tra il 2011 e il 2012 la Banca Centrale Europea ha destinato un piano di finanziamenti a lungo termine (prestiti di denaro con scadenza di 3 anni alle banche che ne avevano fatto richiesta) alle economie europee in crisi, ricevendo in cambio, come garanzia, i titoli di Stato dei paesi europei beneficiari, fra i quali l’Italia, permettendo il salvataggio di quelli più a rischio (e il nostro paese lo era). Le manovre utilizzate dalla BCE per “creare denaro” si attuano tramite alcune delle strategie di politica monetaria più diffuse, quali:

  • acquisto di titoli di Stato;
  • acquisto di obbligazioni sul mercato;
  • eliminazione dei “titoli tossici” mediante il loro acquisto;
  • tassi di interesse negativi sui prestiti.

In concreto, la BCE compra i titoli di Stato dei paesi facendo diminuire il loro numero sul mercato (aumento dell’offerta) e in compenso inietta liquidità nell’economia dello Stato beneficiario tramite le banche, che hanno più disponibilità per concedere maggiori mutui e prestiti: queste operazioni favoriscono un aumento dell’attività economica. Gli effetti del Quantitative Easing possono però essere sia positivi che negativi: se la BCE aumenta troppo velocemente l’acquisto dei titoli di Stato, l’effetto di queste misure (molto aggressive) potrebbe tradursi in una progressiva svalutazione della moneta del paese beneficiario, favorendo anche la crescita dell’inflazione. L’equilibrio è delicato e non sempre un aumento dell’inflazione è un fattore negativo, perché può evitare anche i rischi di gravi deflazioni, ancora più nocive per l’economia in particolare nel momento in cui si verificano in una condizione di stagnazione economica e crescita zero (anche in questo caso, il nostro paese è uno fra quelli in maggiore sofferenza). Il Quantitative Easing crea inoltre più liquidità all’interno del sistema economico: oltre a beneficiarne le banche, ne beneficia in maniera indiretta anche l’intera economia.

In conclusione, il Quantitative Easing è un sistema di politica monetaria di tipo espansivo; per molti economisti è addirittura da considerare ultra-espansiva, e si tratta di un metodo applicato, con diverse modalità, oltre che in Europa, in più parti del mondo, come il Giappone nel 2006 proprio per contrastare il rischio deflazione, negli Stati Uniti e nel Regno Unito nel 2008. Mario Draghi, con il Quantitative Easing europeo, ha salvato l’economia dell’Italia? Molti esperti del mondo economico e finanziario ritengono di si.

[c.a.]

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