OMS, “Il peggio deve ancora arrivare”? È un fatto; e il rischio maggiore non è il virus

02.07.2020 – 08.46 – È il titolo dei giornali degli ultimi due giorni: “Il peggio deve ancora arrivare”, così dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Veramente? Articoli, servizi televisivi, rilanci sui social network che alimentano la disperazione di chi commenta: “In Italia, è finita”. “Colpa degli incoscienti”; “Soprattutto dei giovani, non capiscono”. “Criminali”. Si finisce a litigare sugli autobus; qualcuno, a chi non indossa la mascherina, finisce per togliere il saluto, e qualcun altro a quel punto non la mette apposta. La paura strisciante di esser di nuovo rinchiusi a casa da un decreto del Presidente del Consiglio, motivazione ‘Coronavirus’, si respira ancora ogni giorno.

Eppure, si respira palpabilmente più quella, la paura dei DPCM, del virus stesso (che c’è, non è scomparso; ma per motivi che la scienza non ha ancora capito, non si fa più vivo). Siamo il 2 luglio, un mese pieno passato senza ormai nessun distanziamento che possa essere degno di venir definito serio (lo si mantiene solo nelle foto ufficiali), senza più mascherine (perché anche chi continua a metterle lo fa togliendone di stropicciate e poco pulite dalla tasca dopo esser sceso dall’auto, per quei minuti che servono a entrare e comprare un pacchetto di sigarette, tirando fuori il naso perché fa caldo; poi ci sono anche le scaldacollo e le paragomito), con i guanti dimenticati dopo il terzo giorno e anzi definiti ‘poco utili’, ‘potenzialmente dannosi’ . Dopo un mese, dicevamo, i picchi di nuovi contagi non ci sono stati (neppure uno), le terapie intensive sono vuote, si respira l’aria d’estate e di festa e le uniche vere tragedie che per ora si prospettano sono quella della scuola (se dovesse riaprire a banchi singoli nell’illusione di una formazione a distanza fatta con Zoom), dei bambini che non possono portare i loro giochi ai centri estivi, e del 13 per cento in meno di PIL (vera sostanza di una crisi che qualcuno, come le commesse dei negozi rimaste senza lavoro, ha già iniziato a percepire ma che sentiremo per davvero solo a fine anno). Ci sono stati i nuovi focolai in Germania, nei Balcani: sono tutti dovuti a situazioni particolari, alcune sorprendenti (come la fabbrica tedesca Tonnies, dove sono emerse condizioni di vita e turni di lavoratori immigrati tali da far pensare alla prima metà del secolo scorso) e altre, come le infezioni portate da chi viaggia lungo la Nuova Rotta Balcanica in condizioni umanitarie terribili, meno inattese.

Piuttosto che cercare di tranquillizzare, pur continuando a invitare alla prudenza, e parlare delle specificità, l’OMS alza però l’asticella e ci ricorda ancora una volta che dobbiamo vivere nel terrore di una seconda ondata? Parrebbe; e nuovamente, invece, la stampa italiana, di cui facciamo parte, manca il pallone da basket (più grande e più pesante di quello da calcio). Ci si chiede se noi giornalisti lo si faccia apposta; tema per altri contesti e discussioni – per oggi, restando sul pezzo possiamo cercare di riferire che cosa l’OMS, per bocca del suo direttore, Tedros Adhanom Ghebreyesus, abbia in effetti detto.
Il peggio deve ancora arrivare? Più precisamente, lunedì l’OMS ha detto questo: “Tutti vorremmo che questo finisse. Tutti vorremmo continuare con le nostre vite. Ma la dura realtà è che questa epidemia non è neppure vicina a essere finita. Sebbene in molte nazioni ci sia stato qualche progresso, globalmente la pandemia sta in realtà accelerando. Con 10 milioni di casi e mezzo milione di morti, a meno che non siano indirizzati i problemi che abbiamo già, nell’Organizzazione Mondiale della Sanità, identificato – la mancanza di unità nazionale e di solidarietà globale, e il mondo diviso che sta attualmente aiutando la diffusione del virus – il peggio deve ancora venire. Mi dispiace dirlo, ma in questo tipo d’ambiente e con queste condizioni, noi temiamo il peggio”. A questo, Tedros ha aggiunto la raccomandazione di seguire l’esempio della Germania, della Corea del Sud e del Giappone, che hanno mantenuto una rigorosa politica di test attraverso tamponi e tracciamento. Letta nel suo contesto e nel suo complesso e superati i 280 caratteri Twitter, la dichiarazione dell’OMS sembra avere un senso ben preciso e richiamare, oltre alla necessità di non sottovalutare l’evoluzione della pandemia, quella di collaborazione e solidarietà di fronte a un rischio che il virus mette a nudo, ma che non è il solo virus stesso; pensando in primo luogo ai paesi più deboli. E non pare tanto diversa da quanto Ghebreyesus ha già detto in gennaio, in febbraio, in marzo…

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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