Coronavirus e ChAdOx1, il vaccino di Oxford che è efficace. Vaccinazione obbligatoria?

21.07.2020 – 14.55 – ChAdOx1, il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford assieme alla società anglo-svedese AstraZeneca, è risultato efficace dopo le prime sperimentazioni, è diventato di colpo uno dei protagonisti della scena Covid-19, ed ha già iniziato a essere sperimentato in seconda e terza fase nel Regno Unito, in Brasile e in Sud Africa. È un passo avanti molto significativo, che non anticipa di molto le previsioni già fatte su una reale disponibilità nel primo semestre del 2021 ma aumenta le speranze di avere effettivamente, e presto, qualcosa di efficace nella prevenzione della malattia, per quanto la vaccinazione sembri garantire per ora una protezione di breve durata.

AZD1222 o ChAdOx1, così si chiama il vaccino di Oxford basato proprio sull’adenovirus ChAdOx1 dei macachi, è stato confermato come sicuro e in grado di produrre anticorpi e linfociti T, fondamentali nella lotta alla malattia come risposta immunitaria: i risultati sono stati pubblicati ieri sulla prestigiosa rivista medica Lancet. Il Coronavirus Sars-CoV-2 viene dagli animali, e il vaccino AZD1222 è stato realizzato proprio a partire da un virus del mondo animale artificialmente alterato attraverso l’ingegneria genetica: è il virus che causa il raffreddore con rischio di polmonite nelle scimmie Rhesus, i macachi, animale vicinissimo all’uomo, e proprio nelle scimmie è avvenuta la prima sperimentazione. La modifica genetica alla quale il virus è stato sottoposto blocca la possibilità di provocare infezioni nell’uomo e imita il Coronavirus Sars-CoV-2 stesso, inducendo la risposta immunitaria secondo il principio classico nella vaccinazione. Nel corso della prima fase di sperimentazione sull’uomo, 1100 partecipanti volontari sono stati coinvolti in più località del Regno Unito, e il 22 maggio l’Università di Oxford già aveva annunciato un primo successo di 1000 immunizzazioni, alle quali è seguita una fase di verifica: da qui le speranze di avere i risultati finali delle sperimentazioni già a settembre, e una prima distribuzione entro l’anno o addirittura in ottobre. Non da subito in tutta Europa, perché ciascuna nazione dovrà a sua volta successivamente verificare, acquistare il vaccino e distribuirlo.

AstraZeneca, la società che assieme all’Università di Oxford ha realizzato il vaccino, potrebbe essere in grado di produrlo presto su larga scala e ha già firmato accordi per la produzione di 400 milioni di dosi per gli Stati Uniti e 100 milioni di dosi per il Regno Unito, posto che la sperimentazione finale abbia successo. Oltre a ChAdOx1, più di venti potenziali vaccini, in tutto il mondo, stanno venendo sperimentati sull’uomo, e almeno 160 sono nelle fasi iniziali di sviluppo; uno sforzo senza precedenti e, fino ad ora, il vaccino di Oxford si sta dimostrando come il più promettente e proteggerebbe con efficacia la popolazione, soprattutto gli anziani e i soggetti portatori di altre malattie, inclusi gli immunodepressi, conferendo protezione per almeno sei mesi. Anche se non si tratta di una protezione definitiva, essa ridurrebbe ulteriormente la possibilità di trasmissione del virus, rendendo più facile l’insorgenza dell’’immunità di gregge’ che potrebbe essere legata, più che agli anticorpi, secondo gli ultimi studi proprio ai linfociti T.

Più paesi e più governi, fra cui quello italiano, hanno indicato la disponibilità di un vaccino come unica condizione in grado di far tornare alla normalità i viaggi, i commerci, il turismo e le economie, fortemente danneggiate dalla pandemia a livello globale e rivelatesi fragilissime; tanto che la ripresa, stando a quando calcolato dagli analisti finanziari, non sarà purtroppo a ‘V’, ovvero non si rimbalzerà subito contrariamente a quanto si pensava e non si tornerà alla normalità già a metà anno prossimo ma la crisi, che per l’Italia vuol dire fra il 10 e il 13 per cento in meno di PIL al quale va aggiunto il maggior debito che il paese dovrà sostenere con le altre nazioni, si protrarrà forse per quattro, cinque anni. Si tratta di oltre un 30 per cento di differenza e di maggior povertà rispetto agli anni prima, con oltre un milione di posti di lavoro a rischio nell’ipotesi più ottimistica e il doppio in quella peggiore.
Il vaccino sperimentale, almeno in questa prima fase, si è rivelato efficace nel 90 per cento dei casi con una sola somministrazione e nel 100 per cento con due, e non si è dimostrato privo di effetti collaterali in una parte di soggetti ma gli stessi si sono limitati ai sintomi tipici dell’influenza: febbre, dolori muscolari, mal di testa e a volte nausea, che hanno potuto essere trattati con farmaci come il paracetamolo senza conseguenze più serie. Resta da capire, una volta che il vaccino sarà stato dichiarato sicuro e distribuibile in massa, come affrontare il problema ‘vaccinazione’: il cinquanta per cento degli italiani si è già dichiarato infatti, fra Social e sondaggi, contrario a una vaccinazione volontaria in massa.

[r.s.]