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martedì, 4 Ottobre 2022

Coronavirus, 7 positività a Trieste ma nessun paziente in terapia intensiva. Preoccupano confini e Rotta Balcanica

03.07.2020 – 20.55 – Sono sette (tre nello stesso nucleo familiare e quattro nell’ambiente di lavoro, legato al settore dell’export) i nuovi casi di Covid-19 a Trieste, dove nessun paziente è attualmente in cura in terapia intensiva mentre i ricoverati in altri reparti sono sei, senza nessun nuovo decesso. Lo ha comunicato nel tardo pomeriggio il vicegovernatore con delega alla Salute e Protezione civile, Riccardo Riccardi, al termine di una giornata nella quale l’ipotesi di nuove restrizioni in Veneto, dovute ai focolai di Verona, si è fatta più consistente dopo le dichiarazioni del suo presidente, Luca Zaia.

I nuovi contagi di Verona e quelli di Trieste sembrano seguire la stessa dinamica, e provenire dai Balcani, portati da persone rientranti da viaggi di lavoro (rispettivamente in Serbia e in Bosnia); per quanto il livello allarme, nonostante Zaia abbia parlato di necessità di misure che consentano il ‘ricovero coatto’ e fatto riferimento a un fattore RT tornato a 1,6 (ogni persona, quindi, ne infetterebbe una e mezza), identifichi comunque una percentuale di popolazione esposta alla malattia estremamente bassa – pari al solo 0,00016 per cento in un Veneto di 4milioni 900mila abitanti (dove i ricoverati in terapia intensiva sono oggi 8), si è comunque in presenza di un’epidemia non ancora completamente sconfitta, e non è una sorpresa. Il vicegovernatore Riccardi, che a seguito dell’ultimo caso a Trieste ha confermato l’avvio di un’azione capillare di tracciamento con tamponi: quasi tutte le nuove positività sono asintomatiche, potrebbero non risolversi in malattia o infettività e si resta ora in attesa delle indagini. “L’ipotesi della provenienza da oltre confine”, ha spiegato Riccardi, “ripropone una questione che solleviamo da tempo, confermata nei casi registrati in questi ultimi giorni. La sorveglianza sanitaria non può essere diversa tra gli Stati e di fronte a questi fenomeni che stanno emergendo si ripropone il problema di conoscere le condizioni di salute di coloro che, provenendo da zone in cui i contagi stanno salendo, dovrebbero avere lo stesso livello di controlli. Da qui anche la preoccupazione, più volte rimarcata dall’amministrazione regionale, del passaggio di persone senza alcun controllo sulla Rotta Balcanica. Si tratta di un problema che poniamo ancora da febbraio, ben prima di entrare nel lockdown”.

[c.s.]

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