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mercoledì, 10 Agosto 2022

CasaPound e i benzinai: “La loro attività è ridotta dell’85 per cento”

17.07.2020 – 17.50 – Azione di CasaPound in numerose località italiane con volantini di solidarietà affissi presso i distributori di benzina e cartonati a grandezza d’uomo davanti alle sedi di Confcommercio per denunciare la crisi in cui, così la formazione politica nella sua nota alla stampa, versa la categoria dei benzinai. “Tra le tante categorie penalizzate dal Covid-19”, spiega il movimento, “quella dei benzinai rientra tra le più in difficoltà: se già prima della pandemia versava in una crisi senza fine, oggi nonostante i vari proclami politici di aiuto, viene sistematicamente dimenticata dallo Stato. Nonostante un’attività ridotta dell’85 per cento e l’assenza di protezioni sanitarie ed economiche adeguate”, prosegue la nota, “i benzinai hanno comunque garantito il servizio di rifornimento alla nazione, ma per poter essere ascoltati sono stati costretti a fine marzo a minacciare uno sciopero che avrebbe avuto ripercussioni enormi sulla viabilità nazionale. Per questo riteniamo inaccettabile che il governo continui a non adottare misure di sussidio sia per la categoria, sia per automobilisti e autotrasportatori, che nonostante il crollo del prezzo del greggio hanno visto calare in maniera impercettibile il prezzo di benzina e diesel. Per non parlare”, prosegue CasaPound, “delle zone di confine del Paese, dove i gestori delle pompe di benzina locali hanno dovuto confrontarsi ad armi impari con i prezzi proposti dagli Stati confinanti, più bassi di 30/40 centesimi al litro, come nel caso di Austria e Slovenia. Una differenza dettata soprattutto dalla presenza sulla benzina ‘italiana’ di imposte nettamente maggiori rispetto al resto d’Europa e di accise che non avrebbero ormai più motivo d’essere applicate, perché decadute le ragioni della loro introduzione: basti pensare ad esempio a quelle per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935. CasaPound Italia è già intervenuta sulla questione in Friuli Venezia Giulia, chiedendo prontamente che la Regione introduca dei meccanismi che regolino lo sconto sulla base del prezzo fatto dalla Slovenia, oppure istituendo una zona economica speciale che aiuti a mantenere in Italia quei soldi che verrebbero altrimenti spesi, oltre che per la benzina, anche per acquistare spesa e tabacchi oltre confine, facendo perdere introiti allo Stato per 100 milioni di euro all’anno”.

[c.s.]

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