Psicodramma e Playback Theatre

28.07.2020 – 18:00 – Questo articolo è dedicato a tutti coloro che sono curiosi di conoscere un po’ più da vicino lo Psicodramma e il Playback Theatre. Per farlo ho voluto intervistare una psicologa giovane ma molto dinamica e attiva che ho conosciuto durante il lockdown. Durante questo periodo (febbraio-maggio) molti psicologi, psicoterapeuti, psicodrammatisti si sono attivati e hanno offerto gratuitamente il loro supporto. Io me ne sono avvalsa, anche perché come docente, lo confesso, ho vissuto un periodo non molto facile. La didattica a distanza mi ha messo a dura prova, ma grazie ad alcuni gruppi di supporto mi sono potuta confrontare e ho ricevuto un validissimo sostegno che mi ha traghettato fino alla fine dell’anno scolastico e credo che, alla ripresa del nuovo anno, continuerò ad attingere alla forza indiscussa di questi metodi d’azione.

Giovanna Ferella è una specializzanda in psicoterapia psicodrammatica profondamente innamorata del playback theatre, scoperto quasi per caso nel lontano 2010.
Giovanna: fin da subito sono rimasta affascinata dal playback theatre perché intravedevo la grande potenzialità del metodo nel facilitare l’espressione di sè dei partecipanti ma anche la fatica richiesta nel mettersi in gioco. Gli attori restituiscono sulla scena, improvvisando, i vissuti emotivi dando la possibilità di vedere la storia da un altro punto di vista, con occhi diversi. E chi assiste alla messa in scena si sente accolto, ascoltato, visto e rispecchiato in modo rispettoso. In altre parole il playback fa entrare le persone in contatto profondo con sè avvicinandole agli altri, respirandone l’essenza.
Quando mi accorsi di quanto il playback potesse “fare bene” anche e soprattutto agli adulti, confrontandomi con la comunità professionale e continuando a formarmi, l’ho portato, insieme all’arte terapia e ai metodi d’azione, nelle diverse realtà con cui, negli anni, ho collaborato.

Nel 2017, visto che il playback theatre non “mi bastava più” ho deciso di iscrivermi alla Scuola di Psicoterapia Psicodrammatica di Brescia, anche per completare la mia formazione come psicoterapeuta ed è cominciata per me un’altra avvincente avventura.
Lo psicodramma non solo mi consente di lavorare con i gruppi accompagnandone i processi di presa di consapevolezza e cambiamento, ma è un ottimo strumento anche nella clinica e, dati i recenti sviluppi, anche nella terapia individuale. 

Psicodramma e Playbacktheatre: la stanza con l’assetto per i lavori di gruppo
Psicodramma e Playbacktheatre:
la stanza con l’assetto per i lavori di gruppo

 

Uno studio che dura tutta la vita. C’è qualche cosa che non rifaresti?
G:
Rifarei tutto perché amo il mio lavoro e la mia professione e, con i metodi d’azione, playback theatre, arte terapia e psicodramma ho trovato la modalità a me più congeniale per supportare i singoli e i gruppi nell’esplorazione di sè e nella ricerca del benessere. Il corpo, l’azione e i prodotti artistici raccontano di noi più di quanto possano fare le parole e attivano processi di cambiamento profondo.

Non possiamo non chiudere questa breve chiacchierata chiedendoti quali segni ha lasciato su di te il lockdown?
G: dal coronavirus esco con moltissime consapevolezze in più.
Non ho patito il lockdown in quanto mi ha concesso tempo per fermarmi, riflettere, sperimentare in maniera creativa come continuare a seguire pazienti in carico e gruppi, grazie alle formule online. Ho però potuto constatare che le esperienze individuali sono state davvero differenti e, come professionista sanitaria, mi sono presa cura di chi è stato maggiormente coinvolto dall’emergenza, di chi ha perso persone care, di chi ha avuto grandi problemi economici e di quelli che hanno sperimentato vissuti personali che hanno riaperto ferite importanti. Dall’inizio dell’emergenza ho cominciato a lavorare online, anche grazie al fatto che la mia Scuola di Psicoterapia si è “trasferita” subito su zoom ed è stato un gran supporto per trovare strategie condivise ed efficaci nel seguire pazienti e gruppi in questa modalità differente. Ero inizialmente scettica ma dopo un po’ di studio e ricerca e tanta sperimentazione ho trovato davvero efficace il lavoro a distanza con modalità psicodrammatiche e playback theatre. 

Riguardo la tua vita privata? Riesci a conciliarla con il lavoro?
G: negli anni ho imparato e sto ancora imparando a metter confini e ritagliarmi tempo per me e i miei affetti. Ora ho chiaro che il tempo per ricaricarsi, prendersi cura di sè e delle relazioni con le persone che amiamo sia essenziale, oltre che per il proprio benessere, anche per lavorare meglio.

Questo è l’augurio che regalo a chi ci legge, nella speranza che ognuno possa godersi questa estate che, per quanto particolare, sia di ristoro rispetto ai difficili mesi trascorsi e a ciò che ci attenderà in autunno, con la ripresa delle attività.

Dott.ssa Giovanna Ferella – Psicologa, N° 7095 Ordine Psicologi Piemonte, Tel. +39 3404762573, [email protected]