Il turismo in Croazia è low cost e inferiore alle stime: il 40% del 2019

13.07.2020 – 08.00 – La Croazia torna a popolarsi di turisti: ma provengono da nazioni con un alto tasso d’infezioni da Coronavirus, sono low cost e spendono assai poco nei ristoranti e nei negozi.
Questo il quadro che si va disegnando dei primi mesi estivi, tra giugno e luglio, in Croazia.
La nazione ha aperto al turismo dagli Stati Uniti e dalla Russia, sebbene rimanga una certa confusione se accanto alla dichiarazione di avere una prenotazione alberghiera e aver sottoscritto il form online “EnterCroatia” sia anche richiesto di avere un test Covid-19 negativo delle ultime 48 ore da presentare onde evitare l’auto reclusione di 14 giorni.
Non sembrava essere questo il caso, ma lo stesso sito ufficiale per il turismo croato è stato aggiornato in questi ultimi giorni, chiarendo come l’isolamento fiduciario per i paesi terzi, come per gli stessi USA, sia obbligatorio:

These passengers may enter Croatia without the obligation of self-isolation upon presentation of a negative PCR test of the nose and pharynx for SARS-CoV-2, not older than 48 hours (starting from the time of taking the swab until arrival at the border crossing), or with the obligation of 14 days quarantine/self-isolation if they do not have a negative PCR test.

Occorre però domandarsi chi supervisionerà questo periodo di isolamento e se davvero ciò verrà osservato dal turista ansioso di visitare il paese. Questa “novità” è stata introdotta all’interno del nuovo pacchetto di misure volto a controllare i contagi avvenuti negli ultimi giorni; dalle mascherine nei negozi e sui trasporti pubblici, ai test Covid-19 negativi nei confronti dei visitatori dai paesi terzi, con gli acclusi malumori, in primis dalla Serbia.
Sebbene le regole siano già state aggirate dai turisti americani su yacht, stando al giornale Forbes, è lecito immaginare come molti statunitensi rinunceranno anche a causa delle difficoltà nei voli, considerando il divieto “consigliato” dall’Unione Europea nei confronti degli americani.

Turisti però sembrano esserci, sebbene in numero inferiore agli anni precedenti: i dati del sistema eVisitor hanno registrato 500.000 visitatori; in massiccia parte provenienti dai paesi dell’Europa centro-orientale. I turisti provengono per lo più da Slovenia, Repubblica Ceca, Polonia, Austria, Germania, Slovacchia e Ungheria.
Numeri impressionanti, se posti a confronto con i risultati delle vicine nazioni europee; eppure stando alle prime stile comparabili ad appena il 40% delle visite turistiche nel 2019.
Sebbene le lunghe code – addirittura tre ore lo scorso weekend, in Istria – sembrano far pensare a un successo turistico, occorre anche domandarsi quale sia la classe sociale e il budget di questi visitatori. La Croazia, meta tradizionalmente low cost, è stata adocchiata dalle famiglie e dai turisti che hanno meno da spendere che in patria, complice l’aumento dei prezzi seguito alla recessione; pertanto il turismo in Croazia quest’anno è parsimonioso, teso a evitare gli eccessi e gli sprechi. Stando alle testimonianze dei giornali locali, i negozi dei souvenir vengono disertati, i ristoranti registrano il tutto esaurito solo nei weekend.

La Croazia aveva registrato nel 2018 un rapporto tra entrate derivanti dal turismo e Prodotto Interno Lordo pari al 18.4% trasformandolo nel primo paese in Europa per afflusso turistico; persino l’Italia, che strombazza da anni come il turismo sia una delle colonne fondamentali del paese, ha un rapporto pari a solo il 2,4%. Quest’anno doveva segnare una svolta storica, perché accanto alla consueta attrattiva balneare, la Croazia aveva investito molto nella nomina di Rijeka/Fiume quale Capitale europea della cultura 2020. Non rimane dunque che aspettare per constatare se la strategia croata riuscirà a conservare il tessuto economico, senza nel frattempo distruggere quello sanitario; un equilibrio tradizionalmente difficile da raggiungere.