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lunedì, 8 Agosto 2022

San Giusto, scoperto il busto di monsignor Santin, vescovo di Trieste

29.6.2020 – 20:30 – Si è tenuta quest’oggi, dinanzi all’entrata principale della Cattedrale di San Giusto, sull’omonimo colle, nel capoluogo giuliano, lo scoprimento del busto comemorativo dedicato a Monsignor Antonio Santin, Vescovo di Trieste e Capodistria dal 1938 al 1975. “Lo scoprimento e la benedizione del busto di monsignor Santin sulla facciata della cattedrale di San Giusto è un momento di grande emozione per me e per tutta la città di Trieste. Santin rappresenta un simbolo per le nostre terre e celebrarne la memoria significa comprenderne il valore e tenerne alto il ricordo”. Lo ha affermato l’assessore regionale Pierpaolo Roberti intervenendo alla cerimonia a memoria del grande Vescovo, ”Defensor Civitatis”, alla quale ha presenziato, tra gli altri, anche l’assessore regionale Fabio Scoccimarro.

Il busto, opera dello scultore Marcello Mascherini, fuso presso la fonderia Railz di Moimacco, è stato collocato su mensola in pietra d’Aurisina. I lavori, coordinati dall’architetto Eugenio Meli ed eseguiti dalla ditta ”Rosso Costruzioni”, sono stati concordati con la Soprintendenza che ha seguito la progettazione e i lavori attraverso l’architetto Francesco Crecich.

“Nato nella italianissima Rovigno in Istria nel 1895, Santin divenne vescovo delle Diocesi unite di Trieste e Capodistria nel 1938 – ha ricordato Roberti -; visse alcune delle pagine più difficili della storia, tra guerre e occupazione jugoslava, vivendo soprattutto l’esodo, il dramma delle Foibe e il terrore della pulizia etnica. Fu faro per tanti istriani all’interno di una storia che ha riservato a Trieste nel XX secolo drammatiche vicende”. Roberti ha poi ricordato il voto di monsignor Santin alla Madonna nel 1945 per la salvezza della città minacciata di distruzione a causa degli eventi bellici “da quel voto – ha sottolineato Roberti – nacque il progetto del Santuario Mariano di Monte Grisa visitato nel 1992 da San Giovanni Paolo II, santuario oggi amorevolmente custodito da Don Moro“.

 

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