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lunedì, 8 Agosto 2022

Coronavirus, che cosa accade davvero in Germania? C’è rischio?

25.06.2020 – 11.13 – Il clima estivo e le considerazioni legate al fatto che il Covid-19 non sia stato sconfitto, ma sia ora meno temibile grazie al distanziamento (su cui si è abbassata la guardia) e al caldo, fatte da Andrea Crisanti (direttore di virologia e microbiologia dell’Università di Padova), o che in Italia, in autunno, potrebbe accadere la stessa cosa che sta accadendo ora in Germania soprattutto per responsabilità dei giovani (dichiarazioni fatte ieri da Walter Ricciardi, consigliere del Ministero per la salute), più che rischiare di acuire la già forte frattura nei rapporti fra generazioni portata dal Coronavirus non sembrano apportare valore alla comprensione della possibile situazione futura. Quella tedesca dello stabilimento Tonnies, e di altre industrie simili, è una situazione piuttosto precisa che ha portato alla luce condizioni di lavoro e di vita di addetti immigrati in Germania dalla Bulgaria e dalla Romania che lasciano a bocca aperta. Ma da un punto di vista sociale, del quale quello epidemiologico diventa un risvolto: quaranta o cinquanta persone al chiuso assieme in un appartamento, in complessi urbani fatti di edifici-dormitorio, senza nessuna possibilità di distanziamento o rispetto delle norme igieniche basilari. Turni di lavoro massacranti, misure di sicurezza completamente disattese, probabilmente sistemi di ventilazione rimasti attivi, all’interno dell’azienda, senza sanificazione; situazioni sulle quali sta indagando la magistratura e su cui ci sono state interrogazioni nel parlamento tedesco.

Che cosa sta accadendo in Germania? La preoccupazione principale del governo tedesco è la situazione di Guetersloh e dei distretti vicini di Warendorf e Hamm, legata proprio al focolaio nello stabilimento Tonnies di lavorazione della carne. Ad aver fatto quasi sfuggire di mano il controllo dell’epidemia nel distretto tedesco (che ha dovuto ripristinare un parziale lockdown da ieri fino alla fine del mese di giugno), sono più di mille casi di positività al Sars-CoV-2 rilevati fra i dipendenti della fabbrica, che è temporaneamente chiuso dal 18 giugno scorso (presumibilmente fino a metà agosto), con quarantena imposta. Per combattere il focolaio originatosi nello stabilimento Tonnies sono stati immediatamente messi a disposizione test gratuiti per tutti i richiedenti; se c’è una lezione, ulteriore che l’emergenza di Guetersloh porta è che il virus può colpire le fasce più disagiate della popolazione, in particolare quella composta da immigrati, non necessariamente arrivati via mare. Gli altri due focolari che preoccupano la Germania, ma molto meno in quanto si tratta di situazioni localizzate e circoscritte, sono quelli di Gottinga (nella Bassa Sassonia) e di Berlino: a Neukolln sono stati colpiti dall’epidemia i membri di una comunità religiosa abituata a condividere in comunità gli ambienti e gli appartamenti, molti dei quali piccoli.

Norme igieniche di base come il lavaggio frequente delle mani, il monitoraggio costante con test estesi alla popolazione e situazioni sociali da tenere sotto osservazione come fattori primari, quindi; ancora una volta niente di diverso dalle raccomandazioni dell’OMS di gennaio. Tutto questo senza che cambi il comportamento del virus stesso: l’età media delle persone che purtroppo muoiono di Covid-19 rimane molto alta, in Germania, l’86 per cento delle morti si è verificato nella fascia sopra i 70 anni, con solo 3 morti fra i ventenni: 3 giovani che avevano condizioni mediche già preesistenti. Per quanto riguarda la temperatura, non c’è ancora prova scientifica che la soglia dei 25 gradi contribuisca a ridurre la possibilità d’infezione, e non in tutto il mondo è estate. La capacità del virus di ‘aggredire’ sembra essersi ridotta da sola, e per motivi non ancora compresi.

[r.s.]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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