Arte, Storia e Passione: la meraviglia dello Studio Psacaropulo

21.06.2020 – 07.30 – Centinaia di tele, varie opere su carta, più di 2.000 volumi raccolti in una vita: uno studio che non mostra solo le eccellenti doti pittoriche di Alice Psacaropulo, ma che racconta la storia di una classica famiglia triestina.
Ne abbiamo parlato con Michele Casaccia, nipote dell’artista, nonché promotore dell’iniziativa.
“Come ogni archivio che si rispetti e che, per costituzione, ha il delicato compito di illuminare un dominio fisico da una luce concettuale – esordisce Casaccia – lo Studio Psacaropulo nasce da un lato per valorizzare e promuovere la memoria di Alice Psacaropulo, dall’altro per tutelare tutta la componente materiale della sua produzione e preservare l’appartamento dove si trova il suo atelier, nella splendida villa neoclassica posta sulla rive gauche (scendendo) di Via Commerciale”.

Una doppia esigenza che si traduce in un doppio tipo di fruizione. “Il mio interesse è anzitutto quello di garantire e favorire la ricerca, quindi assicurare agli specialisti di poter raggiungere lo Studio e consultare liberamente tutto il materiale storico e artistico presente. Per permettere ciò, la parte più consistente del lavoro iniziale sarà quello di catalogare e digitalizzare il materiale presente, in modo da creare un vero e proprio fondo. Dopodiché, per sostenere questa ed altre attività, lo Studio desidera aprire le proprie porte anche ad un pubblico di non addetti, di appassionati legati a quello che oggi viene chiamato turismo esperienziale, e organizzare visite guidate. In ogni caso, sto ultimando la costituzione di un Comitato Scientifico che sarà in grado di guidare la politica culturale dello Studio con l’autorevolezza necessaria”.

Alice Psacaropulo è stata certamente una delle presenze più rilevanti dell’arte triestina del Novecento. Con un’attività artistica che copre più di settant’anni, la sua figura rappresenta un vero e proprio filo rosso tra le varie generazioni. Il suo battesimo artistico fu la Biennale del 1948 che, dopo il terribile conflitto mondiale, aveva avuto quindi il compito di ricostruire il panorama artistico delle post avanguardie. “La cosa notevole – continua il curatore dello Studio – è che dei circa 700 partecipanti a quella Biennale solo 40 furono le donne, e tra queste ci sono nomi davvero importanti come quello di Leonor Fini, Eva Fischer o Carol Rama.

Stupisce meno allora che, in una mostra cruciale per Trieste come quella del 1953 presso la nuova sede dell’Università di Trieste, mostra alla quale era stata invitata la crème de la crème dell’arte italiana dell’epoca (da Vedova a Santomaso), l’unica donna a parteciparvi fu proprio Alice Psacaropulo”. Questa poca presenza femminile è indice, nonché specchio, di una società lontana da quella di oggi, e che mostra con evidenza la tenacia, il rigore e il percorso di emancipazione attuato dall’artista triestina. La storia di Alice dunque non si limita alla sua produzione artistica, ma fa da baluardo dell’indipendenza femminile che nel tempo ha cercato sempre più di farsi spazio.

“Su questo aspetto mi vedo costretto ad insistere perché, anche guardando all’impegno nell’insegnamento o nel sociale (con per esempio la fondazione della Montessori o quella del Soroptimist), credo che in un modo o nell’altro l’emancipazione femminile sia stata combattuta anche da figure come quella di mia nonna”. Ma lo Studio non si limiterà a raccontare soltanto di lei, ma dell’intera famiglia Psacaropulo. “La nostra storia è, in piccolo, un po’ la storia di Trieste: un famiglia originaria della Grecia, che si lega ad una italiana di origini siciliane, entrambe giunte qui per motivi commerciali”.

Una storia di migrazioni, di multiculturalità, che rappresenta il caratteristico crogiolo etnico tipicamente triestino. E a proposito di multiculturalità, Casaccia rilancia: “Lo Studio è pensato per essere una galleria, perché non ci sono solo i quadri di mia nonna, ma anche quelli di molti artisti da lei conosciuti in vita.
Uno spazio che sarà dedicato alla condivisione, che potrà ospitare anche esposizioni contemporanee di altri artisti, ma anche conferenze, laboratori e piccoli eventi culturali”.