Friuli Venezia Giulia, tatuatori in rivolta: “Categoria dimenticata”

02.05.2020 – 13.15 – In Italia il 12,8% della popolazione ha una qualche forma di tatuaggio permanente; numeri ingenti, perché equivalgono a 7 milioni di persone. La maggior parte dei tatuaggi viene effettuata per ragioni estetiche, ma c’è chi li sceglie per ragioni mediche, onde coprire le cicatrici di incidenti e/o di complicate operazioni chirurgiche.
L’International Tattoo Expo di Trieste, in quest’ambito, ha ormai dimostrato di saper attirare tatuatori professionisti da ogni parte del globo: dal Messico, all’Australia, agli Stati Uniti. L’edizione del 2019 aveva raccolto oltre 500 ingressi nella prima ora di apertura, segnalando così un forte interesse. Un peso economico a cui non corrisponde un’attenzione altrettanto adeguata dalle istituzioni; basti considerare i casi controversi di esclusione durante i concorsi statali.

In quest’ambito il lockdown e la conseguente recessione hanno colpito anche i tatuatori, i quali non sono stati riconosciuti come categoria nelle riaperture previste a maggio. Si fa portavoce di questo sentimento la sezione del Friuli Venezia Giulia tramite Carlo Bonci, presidente dell’Associazione Tattoo Crew di Aviano (Pordenone) e referente locale dell’Associazione Nazionale Tatuatori. Bonci ha mandato una lettera al governatore della Regione, Massimiliano Fedriga, evidenziando le difficoltà di una “categoria dimenticata“.
Seguirà, sulla scia di ristoratori e piccoli commercianti, un flashmob di protesta fissato per il 6 maggio, con una riapertura simbolica dei propri locali.
Il titolo, “Siamo aperti perché nessuno ha disposto la nostra chiusura!”, è significativo in tal senso. Bonci ha ricordato nella lettera come i tatuatori non siano ancora riconosciuti come una categoria professionale: non hanno un loro albo, né sono stati inseriti tra le riaperture.