Coronavirus e termoscanner: hai la febbre o no? Affidabilità, questa sconosciuta

30.05.2020 – 12.17 – Nel ‘ritorno al futuro’ della nostra fase 3 post Covid-19, dove ciascuno ha una propria narrazione delle cose che accadono (e per futuro immaginiamo un giorno in cui potremo di nuovo sdraiarci sul telo da spiaggia vicino ai nostro amici con una pizza e una chitarra, o fare shopping con la fidanzata senza dover indossare per finta una mascherina, o dedicarsi alla spesa al supermercato senza le code), vi sarà già capitata l’avventura di venir sottoposti al vaglio di un misuratore di temperatura impugnato da un addetto più o meno zelante e contento, e di esser stati lasciati passare con un segno d’indifferenza o amichevole assenso, o piuttosto rimandati indietro perché ‘avete la febbre’. È la ‘prassi da termoscanner’, nuovo oggetto tecnologico del quale i gestori d’esercizio o i responsabili d’azienda vi illustrano volentieri l’affidabilità, spiegandovi che così si potrà stare più tranquilli: ‘per la vostra sicurezza’ è diventata ormai una frase virale.

Gli esperti del settore tecnologico interessato, però, danno opinioni molto meno tranquillizzanti. Chi si occupa seriamente d’industria e di sensori sta cercando di dissuadere i clienti dalla corsa all’acquisto di telecamere e scanner di temperatura da utilizzare poi come sensori medici, e il motivo è semplice: la larghissima parte di quello che il mercato propone (a costi sostenibili che siano fuori da budget scientifici o militari) non è stata progettata per l’uso al quale si vorrebbe ora ricorrere. Quella ai termoscanner è una corsa al rimedio, allo strumento che, messo in bella vista, possa rassicurare il pubblico: uno scanner dovrebbe misurare in modo affidabile la temperatura corporea di una persona all’ingresso, senza contatto fisico, e questo dato può essere poi usato per stimare se ha la febbre o meno. E la febbre può essere uno dei segnali della presenza di virus Covid-19 (ma anche di un’allergia stagionale forte, o di un ciclo mestruale più complesso del solito). E così, nella fretta di comprare lo scanner, si finisce per non rendersi ben conto delle limitazioni che gli strumenti hanno.

Per farla breve, il difetto principale di un termoscanner (il ‘termometro a pistola’; ma può essere anche una telecamera con seduto dietro un operatore, che sta un po’ più in là e vi osserva) è quello di non essere in grado di rilevare infezioni. Il nostro corpo è una meravigliosa macchina di termoregolazione: solo 1 grado in più o in meno di temperatura corporea interna è sufficiente a farci stare poco bene, mentre possiamo sopportare senza difficoltà escursioni termiche esterne di molte decine di gradi. Anche se i termoscanner possono misurare temperature elevate sulla pelle, non sono sufficientemente precisi, o intelligenti se vogliamo, da distinguere fra la febbre e qualcos’altro. Il calore della nostra pelle è, molte volte, diverso dalla nostra temperatura corporea: le persone con corporatura più robusta e pelle più chiara, magari rimasta esposta al sole un po’ più del normale, o il viso di chi è stato seduto in auto a temperatura più alta del normale (d’estate, ad esempio), o addirittura riflessi di luce provenienti da altre parti (anche da un vetro di un vicino palazzo), possono far scattare l’allarme dei sensori. Molte delle persone che sono poi risultate positive al Covid-19, anche con sintomi, non hanno però avuto febbre; a questi vanno aggiunti gli asintomatici totali, ed è il motivo per il quale il CDC e l’ECDC hanno stimato che la misurazione della temperatura fatta con telecamere e tecniche simili potrebbero lasciarsi sfuggire almeno il 50 per cento dei casi.

Questi difetti dei termoscanner non hanno però impedito alle società che li realizzano di sponsorizzare grandi campagne pubblicitarie, sottolineando – anche se non è così – che I loro prodotti potrebbero fare la differenza nella prevenzione di una seconda ondata di contagi: il termoscanner, secondo produttori e venditori, può fare la differenza fra un luogo di lavoro sicuro e uno pericoloso: secondo i produttori, però. Per i quali, tra le altre cose, la tecnologia sarebbe stata “essenziale” in Cina e Corea. I molti che sono corsi ad acquistarli hanno però trovato nelle specifiche d’utilizzo pena una denuncia per truffa) una dicitura molto chiara: i termoscanner comuni sono sensori generali di monitoraggio non adatti alla diagnosi del Coronavirus o all’individuazione di persone malate. Il leader mondiale nella produzione dei dispositivi di rilevazione termica, la società FLIR, ha dichiarato al Washington Post di aver venduto sensori per un valore complessivo di 100 milioni di dollari solo nei primi tre mesi del 2020, da gennaio in poi, che sono andati integralmente a rivenditori o aziende le quali successivamente hanno messo i prodotti sul mercato mondiale sotto altri marchi; la FLIR non ha nascosto il timore che gli scanner rivenduti sotto un’altra bandiera possano essere stati spacciati per dispositivi medici in grado di identificare i malati. In realtà, questi sensori sono nati per dispositivi di sicurezza e di sorveglianza (come le famose ‘fototrappole’) e hanno un grado di accuratezza che sta dentro una finestra larga tipicamente 3 gradi (una temperatura corporea normale, 36.5 gradi, potrebbe essere quindi letta da un termoscanner come 34 o 38). Un’applicazione completamente diversa, quella dell’uso come sensore di sicurezza, che non richiede la stessa affidabilità e precisione di uno strumento medico. Anche l’esperienza d’uso degli scanner di temperatura fatta con la Sars, nel 2003, non ha dato risultati ritenuti scientificamente accettabili. Esistono strumenti più affidabili, come ad esempio il termometro comune (che però è di impiego più difficile, anche su un piano legale) e gli scanner ai quali è abbinata una telecamera in grado di eseguire riconoscimento facciale e misurare la temperatura dei vasi lacrimali, sistema molto più efficace di controllo della temperatura del corpo; ma costano, anche fino a 30mila euro (quelli con le telecamere arrivano al massimo a 5mila, ma si trovano anche a molto meno, qualche centinaio di euro), e se collegati a un computer e a una rete dati si portano dietro problemi di privacy.

Qual è allora la ragione della corsa all’acquisto, che sembra destinata ad aumentare? Sta nelle dichiarazioni stesse di industrie australiane, statunitensi e britanniche, ad esempio, normalmente più aperte per quanto riguarda la comunicazione: con un termoscanner installato sopra la porta, l’attività si può riaprire prima. Le persone si sentono più sicure, e tornano. Un po’ come avere un metal detector finto, insomma: dissuade lo stesso i malintenzionati. E se gli scanner dovessero tintinnare segnalando temperature troppo alte anche su persone che stanno assolutamente bene? “Il fatto che suonino non vuol dire che le persone abbiano il Covid, lo sappiamo bene”, ci dicono esercenti che preferiscono non essere nominati. “Ma non vogliamo correre nessun rischio, visti i decreti, e quindi le persone le rimandiamo a casa”. In definitiva, ancora una volta una disorganizzazione organizzata: nessuna prova scientifica di validità, ma molto marketing e tuttologia da Social. Per qualcuno però la normalità dovrebbe essere fatta, d’ora in poi, anche di scanner, installati dappertutto: speriamo di no, anche se alla fantascienza ‘dark’ è difficile porre un limite.

[r.s.]