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giovedì, 27 Gennaio 2022

Violenza domestica, 1200 donne in più si sono rivolte ai centri D.i.Re

17.04.2020 – 07.30 – La scelta operata dal governo di aver trasformato la propria casa nel primo baluardo nella lotta contro il Coronavirus aveva posto, sin dai primi giorni, il dilemma di come risolvere i (tanti) casi di violenza domestica in Italia. La fuga dall’abitazione dove abita il parente violento è spesso l’unica soluzione; ma ciò non può avvenire in un regime di lockdown.
Il governo e gli enti locali, a partire dalle Regioni, hanno reagito irrobustendo i servizi di segnalazione ai centri anti-violenza e alle forze dell’ordine. Il tutto però è avvenuto solo a diverse settimane dall’ingresso ufficiale dell’Italia nella “zona rossa”. Trieste, dal suo canto, si è mossa con un servizio di locandine nelle farmacie realizzato dopo più di un mese dall’inizio della quarantena.

D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) ha riportato le prime statistiche, sebbene limitate ai casi di violenza contro le donne. Un quadro che delinea un aumento della violenza in casa, come già avevano provato gli esempi di lockdown in Cina.
Dal 2 marzo al 5 aprile 2020 i centri antiviolenza D.i.Re sono stati contattati da 2.867 donne, di cui 806 (28%) non si erano mai rivolte prima ai centri antiviolenza D.i.Re.
Si registra dunque un aumento complessivo notevole, pari al 74,5% rispetto all’ultima rilevazione (2018).

“Ben oltre 1200 donne in più si sono rivolte ai centri antiviolenza D.i.Re in poco più di un mese, rispetto alla media annuale dei contatti registrata nell’ultima rilevazione “, osserva Paola Sdao, responsabile della rilevazione statistica, “un dato che conferma quanto la convivenza forzata abbia ulteriormente esacerbato situazioni di violenza che le donne stavano vivendo”.

Solitamente, stando a D.i.Re, le nuove richieste di aiuto rappresentano la maggioranza; quest’anno sono il 28%, mentre nel 2018 erano il 78%. Sono pertanto aumentate le richieste di aiuto, ma queste soprattutto sono di persone già note; le “nuove” vittime preferiscono non denunciare. Altrettanto grave come il numero pubblico antiviolenza 1522 sia stato ignorato, con appena il 3,5% delle chiamate.

Il Dipartimento Pari Opportunità ha sbloccato il 2 aprile i fondi del 2019 per far fronte all’emergenza, attraverso alloggi temporanei, Dpi per gli operatori nelle case antiviolenza e case rifugio e così via; tuttavia la procedura dev’essere completata dalle Regioni.
Secondo D.i.Re ancora “nessuna Regione risulta essersi attivata“.

Fonti: D.i.Re, Monitoraggio contatti in emergenza Covid19

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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