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domenica, 2 Ottobre 2022

Marketing automatizzato, trasformare il lockdown in opportunità per il lavoro. Adriano Gall

29.04.2020 – 15.35 – Con l’emergenza data dal contagio e dalla diffusione del Coronavirus, al fianco della crisi sanitaria in corso, il paese è precipitato in una altrettanto drammatica crisi: quella economica e lavorativa. Una crisi d’offerta, perché la filiera produttiva si troverà ad avere merce immagazzinata in grandi quantità e bloccata, e una crisi di domanda, perché alla ripresa non ci sarà un mercato sul quale venderla. Ad essere immediatamente colpiti in quest’ultimo frangente sono stati soprattutto i professionisti, le partite Iva, e le piccole e medie imprese, ora in attesa di vedere cosa accadrà dopo il 3 maggio, e alle prese nel frattempo con la ricerca di nuovi modi per poter riprendere e proseguire le proprie attività, adattandosi e reinventandosi. Se da un lato c’è chi ha potuto continuare a svolgere la propria attività grazie allo Smart Working, dall’altro c’è chi, invece, impossibilitato a svolgere la propria professione da remoto, deve trovare soluzioni diverse per poterla promuovere e mantenerla.

Con un po’ di buona volontà ed il giusto supporto, l’isolamento nelle proprie mura domestiche può in realtà trasformarsi in una valida occasione per favorire lo sviluppo della propria attività, sfruttandone al massimo il suo potenziale magari fino ad ora ancora non utilizzato appieno. In questa direzione opera il cosiddetto “marketing automatizzato“, nel cui ambito da molti anni lavora l’esperto del settore Adriano Gall. Come si definisce lui stesso, Gall è “un implementatore“: “introduco nelle aziende o ai professionisti un sistema in grado di collezionare le informazioni dei contatti e automatizzare parte delle comunicazioni con loro”.

Adriano, da molto tempo lavori al fianco di liberi professionisti e imprese. Al contempo sei
però anche tu stesso un imprenditore: come stai affrontando la situazione?

“L’elemento fondamentale, che emerge adesso nella fase attuale piuttosto che in passato o in futuro, è quello di mantenere i rapporti con i propri clienti o potenziali clienti. Va tenuto bene a mente che le aziende, più in generale le diverse tipologie di business, esistono perché ci sono clienti da soddisfare. Anch’io sto operando in questa direzione: mantenendo salde le relazioni con i miei clienti, e stimolando loro a fare altrettanto”.

Quali sono i passi principali attraverso i quali operi?

“Chi si rivolge a me è spesso quel professionista che ha intenzione di fidelizzare i clienti sul lungo periodo; in questo caso è fondamentale conoscere il proprio pubblico, offrendo di conseguenza qualcosa che risulti essere il più possibile su misura. Quindi inizio individuando in che cosa e in che modo il mio cliente si differenzia rispetto alla concorrenza, attraverso indagini specifiche”.

Qual è la chiave di volta per mantenere salda la propria attività anche in un momento difficile come quello di adesso?

“In questo momento più che mai si richiede di mantenere il contatto con le persone attraverso l’utilizzo della tecnologia, poiché, ad oggi, non abbiamo modo di sapere con certezza quanto ancora saremo limitati nel contatto umano dal vivo; non poterli incontrare di persona non significa che non si possa comunicare con loro. Ora, attraverso le maggiori competenze e gli strumenti giusti, sono riuscito ad agevolare ulteriormente questo tipo di comunicazione”.

Perché la fidelizzazione del cliente è la strategia vincente?

“Partiamo da un dato: la maggior parte degli imprenditori consegna o vende il prodotto e il proprio servizio ai clienti; quest’ultimi, però, potranno sempre trovare delle condizioni migliori altrove e cambiare fornitore. Oggi più che mai gli imprenditori e professionisti devono crearsi dei veri e propri ‘fan’; questo è fondamentale, soprattutto se una persona si ritrova con la propria attività chiusa, in quanto dovrà cercare di espandere o costruirsi la propria lista contatti, asset fondamentale di qualsiasi attività. Si può anche avere e vendere il miglior prodotto del mondo, ma se nessuno lo compra serve relativamente a poco; se invece non si ha il prodotto ma si hanno tuttavia dei clienti che credono e sono in qualche modo affezionati a noi, allora il prodotto lo potrò costruire anche dopo, e sarò sicuro di avere successo.”

È una soluzione applicabile a tutte le attività? Anche per chi non ha modo di lavorare in Smart Working? 

“Certamente. Porto un esempio: il caso del dentista. Si tratta di un’attività nella quale, solitamente, il professionista ha già una lista di contatti, che non può però al momento incontrare. Il rischio è quindi che non comunicando per un periodo così lungo il paziente in qualche modo possa ‘dimenticarsene’. Cito il caso della dottoressa Martina Caneva, una professionista affermata con cui ho avuto il piacere di collaborare. Nel suo caso per mantenere vivo il rapporto con i pazienti ha creato un gruppo Facebook in cui ospita e intervista altri professionisti, aggiungendo valore e interesse ai suoi pazienti, che in questo modo si trasformano in un vero e proprio ‘pubblico’. Quindi il dentista in questo modo sta usando il suo tempo per creare il legame con i pazienti stessi, ai quali, inoltre, può offrire ad esempio anche un consulto online tramite videochiamata: si tratta di investire oggi nel creare un rapporto vero e sincero con le persone, utilizzando anche le nuove potenzialità che arrivano dallo sviluppo delle attività da remoto”.

Una strategia che potrebbe quindi tornare utile in vista di una futura riapertura?

“Chi oggi non può consegnare un prodotto ed è in difficoltà, può fare due cose: comunicare con la propria lista contatti; cogliere l’occasione per crearne una. Questo sarà utile a farsi trovare pronti al fatidico momento della ripartenza: ora siamo fermi, va bene, ma le persone hanno e avranno sempre differenti bisogni e necessità da soddisfare e, se oggi parlo con loro, quando riaprirò le porte saprò già sicuramente offrire il prodotto più adatto”.

E per chi lavora in Smart Working? Hai qualche consiglio?

“In questo caso ci sono lati positivi e negativi. Anche se si lavora da casa comunque non bisogna dimenticare che si sta prestando un servizio lavorativo e che quindi la propria energia e professionalità deve essere uguale a quella che si manterrebbe in un ambiente professionale. Fattore fondamentale diviene dunque l’organizzazione della giornata: se il lato positivo è quello di guadagnare minuti preziosi sui tempi cosiddetti ‘morti’, esempio come nel caso degli spostamenti, dall’altro, se non ci si organizza, il rischio è quello di lavorare ventiquattr’ore su ventiquattro, con la propria casa che si trasforma nel proprio ambiente lavorativo. L’agenda in questo caso è fondamentale per organizzarsi al meglio“.

Quando costa introdurre la Marketing Automation come primo sistema automatizzato?

“Dipende. Mediamente si inizia dai cinquemila euro, il costo ovviamente varia sulla base della richiesta a seconda della complessità dell’impianto che solitamente realizzo con Infusionsoft by Keap, uno dei migliori strumenti per piccoli imprenditori”.

È possibile estendere questo approccio anche ad altre categorie di lavoratori?

“Sicuramente. Un altro esempio che vi porto è quello relativo al caso delle palestre e dei personal trainer: una persona che sto seguendo, Stefano Fontanesi, ex titolare di una palestra nonché ideatore della ‘camminata metabolica’, oggi, grazie ai Social network, ha creato un gruppo che riunisce numerose persone, che gli permette di creare la propria lista di contatti e prepararsi alla riapertura scendendo in campo con nuovi schemi di gioco appena possibile. Automatizzare per ripartire è un modo per essere pronti in un momento storico che non consente di arrivare secondi”.

[n.p.]

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