Europa e America restituiscono le strade ai cittadini (e ai ciclisti)

12.04.2020 – 07.30 – Il giornale tedesco Der Spiegel aveva incoraggiato, ancora a fine marzo, l’utilizzo della bicicletta per recarsi al lavoro, sottolineando come fosse un’efficace alternativa all’affollare i mezzi pubblici, potenziali veicoli d’infezione.
Man mano che la pandemia è divenuta mondiale, coinvolgendo paesi a ogni latitudine, un numero sempre maggiore di stati ha inaugurato nuove piste ciclabili e/o nuovi spazi per i pedoni. La scomparsa del traffico automobilistico, se non quello emergenziale o legato ai camion, permette infatti per la prima volta dopo decenni di riappropriare le strade delle città, restituendole a chi appartengono: i pedoni.
Invece che chiudere i parchi adducendo l’impossibilità di mantenere le distanze di sicurezza, come avvenuto nelle regioni del Nord dell’Italia, le città europee (e americane) stanno aumentando drasticamente gli spazi all’aperto a favore dei cittadini.
Nuove piste ciclabili vengono inaugurate affinché i lavoratori possano “biciclettare” in sicurezza; le strade diventano zone pedonali affinché si possa camminare mantenendo due, tre metri di distanza; e così via. Una correlazione tra inquinamento e Coronavirus sembra ormai assodata; pertanto è nell’interesse anche sanitario incoraggiare i cittadini a usare la bicicletta, anziché l’auto.

Il Guardian a questo proposito ha citato lo studio di una ricercatrice dell’università del North Carolina, Tabitha Combs, che sta raccogliendo tutti i provvedimenti, attuati nelle più diverse città occidentali, per favorire l’uso della bicicletta e dell’attività fisica durante la pandemia.

Dopo aver accolto una petizione con 1100 firme, l’amministrazione di Philadelphia ha aperto ai pedoni e chiuso al traffico oltre 4 miglia della Martin Luther King Jr Drive, una strada panoramica in riva al mare. Una scelta che ha permesso di evitare affollamenti nei parchi e nelle zone urbane della città.

Minneapolis, a sua volta, ha chiuso parte del suo fronte mare alle auto; mentre Denver ha introdotto marciapiedi e strade ciclabili per la 16th e 11th Avenues e ha aperto nuove strade per i pedoni intorno al lago di Sloan per aiutare a mantenere le distanze di sicurezza. Giovedì, gli ufficiali di Oakland hanno pianificato di chiudere oltre 70 miglia di strada – il 10% della città – alle auto.
Si tratta di numeri imponenti, considerando come l’automobile, ancor più che in Italia, rivesta negli Stati Uniti un’importanza fondamentale e come nelle città il concetto di “zona pedonale” sia ancora un tabù.

In Canada, invece, il parco di Stanley è stato chiuso alle auto, così come parte dell’impianto stradale di Beach Avenue; una misura fondamentale, affinché i visitatori possano passeggiare in sicurezza, senza affollare i posteggi o le strade. In seguito alle misure di lockdown, il parco ha registrato un aumento del 40%. Eppure ciò non ha comportato alcuna chiusura delle aree verdi, ma la scelta piuttosto di ampliarle.
Nella città di Winnipeg, quattro strade principali sono state chiuse alle auto dalle 8 di mattina alle 8 di sera, destinandole ai pedoni. Mentre sempre in Canada, a Calgari, le corsie di marcia sono state destinate alle biciclette.

L’Australia, con Sydney, Perth e Adelaide, Chapel Hill in America e Calgari in Canada hanno tutti reso automatici i semafori per gli attraversamenti pedonali; non c’è più necessità di premere il bottone per avere il “verde”.

Spostandosi in Europa orientale, Budapest (Ungheria) sta progettando un sistema di piste ciclabili per rimpiazzare in parte i trasporti pubblici, a loro volta pressoché deserti: il traffico stradale è infatti sceso dal 90 al 50%.

Berlino, città tradizionalmente all’avanguardia nel trasporto sostenibile, ha inaugurato proprio a marzo una nuova serie di piste ciclabili, sottraendo spazio alle auto.
Ma una sorprendente apertura a favore delle zone pedonali e della bicicletta viene dall’America centrale e meridionale. Bogotà, capitale della Colombia, ha rimpiazzato oltre 35km di corsie di marcia con nuove piste ciclabili, sfruttando l’esperienza con il “TransMilenio” un servizio di trasporto pubblico via bus basato su corsie preferenziali. Le nuove piste ciclabili sono delimitate da coni di cantiere, pertanto il ciclista può spostarle a seconda della necessità per ampliare il percorso.

Il sindaco di Città del Messico, intanto, ha proposto di installare 130 km di piste ciclabili: un progetto titanico, a cui finora si è dato seguito con una pista ciclabile di 1.7 km situata sull’arteria principale della capitale.

Il Guardian s’interrogava a questo proposito sul perchè Londra non si sia attivata con misure simili; una domanda che ci si può porre anche nei confronti dell’Italia. Certamente, come nel caso del jogging, pesa la discriminazione verso i ciclisti, caratteristica di un paese che ha idolizzato l’auto nella fase del boom economico del dopoguerra.
Tuttavia sarebbe interessante riflettere se non era il caso di aumentare gli spazi, anziché vietarli; se non fosse stato il caso, di fronte agli affollamenti nei parchi, di aumentare le aree verdi, le zone pedonali, i lungomare.

Fonti: The Guardian, World cities turn their streets over to walkers and cyclists