I riferimenti alle informazioni compromesse distribuite online hanno però alimentato anche le fake news, incluso il presunto collegamento dell’HIV, il virus che causa l’AIDS, al Coronavirus, smentito oggi dalla comunità scientifica internazionale. A condividere queste informazioni, infatti, è stato davvero anche un canale neonazista, questo sì, chiamato Terrorwave Refined, che ha pubblicato un meme in cui affermava che le informazioni sequestrate attraverso gli indirizzi e-mail e le password indicavano che “SARS-Co-V-2 era stato creato artificialmente con lo scopo di trovare un vaccino per l’HIV”. Non sono state fornite però prove a riguardo e l’ipotesi, inoltre, è stata esclusa dagli scienziati che hanno duramente criticato le posizioni di Luc Montagnier. Il rischio in questi casi è quindi quello di esporre notizie distorte prima che le stesse siano realmente verificate. La loro, al momento, resta infatti un’illazione che va a scadere nella disinformazione in una situazione mondiale ora più che mai delicata dove è facile declinare le posizioni all’estremo, con il rischio di fratture sociali: oltre al singolo ‘tweet’ o ‘post’ sono necessarie sempre una verifica della notizia e un giudizio informato.

L’attacco informatico in questione, non dimostrando attualmente nulla di concreto, sembra quindi quasi essere un segnale per il ‘deep State’, mandato da utenti ed individui che si interrogando sulle questioni mondiali e, se non coinvolti, decidono quindi di andare  alla ricerca di ciò che ritengono ‘verità’. Nel caso di Edward Snowden, si trattò di un’azione importante e rivelatrice; nella maggioranza dei casi, almeno per ora, non è emerso nulla di nuovo, se non rumore di fondo.