#scopriAmoSGT: Intervista a Giulia Stacul, allenatrice di Ginnastica Artistica Femminile

28.4.2020 – 14:00 – Continua il nostro ciclo di interviste, in tempo di Covid-19, alla scoperta degli istruttori e degli atleti della Società Ginnastica Triestina. Dopo la prima puntata dedicata alla ginnastica artistica maschile, quest’oggi abbiamo raggiunto per via telematica, Giulia Stacul, triestina, classe 1981, allenatrice della sezione femminile.

Ci racconterebbe un po’ del suo background sportivo personale?

Ho iniziato a fare ginnastica da piccolissima, a 2 anni e mezzo, e non ho mai abbandonato questa passione, anche se adesso per problemi fisici non posso più praticarla ma solo insegnarla. Fin dal primo giorno ho calpestato il parquet delle palestre della SGT e sono sempre rimasta fedele a questa società, che per me è come una casa e che è stata frequentata in passato anche da mia madre, i miei zii e i miei nonni. A 6 anni, dopo i corsi preparatori, tra la ritmica e l’artistica ho scelto la seconda e sono stata inserita nei corsi promozionali tenuti prima da Chiara Masè e poi da Pamela Moro. Ho partecipato per anni alle competizioni organizzate dalla Federazione Ginnastica d’Italia (che erano le primissime dedicate al settore promozionale), ma in realtà i risultati migliori a livello agonistico li ho ottenuti in un altro sport, che è quello dello sci d’erba. Uno sport poco conosciuto ma per il quale ho vestito la maglia azzurra per circa dieci anni, partecipando più volte a campionati mondiali e salendo molto spesso sul podio nei campionati europei e italiani. Uno sport molto diverso dalla ginnastica artistica; ma sono sicura che la ginnastica mi ha aiutato a raggiungere i risultati che ho avuto nello sci, donandomi un equilibrio e una coordinazione che non erano comuni in chi non aveva questo background. Quante volte mi sono miracolosamente salvata da una caduta sugli sci d’erba, lasciando a bocca aperta compagni e allenatori!

Perché la scelta di dedicarsi allo sport e perché la ginnastica artistica?

Vengo da una famiglia di sportivi, mia madre era insegnante di educazione fisica e, prima che io nascessi, allenatrice sia di ginnastica che di pattinaggio. Lei e i miei zii da ragazzi facevano due sport agonistici a testa. Per me pensare a una vita in cui lo sport non fosse presente non era pensabile. Anzi, non lo è nemmeno ora. Al di là dell’insegnamento, pratico sport 5 volte a settimana, e nei weekend vado più possibile in montagna. E anche adesso, in quarantena, mi sono allenata almeno 2 ore al giorno, festivi compresi. Spesso scherzando dico che lo sport per me è una specie di droga.

Perché la ginnastica artistica? In realtà non so dare una motivazione. Ho iniziato con questo sport perché è lo sport più completo che si possa fare da piccoli e mia madre quindi l’ha scelto per me, ma poi mi è sempre piaciuto tantissimo e mai ho avuto voglia di abbandonarlo. E’ come quando si ama una persona, non si sa dire il perché.

Il passaggio da atleta ad allenatrice è arrivato quasi in automatico. Quando si finivano le scuole superiori, in palestra si passava dai corsi promozionali ai corsi adulti e quell’estate Andrea Bussani, che poi sarebbe stato mio “capo” per vari anni e che ancora collabora con noi, ha voluto scommettere su di me e gli allora responsabili mi hanno chiesto se volevo provare ad insegnare. Visto quanto amavo la ginnastica e i bambini, ero sicura che sarebbe stato amore a prima vista. In realtà, negli anni dell’università, non pensavo che insegnare sarebbe diventato il mio vero lavoro. Studiavo ”Cooperazione Internazionale” e pensavo al mio futuro in giro per il mondo nei paesi poveri a dare una mano. Dopo la laurea, però, mi ero così affezionata al mondo dell’insegnamento che non ho più avuto il coraggio di abbandonarlo e sono rimasta a Trieste, frequentando i corsi per tecnici e per giudici della Federginnastica e decidendo un po’ di anni dopo di prendere una seconda laurea in scienze motorie per completare il mio percorso. In realtà sono riuscita anche a mettere assieme sport e cooperazione internazionale, partecipando a vari progetti in Bosnia, in Africa e nei campi profughi palestinesi, in cui si proponeva lo sport come mezzo di sviluppo, esperienze fantastiche che mi hanno dato davvero tantissimo.

Ci spiegherebbe le caratteristiche del suo ruolo e del corso che tiene presso la Ginnastica Triestina?

In SGT sono la responsabile della sezione femminile di ginnastica artistica e dellasezione di ginnastica di base per i bambini di età prescolare. In totale a questi corsisono iscritti oltre 200 bambini e ragazze.

Parlerò ora dei corsi promozionali femminili, lasciando la parola alle mie colleghe per la descrizione degli altri corsi. I corsi promozionali sono quelli frequentati da ginnaste tecnicamente più esperte, che vengono da noi selezionate (di solito a 5-6 anni, ma a volte anche più tardi) tra le bambine dei corsi base, per fare un lavoro un po’ più evoluto. Queste ginnaste si allenano 3 o 4 volte a settimana e dagli 8 ai 20 anni partecipano alle gare del circuito Silver promosse dalla FGI.

Gli attrezzi della ginnastica artistica sono il corpo libero, la trave, le parallele asimmetriche e il volteggio, ma in palestra usiamo anche attrezzi propedeutici come il minitrampolino e l’airtrack che consentono di imparare più facilmente i salti acrobatici. Chiunque può fare ginnastica artistica, iniziando a qualsiasi età. Per avere dei risultati tecnicamente significativi è necessario però avere buone doti di coordinazione, essere molto elastici e al contempo forti ed eleganti. Più di metà dell’allenamento di una ragazza selezionata per i corsi promozionali è quindi costituita dal potenziamento muscolare, dallo stretching e da esercizi di coordinazione e di danza. Un po’ meno divertenti rispetto alle salite agli attrezzi, ma fondamentali per ottenere dei risultati. E la soddisfazione quando si riesce ad imparare una rondata flic, i salti “mortali” avanti e indietro, una rovesciata sulla trave o una kippe alle parallele è tale che fanno dimenticare la fatica fatta per raggiungere questi risultati.

Un aspetto fondamentale in questi corsi è anche quello sociale: visto che si tratta di corsi selezionati, il numero di atlete è basso e le bambine si ritrovano per anni con le stesse compagne. Si creano, quindi, delle bellissime amicizie tra loro e una grande sintonia con noi allenatrici. Le ginnaste vengono in palestra per imparare ma anche perché si trovano bene, si divertono. Come gruppo di allenatori, abbiamo scelto questo approccio: creare un ambiente sereno, insegnare la ginnastica in modo serio ma mettendo in primo piano la persona, ascoltando i suoi bisogni di gioco e socialità. Anche nelle gare, cerchiamo di insegnare loro che l’obiettivo non è tanto il risultato nel senso di posizione in classifica, ma come si affronta la competizione, dare il massimo, reagire con grinta dopo un errore, gestire l’ansia, imparare a vincere ma anche a perdere. Aspetti che gli serviranno nella vita anche da più grandi.

Che consiglio darebbe ad una bambina che si avvicina per la prima volta al mondo della Ginnastica Artistica?

La ginnastica artistica è uno sport completo ed estremamente vario. E’ faticoso e serve tenacia e forza di volontà per imparare gli esercizi più complessi. I risultati non arrivano da un giorno all’altro, è necessario avere pazienza. Ma è uno sport che può dare tantissimo dal punto di vista emotivo e al quale non è difficile appassionarsi. Ed è uno sport che allena tutte le parti del corpo e che prepara davvero a qualsiasi altro sport si voglia intraprendere successivamente.