Umberto Saba, ”Mio padre è stato per me l’assassino”

19.3.2020 – 13:00 – Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli, è stato un poeta e scrittore triestino, nato nel capoluogo giuliano il 9 Marzo 1883 e morto a Gorizia il 25 Agosto 1957, all’età di 74 anni. Figlio di Ugo Poli, un agente di commercio appartenente ad una nobile famiglia veneziana, e di Felicita Cohen, un’ebrea triestina, il padre si era convertito alla religione ebraica in occasione delle proprie nozze, celebrate nel 1882, un anno prima della nascita di Umberto. Tuttavia, quando ebbe il suo primogenito, Ugo abbandonò la moglie, lasciandola sola con il neonato. Saba trascrose così un’infanzia malinconica e triste, tormentata dalla mancanza di una figura paterna. Questo affetto inespresso, lo riversò quindi sulla sua balia slovena Gioseffa Gabrovich, detta “Peppa” che, avendo perso un figlio, donò al piccolo Umberto tutto il suo affetto.

”Mio padre è stato per me l’assassino”:

Il componimento poetico in questione, è stato pubblicato, nel 1924, all’interno della sua ”Autobiografia”, una raccolta di 15 sonetti inserita, in seguito, all’interno del più noto ”Canzoniere”, in cui Saba ha voluto ripercorrere in versi le tappe della sua vita. Il poeta, durante l’infanzia, ebbe modo di conoscere la figura del padre solo attraverso i racconti della madre che, in più occasioni lo ha delineato come un assassino; colui che aveva ucciso tutti i suoi sogni di giovane moglie e madre. Questo ritratto negativo, tuttavia, ha stimolato per molti anni la curiosità del Saba adolescente che, nella figura del padre, idealizzò un simbolo di trasgressione e di libertà, contrapponendolo a quello della madre, emblema dell’autorità e del dovere.

Il componimento:

Mio padre è stato per me l'”assassino”,
fino ai vent’anni che l’ho conosciuto.
Allora ho visto ch’egli era un bambino,
e che il dono ch’io ho da lui l’ho avuto.

Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
un sorriso, in miseria, dolce e astuto,
Andò sempre pel mondo pellegrino;
più d’una donna l’ha amato e pasciuto.

Egli era gaio e leggero; mia madre
tutti sentiva della vita i pesi.
Di mano ei gli sfuggì come un pallone.

“Non somigliare – ammoniva – a tuo padre”.
Ed io più tardi in me stesso lo intesi:
eran due razze in antica tenzone.

Nel testo del componimento, Saba narra del suo primo incontro col padre, avvenuto all’età di vent’anni. L’immagine di lui che la madre gli aveva dipinto durante l’infanzia, si rivelerà menzognera ai suoi occhi. Saba sentirà il padre fisicamente e spiritualmente vicino (”aveva in volto il mio sguardo azzurrino”; ”il dono c’io ho da lui l’ho avuto”). Appare ”gaio e leggero”; frivolo ed incapace di legarsi ad un luogo (”andò sempre pel mondo pellegrino”) o, ad una donna stabile (”più d’una donna l’ha amato e pasciuto”). La madre invece lo ammonirà a non assomigliare mai al padre.
Questo contrasto fra le figure dei genitori viene interiorizzato dal giovane Umberto che, da adulto, svilupperà un conflitto interiore tra la razza ebrea della madre, che gli ha trasmesso il senso tragico dell’esistenza, e quella cristiana del padre, che gli ha lasciato la capacità di guardare la vita con lo sguardo ingenuo e stupito di un bambino.

Saba nella figura del padre ha scorto sorprendenti ed impensate affinità tra lui e il suo genitore, a partire dalle somiglianze di tipo fisico come ”gli occhi azzurri” o ”il sorriso dolce e astuto”, ma anche analogie caratteriali come ”l’animo sensibilie”, ”l’inclinazione verso la poesia” o ”lo spirito irrequieto” che l’ha portato a lasciare la famiglia, incapace di stabilizzarsi con un’ unica donna. Descrivere il padre anche nelle sue debolezze, tipiche dell’essere umano, ha permesso al poeta di colmare quel grande vuoto di assenza con il ritratto di un uomo in carne ed ossa, tangibile, con tutti i suoi pregi e le sue contraddizioni. La riflessione di Saba dà quindi ragione alla teoria freudiana del ”Non c’è bisogno infantile (da soddisfare) più intenso di quello di essere protetto da un padre”.

Dopo aver raggiunto una sincera pacificazione con il padre, Umberto Saba ha provato a rintracciare le ragioni dell’abbandono e, con lucidità, ha preso coscienza dell’insormontabile distanza caratteriale che separava il padre dalla madre. La leggerezza e l’allegria di lui, si scontravano di continuo con il temperamento grave e tragico di lei, così che nessuno dei due avrebbe potuto mai mitigare quelle differenze tanto sostanziali: Pertanto, Saba giunse al punto di ”giustificare” il comportamento del padre, liberandolo dalla colpa che, in più casi, la madre Felicità gli aveva (a torto o a ragione) imputato in passato.