Saccheggio al supermercato. Quanto durerà la saldezza morale?

28.03.2020 – 09.47 – Il commerciante di Bari e il saccheggio del supermercato a Palermo: quanto durerà la saldezza morale della popolazione? La domanda dovrebbe essere una priorità per il governo, ma a quanto pare esso non sta affrontando la situazione con la necessaria serietà. Per adesso, essa appare buona, ma negli ultimi due giorni sono accaduti un paio di casi che possono suonare come avvisaglie, e sarebbe sbagliato sottovalutarli o derubricarli a episodi di delinquenza comune e ordine pubblico.

A Bari, due giorni fa, un negoziante si è scagliato contro una banca, urlando la sua rabbia per non avere nemmeno i soldi per comprare da mangiare (il video, poi, è diventato virale) in quanto la sua unica fonte di reddito era il negozio chiuso per decreto di quarantena. A Palermo, lo stesso giorno, una quindicina o ventina di persone, arrabbiatissime per gli aumenti dei prezzi, hanno fatto un saccheggio in un supermercato Lidl. In entrambi i casi sono intervenute le Forze dell’Ordine, che hanno risolto le situazioni. Ma sono passati solo 15 giorni dalla quarantena e ancora non siamo in grado di capire quanto durerà; quindi è plausibile ritenere che, se la situazione si protrarrà, episodi del genere si possano moltiplicare. Oggi commercianti e partite Iva, in genere, vivono con i risparmi, ma sicuramente ci saranno tanti di loro che, per mille motivi, non ne hanno, non hanno denaro da parte, e che quindi, se la situazione si protrarrà, non avranno i soldi per comprare i beni di prima necessità. E, tenuto conto che l’Italia non ha un’autonomia alimentare perché importa gran parte dei beni che consumiamo, è normale pensare che, con il rallentamento dei flussi delle merci, potranno, sempre se la situazione emergenziale si protrarrà, esserci carenze di certi beni e un aumento dei prezzi generalizzato. A fronte di una riduzione dei salari dovuta all’utilizzo della cassa integrazione, che vale l’80% di quanto normalmente si guadagna, e dell’assenza di reddito di tutti gli autonomi.

La domanda fondamentale quindi sarebbe: quanto si protrarrà la situazione? Ovviamente non abbiamo risposte, né le ha la comunità scientifica, né il Governo, anzi quest’ultimo, per adesso, ha palesemente sbagliato le previsioni. Nella relazione tecnica del terzo Decreto per l’emergenza, analizzati i casi fino al 9 marzo, si prevedeva il picco massimo a 4000 casi giornalieri per il 17 marzo con un calo costante successivo. Il grafico prevedeva per la giornata di ieri un numero di 2200 nuovi casi, fino all’azzeramento dell’emergenza il 26 aprile. Ebbene, come sappiamo, nella giornata di ieri ci sono stati 4492 casi nuovi; quindi possiamo dire che le previsioni del Governo, su cui si basavano le decisioni dello stesso, erano palesemente fallaci. Quindi che fare? Se siamo in guerra, come amano dire in tanti che non conoscono quella realtà, prendiamo ad esempio quel che disse Cadorna nel 1917, al tempo dei moti di Torino, quando la guerra era vera e al comando c’era una persona dal carattere molto duro. A Torino scoppiò una rivolta per la carenza di farina, fomentata anche dai socialisti, che venne repressa duramente; ma Cadorna disse: “Sì le rivolte vanno sedate, ma la gente deve avere sempre il pane. Il Governo veda di svegliarsi”.

Quindi, al netto dei metodi di Cadorna, anche oggi possiamo dire che le Forze dell’Ordine devono mantenere l’ordine pubblico senza tentennamenti; ma il Governo deve garantire un calmiere dei prezzi e deve garantire che tutti abbiano un reddito per potersi permettere gli acquisti, soprattutto quelli che non ce l’hanno più per chiusure governative.

[g.c.]