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sabato, 26 Novembre 2022

Il Coronavirus e la necessità della sperimentazione animale

23.03.2020 – 10.55 – Accanto alla linea del fronte dove combattono medici e infermieri, una seconda trincea nella lotta contro il Coronavirus viene rappresentata dalla ricerca scientifica: se infatti il sistema sanitario può battere la pandemia sul breve periodo, su quello lungo solo comprendere il Covid-19 e svilupparvi un adeguato vaccino potrà debellare la minaccia epidemica.
Forse, in un futuro lontano, i computer possederanno la capacità di calcolo necessaria a simulare le interazioni tra un essere vivente e un vaccino sperimentale; attualmente l’unica soluzione è la sperimentazione animale. Non c’è realisticamente modo di procedere nello sviluppo di una possibile medicina e/o di un vaccino senza sperimentarlo su un essere vivente.

L’Unione Europea ha regolato l’utilizzo degli animali a fini scientifici con la Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (22 settembre 2010). La Direttiva permette la sperimentazione animale; sottolineando al contempo come il benessere degli animali sia un un valore tutelato dall’articolo 13 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Direttiva però è stata recepita dal Parlamento italiano introducendo misure talmente restrittive da impedire nel caso di xenotrapianti e sostanze d’abuso la sperimentazione animale. L’illegalità di questa misura ha successivamente obbligato il Parlamento a prorogare le restrizioni di anno in anno: attualmente, ad esempio, gli scienziati italiani sono liberi di sperimentare solo fino a dicembre 2020. Una situazione d’incertezza che pesa sulla possibilità di recepire finanziamenti internazionali per la ricerca italiana, dirottati negli ultimi anni a favore di stati meno rigidi. Occorre osservare come la Direttiva dell’Unione sia stata approvata dall’associazione animalista Eurogroup for animals che include i principali gruppi animalisti dei paesi europei.

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Tuttavia questa sfiducia verso la sperimentazione animale – a volte (in)volontariamente confusa con le aziende che usano gli animali per testare i loro prodotti – non è propria solo dell’Italia. Gli Stati Uniti infatti disapprovano da tempo la sperimentazione animale; nonostante proprio negli States lo studio di vaccini e trattamenti sia ad uno stadio particolarmente avanzato. Secondo una ricerca di Pew, meno della metà degli americani è a favore della sperimentazione animale: il 46%.

Il presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica, Matthew R. Bailey, ha espresso un duro giudizio in questi giorni su chi si pronuncia contrario alla sperimentazione animale, osservando come solo topi da laboratorio e primati possano funzionare quale modello per comprendere l’agire del Coronavirus e i suoi possibili rimedi.

Tralasciando le ricerche in Cina, di per sé stesse al di fuori dei parametri condivisi dal mondo occidentale, i casi negli Stati Uniti dimostrano tutti l’imprescindibilità dell’utilizzo di animali da laboratorio. Matthew R. Bailey, a questo riguardo, ha citato il Tulane National Primate Research Center impegnato nello studio dei diversi stadi della malattia tramite l’utilizzo di primati con il fine ultimo di sviluppare un vaccino.
Gli scienziati della compagnia di biotecnologia Regeneron (New York) stanno utilizzando i topi da laboratorio per scoprire come reagiscono a un’infezione del Coronavirus. I ricercatori hanno modificato il codice genetico dei topi affinché imiti il sistema immunitario degli umani. Gli anticorpi sviluppati dai topi potrebbero così costituire la base per sviluppare un trattamento per gli esseri umani.
Mentre due ricercatori dell’Università dello Wisconsin-Madison hanno dichiarato che “testeranno misure mediche come vaccini e terapie” su primati non umani. Sperando di scoprire come il Coronavirus viene effettivamente contratto, come rovina i polmoni e come risponde il sistema immunitario.

Matthew R. Bailey a questo proposito si è augurato che la pandemia in corso permetta quantomeno un cambio nell’opinione pubblica: nella consapevolezza che la sperimentazione animale rimane e rimarrà a lungo una (triste) necessità.

Fonti: Airc.it, La sperimentazione animale
The Detroit News, Opinion: Animal rights groups choose coronavirus over your safety
Research4Life, “Piccole cavie che ci salvano la vita”

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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