08.03.2020 – 10.18- Da poco meno di un mese l’Allianz non giocava più un incontro di massima serie, da poco più di un mese non vinceva. L’ultima volta era stato contro Sassari, ma il rocambolesco 83-82 inflitto ai sardi in comune con la partita di ieri oltre ai due punti guadagnati ha poco. Innanzitutto la cornice: non c’era la solita giostra rossa e appassionata attorno al parquet a sostenere Coronica e compagni; poi anche l’andamento, stavolta regolare, con i locali in vantaggio fin dal primo quarto e abili a condurre in porto una vittoria che vale doppio, perché permette di scavalcare Pistoia in classifica e nella differenza canestri negli scontri diretti. Una sconfitta avrebbe costretto Trieste a una rincorsa disperata nelle ultime giornate, invece oggi in riva all’Adriatico ci si risveglia fuori dalla zona retrocessione.
Merito di una prova corale, con cinque giocatori in doppia cifra, ma soprattutto di una concentrazione mai venuta meno. Il tallone d’Achille di tante partite dell’Allianz è diventato, per una sera, un punto di forza. Proprio ciò che voleva Dalmasson: “A parte l’inizio, in cui abbiamo fatto fatica a trovare il ritmo com’era normale dopo la lunga sosta, abbiamo interpretato la gara nel modo giusto, tenendo sempre il pallino del gioco in mano e conducendo anche con margini di vantaggio importanti. Abbiamo finito i primi due quarti con 50 punti, buone percentuali e buone scelte, è un passo avanti ma anche prima della sosta la squadra aveva dato segnali di crescita”.
Brindisi e Virtus Bologna fuori, Cremona in casa. Sono i prossimi avversari di Trieste prima dello scontro diretto, a inizio aprile, all’Allianz Dome con la Virtus Roma, altra squadra raggiunta in classifica a quota 14 ma avanti negli scontri diretti. Dalmasson guarda al presente: “Gli obiettivi erano vincere e ribaltare la differenza canestri, siamo soddisfatti perché siamo riusciti riusciti in entrambi”.
Impossibile ignorare l’assenza di pubblico sugli spalti, soprattutto a Trieste: “I tifosi – conclude il coach – ci sono stati vicini in settimana e la vittoria è da condividere con loro. Fare sport a questo livello senza pubblico significa perderne l’essenza: il nostro lavoro è produrre spettacolo per chi ci segue. Giocare in questa situazione serve a poco, le attenzioni al momento vanno totalmente al vero problema del nostro paese: la salute delle persone, tutto il resto passa in subordine”.








