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mercoledì, 29 Giugno 2022

Dal calcio alla sedia. La mia vita passata e presente

02.03.2020 – 10.53 – Mi chiamo Rebecca, ho 27 anni e fino a 19 anni giocavo a calcio ad alti livelli. Nel novembre 2011 inizio a stare male, penso a una banale influenza, ma dopo due settimane mi accordo che qualcosa non va. Tutto inizia con un braccio bloccato: finisco in pronto soccorso e nessuno sa dirmi niente a riguardo; passano i mesi e la situazione medica peggiora. Nei mesi di novembre e dicembre faccio l’impossibile per poter tornare a muovere il braccio anche perché devo firmare un nuovo contratto con una squadra. Invece, la mia vita cambia: la mia carriera va in fumo e il braccio rimane bloccato per quasi un anno. Nel frattempo anche le gambe decido di “lasciarmi”; la mia reazione all’accaduto non è delle migliori: anzi, diciamolo, ero molto arrabbiata. Passa molto tempo e la situazione da preoccupante diventa pessima; e mi ricoverano d’urgenza. Mesi bruttissimi perché, ancora dopo anni, nessuno capiva cosa non andasse. Ma io peggioravo sempre più.

Finisco, così, paralizzata in un letto di ospedale di Udine. Per 4 mesi, ma senza perdere la grinta. Che mi ha sempre caratterizzata. Il mio stato d’animo va ad alti e bassi, cerco di trarne il meglio e, nonostante la situazione, questo mi aiuta ad andare avanti. I dolori sono tantissimi e insopportabili, ma cerco di avere sempre un sorriso per gli altri: in reparto tutti mi vogliono bene e mi dicono che trasmetto gioia, anche molti di noi non sanno come usciremo da lì. Dopo mesi passati in quel letto, vicino a persone che da sconosciute diventano amiche e soprattutto spalle a cui potersi aggrappare, finisco a Milano: ancora un ricovero. Lì riescono a rimettermi in piedi, ma è ormai evidente che la situazione non è solo transitoria, anche se per anni nessuno ha capito cosa non andasse. Anno dopo anno, la malattia torna a ripresentarsi, senza andare più via. La malattia ora è parte di me, da quando mi sveglio a quando vado a dormire. Ma va bene così: la vita porta cose belle anzi bellissime ma in un battito di ciglia può portarti giù in un baratro. La vita è questa e bisogna prenderla così come viene, questo è quello che ho capito. Questa estate ho dovuto – e soprattutto voluto – fare l’ennesimo ricovero per mettere un punto a questa storia e fare un po’ di chiarezza. Sono tornata a Milano, in un ospedale che tratta solo pazienti neurologici, e finalmente dopo tutti questi anni qualcuno ha capito qualcosa. In dieci giorni di ricovero mi hanno trovato un po’ di tutto, siamo a quota 4 malattie, contemporaneamente: c’è chi colleziona francobolli, e chi malattie. Eppure, ogni volta che ho un momento ‘no’ penso a tutte quelle persone che stanno peggio di me: perché sì, è vero, sono malata e non so neanche bene come andrà, ma ho la fortuna di essere qui a scrivere a voi e soprattutto ho la possibilità di fare ancora molte cose. Magari le faccio in modo diverso e, ok,  alcune cose non posso proprio farle, ma sono felice cosi perché, ribadisco il concetto di prima: la vita è bella nonostante tutto! 

Voglio raccontarvi ancora una cosa, non per vanto, ma perché mi rende estremamente fiera: quando sono arrivata in ospedale ero agitata, naturalmente, perché non si può mai sapere cosa ti diranno i medici. Al mio arrivo ho fatto amicizia con tutti, come al solito (io sono così, faccio amicizia anche con gli alberi); sono riuscita persino a far tenere le luci del reparto accese fino all’una di notte, c’era gente che vagava tra le stanze, nei corridoi, cosa che prima del mio arrivo non capitava, e poter portare il sorriso all’interno di un reparto non proprio bellissimo mi rende davvero felice perché come dicevo ai miei compagni di viaggio “essere in ospedale non significa per forza doversi mettere a dormire alle otto di sera e isolarsi dal mondo”. Sicuramente non è bello e, questo lo so benissimo visto che oramai sono un’ habitué di ospedali, ma bisogna trarre il meglio in qualsiasi situazione. Sono cosi, un po’ giullare di corte, perché il sorriso non me lo toglierà mai nulla. Questa è la mia storia a grandi linee, quello che spero di trasmettere è serenità, voglia di rivincita e soprattutto voglia di vivere la vita in pieno. 

Concludo come ogni mio post, #MAI MOLLARE!

[r.a.][foto: Sara Busiol]

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