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giovedì, 27 Gennaio 2022

Coronavirus, #iorestoacasa e il dramma della violenza domestica

19.03.2020 – 07.30 – La seconda settimana di quarantena per i cittadini italiani si accompagna in questi giorni agli hashtag #iorestoacasa e ad una martellante campagna mediatica a favore dell’isolamento in famiglia, come da decreto del governo. Un obbligo tuttavia che pone di fronte a un drammatico bivio le tante vittime di violenza domestica in Italia, costrette a una forzata convivenza con il parente violento.
Non si tratta infatti solo dei casi nelle Case delle Donne, ma delle tante (troppe) situazioni di fragile equilibrio famigliare, laddove una convivenza già difficile viene esacerbata dalla divisione degli spazi. I centri anti-violenza in Italia hanno registrato un calo delle chiamate: segnale che a fronte dell’obbligo della quarantena si preferisce sopportare e non denunciare. D’altronde, come può una persona fuggire da una situazione di violenza domestica quando l’invito è proprio a restare in casa?

Per le donne vittime di violenza, restare a casa significa dividere h24 gli spazi familiari con il proprio maltrattante, significa essere isolate da tutti e tutte e vedere il proprio spazio personale assottigliarsi di ora in ora” ha dichiarato Marco Chiesara, Presidente di WeWorld Onlus.

Il periodo di quarantena in Cina ha dimostrato un aumento dei casi di divorzio e di violenza domestica; sebbene nel primo caso molte delle coppie che volessero divorziare hanno poi mutato idea una volta ristabiliti i necessari spazi.
La crescita dei casi di violenza domestica nelle zone sottoposte a quarantena è stata tanto più impressionante considerando come si tratti di un crimine punibile solo di recente in Cina; appena nel 2016 il Congresso del popolo ha proibito “ogni forma di violenza domestica” includendo tanto quelle fisiche, quanto psicologiche.
Il diritto al divorzio risale invece al 1950, ancora sotto Mao; sebbene spesso venga vietato dai giudici più tradizionalisti.

In Italia rimane attivo il numero Anti Violenza e Stalking, “1522“; è completamente gratuito, anche da cellulare, multilingue, attivo 24 ore su 24. Viene promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le Pari opportunità. Inoltre restano sempre a disposizione il 112 e il 113, ovvero Carabinieri e Polizia di Stato.

Trieste continua ad avere operativa l’Associazione G.O.A.P. Onlus – Gruppo Operatrici Antiviolenza e Progetti (Via San Silvestro 5) contattabile via mail: [email protected] e telefono 0403478827. L’associazione ha sospeso “tutte le attività di gruppo, le formazioni e gli impegni esterni; ci siamo organizzate con dei colloqui telefonici per i casi a basso rischio mentre continuiamo a gestire presso il centro antiviolenza le nuove donne e le emergenze, adottando tutte le disposizioni previste dall’ultimo DCPM“.

In generale i Centri Antiviolenza della rete D.i.Re hanno preparato una tabella contenente tutte le associazioni operanti sul territorio italiano con le diverse modalità.
La maggior parte sembra aver chiuso, ma rimangono aperti i canali Social, le mail e i numeri di emergenza.

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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