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martedì, 4 Ottobre 2022

Tumore al seno: Trieste, terzo posto tra le strutture sanitarie più performanti

14.02.2020-09.00- Con un’incidenza di una donna colpita su otto, il carcinoma alla mammella è la neoplasia più diffusa nella popolazione femminile. Nell’eventualità di doversi sottoporre a un intervento, il portale delle strutture sanitarie italiane www.doveecomemicuro.it offre un elenco di ospedali che presentano prestazioni maggiormente efficaci. Trieste si riconferma in terza posizione tra gli ospedali maggiormente performanti del Friuli Venezia Giulia, dall’indagine effettuata per numero di interventi per tumore al seno. (fonte: PNE 2018 relativo all’anno 2017). Nel calcolo sono stati considerati solo quelli che effettuano almeno 5 operazioni annue.

Più precisamente le prime quattro posizioni nel Friuli Venezia Giulia sono rispettivamente: il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN) (1° con 498 interventi effettuati nel 2017), l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine (2° con 394 interventi), l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Trieste – Cattinara – Maggiore di Trieste (3° con 280 interventi) e l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone (con 187 interventi). Segue, al 5° posto, ma senza raggiungere la soglia minima, l’Ospedale Sant’Antonio di San Daniele del Friuli di Udine (con 142 interventi).

In Friuli Venezia Giulia, le strutture pubbliche o private accreditate che nel 2017 hanno effettuato questo tipo di intervento sono 12 (come nel 2016): di queste, il 33% rispetta la soglia. Nelle strutture italiane che rispettano la soglia ministeriale, nel 2017, sono stati eseguiti ben il 74,7% degli interventi totali contro il 55,8% del 2012. Viceversa, nelle restanti strutture accreditate (oltre due terzi), nel 2017, è stato eseguito appena il 25,3% delle operazioni totali (poco più di un quarto) contro il 44,2% del 2012.

“Il volume di attività, secondo quanto dimostrano le evidenze scientifiche, ha un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico del sito. Perciò, le autorità ministeriali hanno fissato la soglia minima di 150 interventi annui, per quanto riguarda il carcinoma alla mammella, per valutare la bontà di una struttura.

In Italia, invece, a raggiungere il numero minimo di interventi sono 137 dei 469 ospedali pubblici o privati accreditati: il 29,2% del totale. La percentuale, però, è in aumento: nell’ultimo quinquennio, infatti, i centri in linea con lo standard sono cresciuti del 63% (passando da 84 nel 2012 a 137 nel 2017). Al contrario, è calato il numero complessivo degli ospedali italiani che eseguono interventi per tumore alla mammella: da 559 nel 2012 a 469 nel 2017 (-16%).

“La direzione è quella giusta, ma la mia aspettativa, nell’interesse dei pazienti, è che gli indicatori individuati per valutare i centri – come le soglie di attività – si perfezionino nel tempo e riflettano sempre più fedelmente la qualità delle prestazioni offerte. Quanto alle strutture in linea con gli standard, il loro aumento è auspicabile, ma non si può prescindere da una loro equa distribuzione sul territorio che garantisca ai cittadini le stesse opportunità di cura risparmiando loro migrazioni da una Regione all’altra”, commenta Massimiliano Gennaro, medico della Struttura Complessa Chirurgia generale indirizzo oncologico 3 (Senologia) presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Al riguardo, a scegliere di farsi curare in Friuli Venezia Giulia è il 97,7% dei residenti (contro il 96,4% del 2016).  Nelle strutture italiane che rispettano la soglia ministeriale, nel 2017, sono stati eseguiti ben il 74,7% degli interventi totali contro il 55,8% del 2012. Viceversa, nelle restanti strutture accreditate (oltre due terzi), nel 2017, è stato eseguito appena il 25,3% delle operazioni totali (poco più di un quarto) contro il 44,2% del 2012.

In sintesi, tre quarti delle operazioni totali si concentrano in meno di un terzo dei centri italiani, ed è a questi che si rivolgono sempre più spesso i cittadini.

Dai dati di Agenas emerge, infine, un notevole incremento delle operazioni per tumore al seno che, nel nostro Paese, hanno registrato un + 38,5% in 5 anni passando dalle 44.147 effettuate nel 2012 alle 61.137 del 2017. “L’aumento è in linea con i dati riportati nell’ottobre scorso da AIOM, i quali rivelano un trend in crescita per quanto riguarda l’incidenza del tumore al seno in Italia (+0,3% per anno, dal 2003 al 2018). L’incremento delle diagnosi si spiega con l’ampliamento, in alcune Regioni, dello screening mammografico, che ha coinvolto nuove fasce di età (45-49 anni) in aggiunta a quelle per cui era già attivo (dai 50 ai 69 anni). Inoltre, si deve al fatto che molte giovani donne oggi scelgono di sottoporsi ai controlli di loro iniziativa, spinte dalle campagne di prevenzione e dai progressi fatti nei campi della diagnosi e delle cure, che hanno consentito un significativo calo della mortalità (-0,8% per anno)”, spiega Massimiliano Gennaro.

Alla base, l’assunto secondo cui più alto è il numero di casi trattati maggiori sono le garanzie per le pazienti. “Il volume di attività, infatti, secondo quanto dimostrano le evidenze scientifiche, ha un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico del sito.

Nel nostro Paese, gli ospedali pubblici o privati accreditati che nel 2017 hanno effettuato interventi annui per carcinoma alla mammella (tenendo conto solo di quelli che hanno eseguito almeno 5 operazioni) sono 469: il 42,9% è situato al Nord, il 19,8% al Centro e il 37,3% al Sud. Tre quarti degli interventi concentrati in meno di un terzo dei centri: dei 469 ospedali pubblici o privati accreditati che in Italia effettuano almeno 5 operazioni annue, solo 137 (il 29,2% del totale) rispettano la soglia di 150 interventi fissata dalle autorità ministeriali per il tumore alla mammella: il 49,6% si trova al Nord, il 24,8% al Centro e il 25,6% al Sud. In queste strutture, nel 2017, sono stati eseguiti ben il 74,7% (quasi tre quarti) degli interventi totali contro il 55,8% del 2012: è a questi centri, particolarmente performanti, quindi, che si rivolgono sempre più spesso i cittadini.
Viceversa, nelle restanti strutture accreditate (oltre due terzi), nel 2017 è stato eseguito appena il 25,3% delle operazioni totali (poco più di un quarto) contro il 44,2% del 2012.

“La scelta di fissare una soglia minima d’interventi annui ha, tra i principali effetti, quello di convogliare i pazienti nei centri che offrono maggiori garanzie, che saranno così portati a progredire in esperienza ed adeguatezza delle cure. I grandi numeri hanno un altro vantaggio: giustificano l’impiego di più specialisti in una logica multidisciplinare e consentono di attivare Breast Unit certificate: reparti specializzati che offrono alle pazienti l’opportunità di essere seguite da un team di esperti e di accedere a un trattamento personalizzato”, spiega Massimiliano Gennaro, medico della Struttura Complessa Chirurgia generale indirizzo oncologico 3 (Senologia) presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Le strutture in linea con lo standard sono aumentate del 63% in 5 anni: nell’ultimo quinquennio, i centri che rispettano lo standard – quelli cioè che eseguono almeno 150 interventi annui – sono cresciuti del 63% (da 84 nel 2012 sono passati a 137 nel 2017). Al contrario, è calato il numero complessivo degli ospedali che eseguono interventi per tumore alla mammella (sempre tenendo conto solo di quelli che effettuano almeno 5 interventi annui): da 559 nel 2012 sono passati a 469 nel 2017 (-16%).
“La direzione è quella giusta, ma la mia aspettativa, nell’interesse dei pazienti, è che gli indicatori individuati per valutare i centri – come le soglie di attività – si perfezionino nel tempo e riflettano sempre più fedelmente la qualità delle prestazioni offerte”, dice Massimiliano Gennaro. “Quanto alle strutture in linea con gli standard, il loro aumento è auspicabile, ma non si può prescindere da una loro equa distribuzione sul territorio che garantisca ai cittadini le stesse opportunità di cura risparmiando loro migrazioni da una Regione all’altra”.

Dai dati di Agenas emerge anche un notevole incremento delle operazioni per tumore al seno che, nel nostro Paese, hanno registrato un + 38,5% in 5 anni passando dalle 44.147 effettuate nel 2012 alle 61.137 del 2017. Quindi gli interventi risultano aumentati di oltre un terzo in un quinquennio.

“L’aumento è in linea con i dati riportati nell’ottobre scorso da AIOM, i quali rivelano un trend in crescita per quanto riguarda l’incidenza del tumore al seno in Italia (+0,3% per anno, dal 2003 al 2018). L’incremento delle diagnosi si spiega con l’ampliamento, in alcune Regioni, dello screening mammografico, che ha coinvolto nuove fasce di età (45-49 anni) in aggiunta a quelle per cui era già attivo (dai 50 ai 69 anni). Inoltre, si deve al fatto che molte giovani donne oggi scelgono di sottoporsi ai controlli di loro iniziativa, spinte dalle campagne di prevenzione e dai progressi fatti nei campi della diagnosi e delle cure, che hanno consentito un significativo calo della mortalità (-0,8% per anno)”, spiega Massimiliano Gennaro.

CLASSIFICA REGIONALE STILATA PER VOLUME DI INTERVENTI CHIRURGICI PER TUMORE AL SENO (Fonte PNE 2018)

Le strutture pubbliche o private accreditate che in Friuli Venezia Giulia hanno effettuato questo tipo di intervento sono 12: 4 strutture su 12 rispettano la soglia (33%).

Le 5 strutture che effettuano un maggior numero di interventi sono:

1. Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN) (n° interventi: 498)

2. Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine (n° interventi: 394)

3. Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Trieste – Cattinara – Maggiore di Trieste (n° interventi: 280)

4. Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone (n° interventi: 187)

5. Ospedale Sant’Antonio di San Daniele del Friuli di Udine (n° interventi: 142)

Il 2,3% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni

Il 97,7% dei residenti sceglie di farsi curare nella propria regione

Il 14,6% di interventi eseguiti su non residenti

CLASSIFICA REGIONALE STILATA PER VOLUME DI INTERVENTI CHIRURGICI PER TUMORE AL SENO (Fonte PNE 2018)

Le strutture pubbliche o private accreditate che in Friuli Venezia Giulia hanno effettuato questo tipo di intervento sono 12.

4 strutture su 12 rispettano la soglia (33%).

Le 5 strutture che effettuano un maggior numero di interventi sono:

1. Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN) (n° interventi: 498)

2. Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine (n° interventi: 394)

3. Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Trieste – Cattinara – Maggiore di Trieste (n° interventi: 280)

4. Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone (n° interventi: 187)

5. Ospedale Sant’Antonio di San Daniele del Friuli di Udine (n° interventi: 142)

Il 2,3% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni

Il 97,7% dei residenti sceglie di farsi curare nella propria regione

Il 14,6% di interventi eseguiti su non residenti

[m.p.]

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