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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Giorno del Ricordo, Dipiazza: “Qui ogni pietra ha un lamento”

10.02.2020 – 17.55 – Si è svolta stamane, lunedì 10 febbraio, con inizio alle ore 10.30, l’annuale Cerimonia solenne alla Foiba di Basovizza, Monumento Nazionale, sul Carso Triestino, evento centrale di un ampio programma di manifestazioni e iniziative commemorative, culturali e di approfondimento storico, curato dal Comune di Trieste e dal Comitato per i Martiri delle Foibe in occasione del Giorno del Ricordo, la ricorrenza fissata appunto al 10 Febbraio (data in cui, nel 1947, fu firmato il Trattato di Pace di Parigi che, tra l’altro, assegnava alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro e gran parte della Venezia Giulia) e istituita nel 2004 con apposita legge dello Stato (L. 30 marzo 2004, n. 92) per ricordare le vittime delle foibe, l’esodo giuliano dalmata e le drammatiche vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra.

La Cerimonia solenne, che ha visto quest’anno la presenza di importanti esponenti del Governo, della politica nazionale, tra i quali il Ministro per i rapporti con il Parlamento, il rappresentante della Presidenza del Senato, il Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il Prefetto di Trieste Valerio Valenti e l’Arcivescovo di Trieste Monsignor Crepaldi, è stata aperta, come di rito, dall’ingresso sulla spianata della Foiba dei Medaglieri delle Associazioni d’Arma e dai Gonfaloni dei Comuni, in primis quelli di Trieste e Muggia, seguito dall’Alzabandiera sulle note dell’Inno di Mameli, e dalla deposizione di corone commemorative da parte del rappresentante della Presidenza del Senato, del Governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, del Prefetto di Trieste e del Comune di Trieste con il Sindaco, del Presidente del Comitato per i Martiri delle Foibe e Lega Nazionale, Paolo Sardos Albertini, quindi dei vertici delle associazioni dell’Esodo istriano-giuliano-dalmata (Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, Unione degli Istriani, Associazione delle Comunità Istriane), sono seguiti poi gli interventi delle istituzioni.

Dopo l’odierno appuntamento di Basovizza, nei prossimi giorni proseguirà l’ampio programma delle iniziative collaterali organizzato dal Comune di Trieste, dal Comitato Martiri delle Foibe e dalle altre associazioni aderenti.

Il discorso integrale del Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza: 

Qui ogni pietra ha un lamento, su queste terre si e’ consumato l’olocausto delle foibe e la tragedia dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati per mano della ferocia dei titini jugoslavi, con la connivenza dei comunisti italiani.
Il 30 marzo del 2004, solo sedici anni fa, il parlamento italiano ha istituito il giorno del ricordo dedicato ai martiri delle foibe e alle vittime dell’esodo giuliano dalmata del nostro confine orientale. Prima di questa importante data c’e’ stata un’Italia negata, un’Italia di vittime ignorate, di giovani, donne uomini, anziani “oscurati” per comodità storica e politica. ora non è più concesso alla storia di smarrire l’altra parte della memoria. La retorica dell'”affinché non accada mai più” non ha senso se non ricordiamo e comprendiamo fino in fondo ciò che è accaduto su queste terre da parte dei partigiani comunisti di Tito, tra il settembre del 1943 e il febbraio del 1947 e a guerra finita.
Durante la seconda guerra mondiale e nei 40 giorni di terrore per Trieste a seguito dell’occupazione da parte delle milizie di Tito, migliaia di persone, i cui corpi si misurano in metri cubi di cadaveri, vennero gettate in questa foiba ed in altre voragini solo perché avevano la colpa di essere italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia, o essere servitori delle istituzioni dello Stato come finanzieri e carabinieri.
Legati tra loro con il filo di ferro venivano messi sul bordo di queste voragini, una raffica di mitragliatrice falcidiava i primi che trascinavano tutti nel baratro. per molti la morte non arrivava subito, ma dopo lunghe agonie dovute alla lacerazione della carne e alle ferite riportate nella caduta.
L’eccidio degli italiani della Venezia Giulia, Istria e Dalmazia è stato il più grande dopo l’unità d’Italia.
Lo scorso 4 gennaio è scomparso all’età di 99 anni nella sua casa di Latisana, Giuseppe Comand, l’ultimo testimone oculare degli omicidi di massa delle foibe. Con la sua scomparsa perdiamo un testimone ma non i suoi ricordi: “Ricordo l’orrore – racconta Comand nelle sue testimonianze – nei racconti dei miei compagni che si infilavano nella foiba per recuperare i poveri corpi, spesso per metterli nelle casse si smembravano. Le vittime italiane dei partigiani di Tito, in gran parte civili, avevano i polsi stretti dal filo di ferro, ed erano stati legati uno all’altro per gettarli nel buco ancora vivi”.
In quegli anni, stati, governi, politici, con la propria inerzia sono stati complici dei carnefici. Con la ridistribuzione dei confini, sono stati la causa principale dell’esodo di 350 mila italiani di Istria, Fiume e Dalmazia costretti ad abbandonare i propri affetti, la propria terra, le proprie radici, per diventare esuli nel mondo. Ma anche in Italia i comunisti non li accolsero bene, alla stazione di bologna gli attivisti di sinistra si rifiutarono addirittura di offrire loro dell’acqua.
Durissime e feroci le parole scritte sull’unità nei confronti degli esuli istriani e dalmati da parte del leader del partito comunista Palmiro Togliatti. Sempre lui, in una lettera a Vincenzo Bianco, suo uomo a Trieste in quegli anni, scrisse: “Quanta più parte dell’Italia diventerà Jugoslavia, più parte dell’Italia sarà libera”.
In quei luoghi, che fino a poco prima erano Italia, le proprietà venivano nazionalizzate e date a persone di etnia slava. Come scrive Giampaolo Pansa, si fuggiva per la paura di morire nelle foibe, per il rifiuto del comunismo come ideologia totalitaria e per la paura del nazional comunismo di Tito, pronto a soffocare con la violenza ogni altra identità nazionale. La propaganda del maresciallo Tito si è macchiata anche del sangue di Don Bonifacio scomparso nella notte dell’11 settembre del ’46 perche’ rappresentava un ostacolo inaccettabile alla diffusione dell’ideologia comunista. Il buio dell’oblio e’ stato finalmente squarciato dalla luce della verità e per non tradire ancora gli esuli fiumani, istriani e dalmati e le altre vittime innocenti, e’ nostro dovere ricordare e raccontare.
Sono tantissime le testimonianze di quanto accaduto, molti di coloro che sono qui oggi, le hanno ascoltate direttamente dai propri parenti, protagonisti di quelle drammatiche vicende.
Grande merito a chi contribuisce a far si che il ricordo non svanisca; come Simone Cristicchi , che con Magazzino 18, racconta in modo oggettivo tali fatti, o i produttori del film “Red Land – Terra Rossa” che ha portato all’attenzione del grande pubblico questa parte della storia per troppo tempo volutamente dimenticata, o ancora peggio negata ancora oggi. Il film racconta la drammatica vicenda di Norma Cossetto, una ragazza italiana di 24 anni di santa domenica di Visinada che il 25 settembre del 1943 venne prelevata dai militari comunisti di Tito per essere poi legata ad un tavolo e violentata da diciassette animali, prima di essere gettata nuda in una foiba con le braccia legate con il filo di ferro ed i seni pugnalati.
Questo orrore, questo orribile omicidio e sfregio della vita, viene ancora oggi negato dagli appartenenti dell’Anpi (l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Lecce, che affermano che Norma Cossetto sia una “presunta martire delle foibe”.
Ebbene a queste persone posso solo dire: basta silenzio! basta menzogne! vergognatevi. Cercare di rimuovere il ricordo di un crimine, vuol dire commetterlo nuovamente. il negazionismo e’ lo stadio supremo del genocidio.
Cari ragazzi, care persone qui presenti; nel 2007 durante la mia precedente amministrazione, questo Sacrario di Basovizza, simbolo dei drammi che hanno interessato il confine orientale durante la Seconda Guerra Mondiale ha ritrovato il suo doveroso onore diventando monumento nazionale. Ho anche voluto che venisse realizzato il centro di documentazione, qui a fianco, gestito dalla Lega Nazionale con l’importante compito, insieme a tutti noi ed alle nuove generazioni, di custodire e dare sempre voce a questi tragici fatti. in piazza libertà ho affisso la targa a ricordo dei 350 mila esuli istriani, fiumani e dalmati. nonostante il continuo silenzio di una parte politica, il 19 settembre dello scorso anno, un’importante risoluzione del Parlamento Europeo “sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” ha acceso un’ulteriore e doverosa luce sulla storia del ‘900, equiparando i crimini dei regimi comunisti a quelli del nazismo.
Nel testo si condanna anche il fatto che in alcuni paesi siano ancora presenti simboli, monumenti, intitolazioni di strade, piazze e vie che esaltano le figure ed i simboli dei regimi comunisti o richiamino ad essi.
In Istria continuano ad esserci piazze e strade dedicate a Tito, mentre nostalgici e negazionisti in determinate ricorrenze continuano ad arrivare a trieste con la stella rossa rinnovando il dolore e alimentando l’odio e le divisioni.
Se volgo lo sguardo oltre confine verso la bellissima città di Rijeka, un tempo Fiume, oggi capitale della cultura, non trovo nulla di culturalmente interessante, ma vedo solo un’esplicita e ulteriore offesa alle vittime del comunista tito nel fatto che una grigia stella a cinque punte sorga nuovamente sul gratttacielo che fu simbolo delle violenze contro l’umanità da parte del totalitarismo comunista. quella stella, nella nostra memoria, ha solo il colore del sangue dei bambini, giovani, donne, uomini e anziani italiani trucidati o costretti a scappare dai comunisti titini.
“Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace”. La preghiera per i martiri delle foibe del vescovo di Trieste Monsignor Antonio Santin ci indica bene quale è la nostra responsabilità, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Personalmente ho avviato un percorso di pacificazione che si fonda sul riconoscimento e rispetto delle sofferenze, che consiste nel fare proprio il passato per superarlo costruendo qualcosa di positivo per la società odierna.
Affinche’ questo percorso sia concreto e credibile c’e’, però, bisogno di importanti gesti da parte di tutti. Più volte ho chiesto scusa per episodi storici e tragici che hanno visto protagonista la nostra città e mi sto impegnando con i fatti affinché il dialogo ed il rispetto siano il faro da seguire. Il 3 novembre del 1991 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si è inginocchiato davanti a questa foiba per omaggiare e riconoscere i martiri delle foibe.
Ad oggi, da oltre confine, sembra che la memoria continui ad avere una sola faccia, ma manteniamo accesa la speranza, anzi continuiamo a chiedere che qualcuno, dall’altra parte del confine, nel rispetto della sofferenza arrecata, venga su questo terreno sacro alla patria e si inginocchi davanti a questo monumento per chiedere, scusa.
A questi nostri italiani uccisi barbaramente nelle foibe o costretti all’esodo, le cui masserizie sono nel vecchio scalo, è mia intenzione intitolare il viale principale del riqualificato Porto Vecchio, perché ciò che è stato non solo non venga mai dimenticato, ma il cui ricordo continui ad essere presente in futuro.
Onore ai martiri delle foibe.
Viva Trieste, viva l’Italia.

 

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