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sabato, 25 Giugno 2022

ESOF2020 si svela a Trieste: sarà la più grande edizione mai realizzata

11.02.2020 – 14.19 – ESOF2020, dopo mesi di attesa, si svela finalmente a Trieste e all’Europa: nella cornice del Museo Revoltella e nell’anniversario della Giornata internazionale delle donne nella Scienza, l’evento è stato ufficialmente presentato. Parte il countdown per luglio 2020 e per un evento che si prelude essere mondiale.
Stefano Fantoni, “champion” istituzionale, ma anche letterale di ESOF2020, ha esordito ricordando come mai come con quest’edizione siano giunte così tante proposte di progetto, così tante idee: segnale che Trieste è benvoluta dall’Italia e dall’Europa. È una città che cattura l’immaginazione… e la scienza. La narrazione principe di ESOF2020 sarà la sostenibilità; ambientale, ma non solo. Trieste ha dimostrato di essere un territorio molto attraente, con un’attività scientifica che si riversa in quella tecnica. E come tale che piace all’Europa. Questo concetto della “sostenibilità” insita nel progetto non era scontato, ma è stato scelto appositamente quale “narrazione” da presentare al pubblico.
Fantoni ha anche rilevato come sia fondamentale che ESOF2020 non si chiuda in sè stesso, ma prosegua al di là della manifestazione. Una prima garanzia che ci sarà un “dopo” a ESOF2020 viene data dall’esistenza del Centro Congressi. Fantoni ha inoltre rilevato che il concetto di sostenibilità è ancora differenziato: ci sono più sostenibilità per diverse persone, per diverse nazioni. Mentre la sostenibilità in realtà dovrebbe essere unica; poi può manifestarsi in tante diverse attività, ma con una singola definizione. Trieste in tal senso potrebbe configurarsi come un primo esperimento, un primo esempio di applicazione sul territorio. Fantoni ha dunque augurato che si formi “Una scienza che guarda al cittadino, alla politica, alla tecnica, all’innovazione. Che non è più dall’altra parte, ma è in mezzo“.
Ricordando che “L’innovazione non è solo un aumento di tecnologia, ma vuol dire compiere una transizione che si realizza solo attraverso la scienza“. Concludendo con un affettuoso “Viva Trieste, viva ESOF sostenibile e viva l’Europa!

L’assessore del Comune di Trieste Serena Tonel ha compiuto a sua volta un veloce excursus, osservando come la città si stia attrezzando per un evento di questa possente magnitudo. La Tonel ha sottolineato come Trieste sia una città della scienza ormai da diversi decenni; e come ESOF2020 sia possibile grazie a un lavoro di team.
L’assessore ha sottolineato la necessità di promuovere una cultura della scienza come “elemento di competitività del territorio“.

In rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia ha poi preso la parola l’assessore Alessia Rosolen che ha sottolineato come sia fondamentale coinvolgere tutti gli enti del territorio. La Regione ha sempre appoggiato gli investimenti a favore della scienza, tanto nell’attuale amministrazione, quanto nella precedente; tuttavia solo con ESOF2020, dopo decenni di attività, quest’impegno è uscito da una sfera troppo chiusa, troppo “autoreferenziale”. Il Friuli Venezia Giulia reputa fondamentale saper individuare i dati strategici che sono rispettivamente la logistica, ovvero il ruolo di cerniera tra Est e Ovest, tra Nord e Sud, rispettivamente in Europa e in Italia; e la ricerca.
In quest’ambito la Regione sarà presente a ESOF2020 con tre workshop incentrati sui tre settori nei quali vede il “futuro” del Friuli Venezia Giulia: la trasmissione della conoscenza, nella qualità di Learning Region (in collaborazione con Israele); la crescita blu; il trasferimento tecnologico ai giovani.
Un impegno non solo “tecnico”, ma culturale, ha voluto sottolineare la Rosolen, elogiando i fondi stanziati dalla Regione a favore del percorso “Scienza e Fede”.
ESOF2020” – ha concluso – “Non è solo la dimostrazione di un passato, ma di un futuro che dobbiamo costruire, una lunga marcia verso i nostri obiettivi“.
Sappiamo già chi siamo, – ha riassunto la moderatrice – ora con ESOF2020 dobbiamo dimostrarlo al mondo“.

È poi intervenuto Domenico De Martinis, esperto distaccato del Ministero dell’Università e Ricerca, responsabile del coordinamento della ricerca aerospaziale, che ha tracciato il quadro di come il Ministero abbia accompagnato e sostenuto la candidatura di Trieste a ESOF2020. De Martinis ne ha sottolineato la continuità con la precedente edizione in Francia e la prossima nei Paesi Bassi. Tuttavia ha ricordato come Trieste sia un unicum, perché con l’invenzione di proESOF ha fissato un nuovo standard che verrà poi imitato dalle città future.
ESOF2020 – ha osservato De Martinis – permetterà di esplorare le possibilità della scienza nella società, a partire dalla diplomazia e dalla democrazia, quando la scienza permette di mediare tra più nazioni; oppure quando la scienza trascende la tecnica per diventare rivoluzione filosofica, come ha dimostrato il caso della fotografia nel 2019 del buco nero, fonte di appassionate discussioni.

Grande commozione ha suscitato l’addio a Pierpaolo Ferrante, scomparso come ha sottolineato De Martinis “troppo presto“. Una persona che per la sua visione, le sue capacità tecniche, per la sua umanità viene molto rimpianto.

Ha infine preso la parola Michael Matlosz, Presidente di Euroscience, unico reale ospite “internazionale” dell’appuntamento. Dopo un amichevole saluto in un buon italiano, il Presidente si è presentato come il rappresentante di una comunità di 3000 scienziati provenienti da ogni parte d’Europa che hanno scelto appositamente Trieste per le sue qualità. L’Italia – ha osservato Matlosz – è speciale in tal senso, perché dal 2004 ha ospitato ESOF due volte, dapprima a Torino e ora a Trieste.
Quest’edizione sarà in assoluto la più grande mai realizzata, ha informato Matlosz, con la speranza che sia quella più “impactful“, dalle maggiori conseguenze.
Il presidente ha lodato il motto, “Open Knowledge, Fair Future“, osservando come sia alla base dello stesso Euroscience: occorre lavorare insieme per creare un futuro migliore. La scienza è stata in grado di identificare le sfide che ci offre il futuro; ma ora deve fare un passo ulteriore e con la collaborazione di tutti saperle superare, risolvere.
Trieste, ha sottolineato in conclusione Matlosz, non è stata scelta a caso: è la città in Italia con la più alta concentrazione di istituti di ricerca; è emblematica della necessità di andare oltre i confini e di quale ostacoli questi rappresentino tutt’ora.
Come città dotata di un porto franco, come città di frontiera, come porta verso l’Oriente, noi di Euroscience riteniamo che Trieste sia un modello per quanto vogliamo realizzare come associazione pan europea che vuole aprire alla scienza l’intero continente

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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