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mercoledì, 17 Agosto 2022

Donne e lavoro, Lizzi (Lega): “Politiche UE più concrete per favorire maggiore inclusione”

01.02.2020 – 10.25 – “Non è ammissibile che nel 2020, in Unione Europea, una donna guadagni oltre il 16% in meno per ora di lavoro rispetto ad un uomo e che, nonostante la situazione in miglioramento, il divario salariale sia diminuito solo dell’1% negli ultimi 7 anni”. Lo evidenzia in una nota Elena Lizzi (ID), europarlamentare della Lega, a margine della discussione in Europarlamento sul Gender pay gap, riportando i dati dell’ultima indagine dell’Eurobarometro.
“L’uguaglianza fra uomini e donne nella scala dei valori europei da difendere in via prioritaria, è seconda solo alla protezione dei diritti umani”. Precisa Lizzi.

“Secondo l’Istituto Europeo, l’uguaglianza di genere – continua l’europarlamentare – favorirebbe la crescita economica e creerebbe più opportunità di lavoro in Europa, fino a 10.5 milioni di lavori aggiuntivi, ed il PIL pro capite crescerebbe di quasi il 10% entro il 2050. E’ indispensabile rimuovere gli ostacoli”.

“Secondo lo studio pubblicato da Oxfam per evidenziare la disuguaglianza di ricchezza globale, le donne trascorrono 4,5 ore della loro giornata per un lavoro non retribuito, mentre gli uomini la metà del tempo. In Norvegia – spiega l’europarlamentare friulana – le donne trascorrono un’ora in più di lavoro non retribuito rispetto agli uomini e in India le donne arrivano, invece, a sei ore, mentre gli uomini meno di un’ora. Poiché le donne tendono a guadagnare meno degli uomini, sono incentivate a scegliere di stare a casa dove hanno così tanto da fare, rinunciando a lavori retribuiti, perpetuando cosi il gender gap”.

L’europarlamentare spiega di non aver votato a favore della risoluzione in quanto, pur nello spirito condivisibile, gli interventi proposti dalla Commissione sono specifici su salari e aree di competenza degli stati membri, per altro anche sulle piccole medie imprese. Secondo Lizzi, “gli oneri dovuti al divario retributivo di genere non possono ricadere solo sulle imprese, ma devono essere sostenuti per un cambio culturale e universale, non si dovrebbe parlare solo di divario retributivo, ma anche e soprattutto di parità di trattamento e di politiche che favoriscano maggiore inclusione delle donne nel mondo del lavoro“.

“Dobbiamo ancora far cambiare la percezione che sia scontatamente a carico delle donne, o non sia importante, il lavoro di accudimento di figli e anziani svolto a sostegno della famiglia. Questa rivoluzione culturale permetterebbe alle donne di partecipare maggiormente all’economia, favorendone la crescita”, conclude Lizzi.

[c.s.]

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