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venerdì, 12 Agosto 2022

Cresci, cammina, proteggi. Il valore del capitale umano

10.02.2020 – 16.33 – Un tempo, il capitale umano era facile da misurare. Quando le attività principali dell’uomo, dalla nascita fino alla maturità e poi alla vita adulta, erano arare i campi o lavorare su un telaio, un valore poteva essere facilmente associato alla produttività: quantità di filato all’ora, o quantità di carbone scavato, uguale valore. Questo valore poteva, in un certo qual modo, anche essere ricollegato alla forza fisica. Le cose cambiarono con l’era industriale e soprattutto con il terziario, che permise a molte altre attività non correlate direttamente alla produzione di svilupparsi, richiedendo un insieme diverso e molto più complesso di capacità (ne è un esempio la consulenza finanziaria stessa) In altre parole, via via che l’economia si è sviluppata, anche il concetto di capitale si è esteso ed è arrivato a ricomprendere una grande varietà di componenti e a trasformare l’economia stessa in economia della conoscenza, o ‘economia del sapere’.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD) definisce il capitale umano come: “conoscenza, abilità, competenze e altre caratteristiche presenti in individui o gruppi di individui acquisiti nel corso della vita e utilizzati per la produzione di beni, servizi o idee a condizioni di mercato”. A scopi statistici, il capitale umano può essere misurato in termini monetari come il totale dei guadagni futuri potenziali della popolazione in età lavorativa; è una misura che cattura solo parte del valore del capitale, è indicativa, ed è una misura limitata, però può agevolare la comprensione.
Un grande sociologo come Pierre Bordieu ha correlato il capitale umano e il miglioramento nello stato sociale; un’influenza, quindi, sulle forme culturali, sociali e simboliche del capitale stesso, che si riflette anche sulla capacità di creare confidenza e fiducia, sviluppando così la capacità di fare rete, di creare relazioni sociali.
Sviluppare il ‘capitale umano’ può voler dire aver fatto la scelta dell’istituto scolastico giusto, pensando alle coperture corrette per il sostegno allo studio, immaginando la possibilità di uno sviluppo culturale e personale più ampio andando all’estero e confrontandosi, e traducendo il tutto alla fine in un aumento della possibilità di un collocamento migliore nel mondo del lavoro, a sua volta collegata alla tranquillità familiare e alla salute alla quale far via via sempre più attenzione man mano che passano gli anni, e via dicendo. Dove, per contro, aver avuto difficoltà ad affrontare un percorso di studio o necessità di pensare alla soddisfazione di esigenze primarie, magari a seguito di una non buona pianificazione dell’uso delle risorse economiche, può risolversi in situazioni di capitale umano potenzialmente elevato ma non sfruttato.

Fattori che determinano il capitale umano, oltre a quelli innati come l’intelligenza, la creatività e la personalità, sono le capacità personali e le qualifiche conseguite, l’educazione scolastica, l’esperienza di lavoro e le proprie capacità di comunicazione e di socializzazione. Fattori che fanno aumentare il capitale umano sono proprio l’educazione e la formazione continua, la specializzazione nel lavoro, il miglioramento dell’infrastruttura economica nel suo complesso incluse le comunicazioni e, oggi, la connettività a Internet. E ancora, il raggiungimento di una condizione di vita in cui ci sia spazio per lo sviluppo di un clima di creatività e competitività individuale sana.
Nell’economia di oggi, c’è una sempre più grande divergenza fra i lavori a basso profilo, poco pagati e tipicamente temporanei, e quelli ad alto valore aggiunto che richiedono capacità specifiche tali da permettere il lavoro autonomo o un impiego che garantisce un tenore di vita buono o ottimo. La deindustrializzazione rapida che il mondo sta attraversando oggi mette questa situazione ancora di più in primo piano: se il capitale umano in proprio possesso non è adeguato, a causa della scomparsa dei lavori manuali o più semplici un gran numero di persone si trovano a dover affrontare sfide completamente nuove, in un mercato del lavoro a loro completamente sconosciuto e con nuove regole.
La crescita economica, in particolare di fronte alla necessità sempre più forte di sostenibilità e attenzione all’ambiente, dipende in modo molto forte dai miglioramenti nel valore del capitale umano. Nell’era della globalizzazione e della mobilità, i lavoratori che ne hanno le capacità possono spostarsi facilmente da nazioni in cui il tenore di vita è basso ad altre dove sia più facile per loro salire nella scala sociale attraverso nuove opportunità; per le economie, che perdono così il loro capitale umano migliore, questo effetto è fortemente negativo.

L’idea che il capitale umano sia la parte più importante del capitale ad esempio di un’azienda non è nuova. Si tratta di un concetto su cui si sta lavorando operativamente da più di vent’anni, nell’ottica di superare valutazioni che vedono le risorse umane solo come un costo.
Come si può approcciare il capitale umano in un modo che abbia finanziariamente senso? In economia il valore di un Asset si deprezza ogni anno, con l’eccezione, tradizionale, del valore della terra, che rimane sempre lo stesso. Nell’azienda, il ‘capitale umano’, e quindi il suo valore, cambiano ogni anno: nuovi dipendenti senza esperienza si affacciano, altri con grande esperienza se ne vanno. Oppure, la cessione di un ramo dell’azienda muta le condizioni o l’acquisizione di un’azienda nuova apporta di colpo un grande valore in capitale umano. Negli anni Ottanta, fare un bilancio era facile: la gran parte della ricchezza era tangibile, fosse essa composta da fabbriche, capannoni o macchinari; oggi, la maggior parte della ricchezza è fatta di valori intangibili: il valore di un marchio, la proprietà intellettuale, le persone – solo per fare tre esempi. Se il capitale umano è quindi da considerarsi una variabile, è possibile ipotizzare che esso possa anche essere riassegnato rapidamente; come le riserve finanziarie, che possono essere usate, a meno che non siano vincolate a periodi più lunghi, per comprare rapidamente o per altre operazioni. Quanto rapidamente può essere ricollocato su nuove operazioni il capitale umano, quali sono i limiti della sua disponibilità tenendo conto anche ad esempio dei contratti di lavoro? È in questo momento che si inizia a capire l’importanza della pianificazione e della consulenza, non solo per la grande azienda.

Questa nuova consapevolezza del capitale umano acquisita attraverso l’analisi diventa un Business Case importante e di successo, e riflette le realtà del 21mo secolo. Le persone inventano prodotti innovativi, sviluppano tessuti ecosostenibili, lavorano assieme ai robot sapendoli comprendere e programmare, o accolgono, nel modo giusto e con loro piena soddisfazione, i clienti al Front Desk: il problema di oggi è quello di non aver ancora trovato un modo per assegnare loro un valore, così come possiamo fare per una flotta di camion o un carico di materie prime.

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