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domenica, 14 Agosto 2022

Coronavirus, Niccolò ritorna dalla Cina. Sia ‘nuova’ o vecchia, la polmonite rimane un temibile nemico

15.02.2020 – 09.12 – Niccolò torna in Italia. Per il giovane di Grado, 17 anni, rimasto bloccato in Cina per sospetta infezione da Covid-19, il Coronavirus, e diventato suo malgrado protagonista di un complesso caso diplomatico, è ancora presto, visto il contesto in mezzo al quale si è trovato, dire ‘torna a casa’ (potrebbe tornare per ritrovarsi poi in isolamento in ospedale), ma la speranza è quella che tutto possa essere lo stesso presto dimenticato. Mentre il numero delle vittime, quasi tutte in Cina, raggiunge le 1400, il Covid-19 inizia a essere pian piano chiamato per quello che in effetti, anche se impropriamente, è: la ‘nuova polmonite‘, principale causa di morte fra chi viene colpito dal virus.

Oltre all’influenza, che presto passerà (ma solo perché è passata la stagione), anno dopo anno, con noi, c’è proprio la polmonite. Sia essa ‘nuova’ o ‘vecchia, la polmonite è un nemico mortale da sempre, per la quale non si mettono in quarantena navi e alla quale non sono state opposte strategie internazionali, sistemi d’isolamento o studi intensivi: nessuno raccoglie fondi per combatterla e non ci sono marce di solidarietà. Esiste, e spesso prospera, in mezzo alla disattenzione. Se la mortalità del virus che ha fatto impazzire il mondo, il Covid-19, è ferma al 2,3 per cento, anche quella della polmonite lo è: il 10 per cento dei pazienti ospedalieri che ne sono affetti, e il 30 per cento di quelli che richiedono cure intensive a seguito di un suo eventuale peggioramento; dati stabili da più di 30 anni. È lì, infatti, che la polmonite trova il suo ambiente ideale: è l’infezione che si porta via più bambini e anziani al mondo ogni anno, e la più temibile fra tutte le possibili infezioni ospedaliere. Si può prendere a causa di una grande varietà di microbi, nessuno dei quali è responsabile, singolarmente, di più del 10 per cento dei casi, e spessissimo il virus o batterio che l’ha causata non viene mai identificato. I soggetti più a rischio sono i bambini sotto ai 2 anni e gli adulti sopra ai 65 anni; i vaccini ci sono, ma non sono molto efficaci proprio a causa della varietà di agenti che possono causare l’infezione. La maggior parte delle persone guarisce dalla polmonite spontaneamente, grazie alle terapie di controllo e sostegno alla respirazione; il recupero può essere però lento, e faticoso, e le ricadute non sono infrequenti. Nel 2017, la polmonite ha ucciso 808mila bambini sotto i 5 anni. Nel frattempo, le previsioni economiche sul PIL della Cina per i prossimi 3 anni ipotizzano già un rimbalzo, e si preparano gli investimenti: i mercati scommettono su una nazione che, a dispetto della crisi che sta attraversando e dell’isolamento sia autoimposto che derivante da interessi contrapposti, sarà ancora più forte di prima. E di un bel po’. Il mondo è denaro.

[r.s.]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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