Avversari multipli: non si scherza. Parlando di sicurezza

20.02.2020 – 12:35 – Eccoci anche questo mese a parlare di sicurezza. Nei precedenti articoli abbiamo analizzato numeri, dati e statistiche, e li abbiamo confrontati con la realtà e con la percezione del pericolo. Soprattutto negli ultimi due abbiamo estrapolato delle considerazioni e abbiamo promesso di approfondirle. E siccome ogni promessa è debito, vediamo insieme alcune riflessioni sulle informazioni emerse; alcune le abbiamo già affrontate negli articoli passati: cosa fare contro un coltello lo abbiamo visto in questo articolo, mentre l’importanza della mentalità viene analizzata qui. Vedremo prossimamente come osservare in modo efficace il luogo in cui ci troviamo, la possibilità di essere aggrediti con strumenti comuni e di facile reperibilità, e le difficoltà operative delle Forze dell’Ordine, che nonostante tutto sono sempre in prima linea per tentare di garantire la nostra sicurezza.

Oggi invece affrontiamo un’altra situazione critica, anche questa emersa dalle recenti analisi dei fatti avvenuti a Trieste – ma è un argomento molto attuale in tutta la penisola: cosa fare quando il pericolo potenziale è rappresentato da più di un aggressore? Innanzitutto vediamo di fare chiarezza anche su questo scenario. Come “funziona” un gruppo? Solitamente, all’interno di un gruppo tutti si sentono più forti, coraggiosi e decisi. Questo accade per vari fattori: gli individui si spronano l’un l’altro, si danno coraggio, e soprattutto sentono meno il peso delle conseguenze delle loro azioni per un fenomeno noto come “diffusione della responsabilità”, ossia, in caso di guai, “Non pago solo io, ma tutto il gruppo ne risponde. E posso anche dare la colpa agli altri!”

Avete mai sentito la scusa: “Non è colpa mia. Tizio ha fatto questo a uno di noi, e siamo partiti. Mi hanno trascinato nella mischia. Io non volevo, ma non potevo andare via…”. Gli elementi del branco, quindi, hanno meno inibizioni se devono agire in modo criminale, o violento: sono complici, si sostengono, si coprono tra loro, si aiutano. E questo genera una sicurezza che spesso, individualmente, magari non avrebbero. Se a questo aggiungiamo che spesso il gruppo, per divertirsi, usa del “carburante” come alcol o sostanze stupefacenti, ecco che anche l’ultima eventuale inibizione va a farsi benedire, e saremo di fronte a un’entità capace praticamente di tutto. Quindi, con queste affatto allegre informazioni, cerchiamo di rispondere alla domanda di prima: cosa possiamo fare se siamo aggrediti da un gruppo di persone? Ci sono varie teorie al riguardo, e sfortunatamente la maggior parte di queste abbastanza fantascientifiche. Se avete la convinzione che grazie a qualche corso di difesa personale o di qualsiasi arte marziale sarete in grado di combattere efficacemente contro avversari multipli, dovrete rinunciare ai vostri sogni di gloria.

Non è possibile. Punto. Funziona solo nei film, dove l’eroe di turno affronta dieci uomini e vince riportando solo qualche graffio.

Ma se guardiamo attentamente la coreografia della scena d’azione, vedremo che i “cattivi” attaccano uno alla volta, e aspettano il proprio turno per poter attaccare, proprio come si aspetta il proprio numero dal salumiere. Credo sia oggettivo e sotto gli occhi di tutti che la realtà è ben diversa: se sono in due, attaccheranno in due; se sono in cinque… attaccheranno in cinque. E cosa possiamo fare per sconfiggere cinque persone? Niente!

Quello che si può fare, in caso fossimo coinvolti in un conflitto contro più persone, è cercare di applicare una tattica che abbia come obiettivi i seguenti:

  • restare vivi
  • scappare appena possibile
  • mettersi al sicuro

Come possiamo ottenere questi risultati, mentre diverse persone ci stanno aggredendo e ci stanno facendo male? La risposta a questa domanda è complessa, ed è un misto di tecnica, psicologia, violenza, addestramento, ed altri parametri di difficile trattazione in un articolo. È materiale da corso di formazione, o da evento dedicato, dove i partecipanti sono pronti a ricevere determinate istruzioni, hanno particolari esigenze e sono in grado di operare in modo praticamente professionale. Non dimentichiamo che per le persone comuni, affrontare avversari multipli non è una scelta, ma un emergenza da affrontare solo se veramente non ci sono alternative.

Vediamo comunque di fornire qualche suggerimento. Per facilità di comprensione, e per dare efficaci indicazioni a chi sta leggendo, dividiamo la soluzione del problema in due momenti: il “prima” e il “durante”. Il dopo dipenderà da come si sono risolti i primi due.

  • Prima: questa è in assoluto la soluzione da preferire. Risolvere “prima” significa essersi accorti precocemente che c’è un gruppo di persone con intenzioni violente, e di conseguenza avere il tempo di evitare il contatto con loro ed elaborare un piano efficace, come ad esempio cambiare strada, entrare in un locale, avere il tempo di chiamare aiuto, avere distanza sufficiente per scappare, e qualunque altra strategia utile a non affrontare il branco. Per fare questo, però, bisogna sacrificare qualcosa. Quindi niente smartphone in mano, niente risposte ai messaggi su WhatsApp, niente cappuccio in testa e niente cuffiette nelle orecchie. Ma, al contrario, testa alta, guardarsi intorno, essere pronti e soprattutto attenti a tutto quello che ci circonda. Solo così si aumenta la possibilità si tornare a casa sani e salvi. Se invece non abbiamo fatto attenzione all’ambiente, oppure non ci siamo accorti di essere il bersaglio di un gruppo di persone alterate, o magari per orgoglio abbiamo accettato una provocazione da un individuo, per poi scoprire che non era da solo come sembrava, allora abbiamo un problema.

Ci stanno attaccando, e adesso dobbiamo fare qualcosa “durante” l’aggressione.

  • Durante: questo è un problema. E cosa fare, come già accennato, non verrà trattato in questa sede. Quello che possiamo dire è che siete nei guai, in guai molto grossi, potenzialmente letali. Parliamo di calci, pugni e colpi vari, provenienti da tutte le direzioni: davanti, dietro, di fianco. E se cadete a terra, significa calci nelle costole e in testa, con esiti drammatici. Cosa fare? Senza entrare nel dettaglio, nel caso siate miracolosamente in grado di farlo, cercate di coprire meglio che potete le zone importanti, come la testa, e urlate per attirare l’attenzione. Approfittate di qualunque momento per cercare di scappare e di mettervi al sicuro. Non è facile, e molto spesso neanche possibile, ma per una persona comune che non ha ricevuto nessuna preparazione, è l’unica soluzione ragionevole. Scordatevi delle soluzioni paramilitari, dei corsi di difesa personale “Urban” o “Warrior”, e tanto meno delle fantascientifiche teorie delle arti marziali tradizionali. Chi vi propone strategie basate sullo scontro fisico, vantando tecniche che funzionano per sconfiggere contemporaneamente più di un avversario, non è una persona affidabile (per non dire di peggio), e il nostro consiglio è quello di cercare altrove le soluzioni per la vostra sicurezza.

Da parte nostra, in quanto servizio di informazione seria e professionale, speriamo di aver reso un’idea abbastanza chiara di quanto sia critica una situazione come quella descritta, e che la via più intelligente da seguire sia quella dell’attenzione continua all’ambiente circostante (ne abbiamo parlato qua e qua). Come abbiamo visto, la tendenza attuale è quella delle aggressioni da parte di due o più aggressori, e quindi come promesso abbiamo affrontato in modo molto generico, ma speriamo utile, questa delicata situazione.

Per avere una seria ed efficace preparazione, non smetteremo mai di ribadirlo, la soluzione è quella di affidarsi a professionisti capaci, preparati e con reale esperienza sul campo. La formazione è l’unico strumento che riteniamo efficace per essere pronti a gestire situazioni critiche, riportando il minor numero di danni possibile. Sperando non ne abbiate mai bisogno, ma invitandovi a non sottovalutare l’argomento, vi salutiamo e vi diamo appuntamento al prossimo mese, come sempre…

parlando di sicurezza.

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[w.f.]