Invasione di locuste: stato di emergenza in Africa. Raggiunta anche l’Asia.

25.02.2020-09.10- Una grande emergenza in questi ultimi mesi sta passando sotto silenzio, mentre ha raggiunto le zone dell’Africa per arrivare, in questi giorni, fino all’Asia: si tratta di un’enorme invasione di locuste. Potrebbe essere la piaga più devastante delle locuste mai avvenuta se non contrastiamo il problema più velocemente di quanto stiamo facendo in questo momento”, ha detto il capo umanitario delle Nazioni Unite Mark Lowcock. La Somalia, paese già stremato dai conflitti passati, ha già dichiarato lo stato di emergenza per far fronte all’invasione che minaccia tutto il Corno d’Africa. Kenya ed Etiopia stanno subendo anch’esse devastazioni di raccolti e vegetazione, paesi in cui già 4 milioni di bambini stava soffrendo la fame. Il governo di Kampala ha reso noto che sta per essere messo in atto un piano speciale di contenimento, tramite pesticidi e con il coinvolgimento delle forze armate.

Si tratta di una delle peggiori invasioni mai subite negli ultimi 25 anni (75 in Kenya). In volo, le cavallette possono percorrere in volo fino a 150 chilometri al giorno e sopravvivere per circa tre mesi. Per proliferare, hanno bisogno di terreni umidi e sabbiosi, favoriti dalla prolungata stagione delle pioggie. Per gli esperti ciò è dovuto al cambiamento climatico che porta a sbalzi metereologici: le basse precipitazioni avute tra marzo e maggio, infatti, hanno portato successivamente ad un grosso quantitativo di pioggia che, scatenatosi violentemente, ha provocato inondazioni e distrutto i campi.

Oltre a ciò in dicembre, in Somalia, l’arrivo di un potente ciclone ha favorito il tutto. L’associazione no-profit Save the Children denuncia 1,38 milioni di bambini in urgente bisogno di cure.

Dalle zone colpite, inoltre, le cavallette si sono dirette nel Sud Sudan, Arabia Saudita, Oman, Yemen e Pakistan (quest’ultima ha poi dichiarato lo stato d’emergenza) fino ad arrivare al confine con la Cina. Solo nel Caucaso sono minacciate 25 milioni di ettari di aree coltivate e sono a rischio almeno 20 milioni di persone. In Cina, paese già stremato dal problema del Coronavirus, a metà febbraio sono state avvistate e filmate migliaia di locuste al confine dello Xinjiang, nella parte orientale del paese. Sembra difficile, secondo i ricercatori, l’arrivo delle locuste nelle zone centrali grazie alla ‘difesa’ data dalla barriera naturale dell’altopiano del Qinghai-Tibet. La Cina, comunque, in questo ambito si fa trovare preparata: comprendendo già al suo interno più di 1000 generi di locuste, dispone infatti di un meccanismo di prevenzione e contenimento degli sciami di locuste ed ha istituito un sistema nazionale di monitoraggio e allerta rapida.

Il problema, comunque, resta grave soprattutto per le zone africane, già stremate da situazioni di povertà e mancanza di cibo. Per questo l’Onu ha lanciato l’allarme per una migrazione che il mese scorso ha raggiunto la dimensione di 100-200 miliardi di esemplari, partita dallo Yemen e diffusasi poi nell’Africa orientale.

Si tratta di un’altra dimensione drammatica dell’emergenza climatica che non bisogna trascurare.

Michela Porta