Generazione Coca, l’occhio bendato su un lato della realtà

16.02.2020 – 17.27 – Madeline Ramirez ha 21 anni; è con gli amici, torna da una serata. Hanno un incidente in autostrada, sulla Milano-Napoli: esce, per chiedere aiuto, e muore. La Punto che la travolge viaggia a forte velocità ed è guidata da un uomo di 58 anni, che si è distratto per guardare il treno deragliato proprio lì, scena di una diversa tragedia; non è solo distratto, è positivo alla cocaina.

Una intera generazione, quella dei Millennials nata fra i primi anni Ottanta e la fine dei Novanta, è molto etica. Molti sono vegani, attenti all’inquinamento e all’impatto dell’uomo sull’ambiente; tanti sono impegnati in movimenti di libertà, contro l’imperialismo e il razzismo, per l’integrazione e l’uguaglianza. Tantissimi sono in cerca della propria realizzazione personale, nel lavoro e nella vita, come necessità primaria dell’essere. Più di qualcuno, anzi altrettanti, a favore dell’aborto e del suicidio assistito e della libertà sessuale assoluta: stai con chi vuoi e con chi ami, non importa se sia uomo o donna. In buona sostanza, sto dalla loro parte. Come altri della mia generazione, che è quella di qualche anno prima, e che dal loro mondo è ancora attratta, in cerca della gioventù rubata o di una vita non realizzatasi come volevamo – uomini di mezza età magari ancora e per sempre innamorati di una donna di vent’anni più giovane, o di un ragazzo che potrebbe avere l’età di un figlio. Condivido tante delle cose che dicono. Non penso che etichettare come ‘fascista’ tutto ciò che non è diversamente già omologato sia una soluzione, ma sento dentro di me che la storia va letta (non riletta) con attenzione, e che i programmi d’insegnamento, a scuola, non sono quelli che potrebbero essere. Non sono per niente vegano, e penso che ci siano un po’ troppo business e sfruttamento dei media nelle diete senza carne, nell’olio d’oliva biologico con 5 bi e nelle taglie troppo piccole per le ragazze, ma credo che gli adolescenti che scendono in piazza per difendere l’ambiente siano da incoraggiare, che a loro vadano dati guida e supporto, e che ci sia bisogno di energia senza carbone. Non sono omosessuale, e gli omosessuali per moda, e ce ne sono in qualsiasi sceneggiatura o libro contemporaneo, mi fanno riflettere, spesso mi fanno scegliere di andare da un’altra parte o di cambiare canale; ma sono profondamente convinto che non ci sia e non ci sia mai stata nessuna malattia, dietro una diversità che è parte di noi e della natura dalla quale tutti siamo venuti, e che il diritto di dividere il proprio letto con chi si vuole, facendo del proprio corpo ciò che si vuole, sia qualcosa di fondamentale. C’è una dichiarazione dei Diritti Umani, per questo; l’abbiamo scritta, e non parla di un biologicamente giusto o sbagliato.

C’è qualcosa, però, della generazione che ha trenta e quarant’anni oggi, con le due code fatte da chi ha qualche anno di più ma non riesce a farsene una ragione e da chi ne ha qualcuno di meno ma vuol sentirsi grande, non riesco ad accettare: quel buttar via tutta l’etica vissuta dal lunedì al venerdì nel fine settimana, in cerca di eccesso. Cocaina. Un tempo la droga dei ricchi, ora la polvere per tutti. Chi vive in città come Londra (però basta andare a Lubiana, a Vienna, a Milano o in qualsiasi area urbana appena un po’ più grande) sa come procurarsela in 15 minuti: più veloce di un’insalata ordinata per telefono. Compare d’improvviso, dopo un cocktail o quattro birre, sul tavolo di un locale dove mai ti saresti immaginato di vederla, e ti fa ricordare che Trieste è comunque nel mondo. Quando inizia la stagione delle serate un po’ Underground, è compagna di tutte le voglie: che sia un appuntamento nel bagno di una discoteca, o tirata su semplicemente senza curarsi di chi sta intorno. Ti fa sentire più ‘figo’: forte, aperto, superiore, un vero uomo o una donna che sente tutto. Ti permette di bere di più, di divertirti di più, di sorridere di più, di fare di più, di far sesso di più e di andartene senza dormire pronto per un’altra festa. A tuo agio, eccitato, coinvolto da tutto: tutto è interessante, tutto diventa nuovo. La cocaina, insomma, è ‘di più’, è ‘tanta roba’: senza cocaina, il mondo è grigio. Costa un po’, si dice che una serata di quelle giuste possa valere alla fine 80, 100 euro di differenza; non è poco ma neppure poi tantissimo, e ora che gli affari vanno bene il prezzo scende giù. Una decina di anni fa, l’attenzione ha iniziato a spostarsi dai consumatori ai trafficanti, perché gli adulti informati dovrebbero essere liberi, in una società moderna, di farsi del male quanto vogliono: in fondo, l’abbiamo detto prima, usare il proprio corpo come si vuole è un diritto umano fondamentale.

Il punto è che non ci è concesso far del male agli altri. Negli ultimi anni, decine di migliaia di persone sono state uccise a causa del traffico di cocaina. Nell’america Latina, in particolare in Brasile, 1 morto ammazzato su 10 è ammazzato a causa del traffico di droga, e il paese è uno dei più grandi consumatori ed esportatori. Eppure, se il fuoco dell’Amazzonia solleva l’attenzione e l’orrore di tutti i ragazzi e di chi ha qualche anno di più, altrettanto la droga non fa, anche se la deforestazione operata dai coltivatori della pianta di Coca è largamente estesa. Il rapporto europeo sulla droga (EDR) del 2018 ha chiaramente indicato come la produzione di cocaina stia raggiungendo picchi storici in Sud America, e lo fa perché il nostro appetito europeo, se si parla di polvere bianca, è insaziabile, senza precedenti: tale da poter essere rintracciato persino nelle analisi delle acque fognarie, fatte a campione. I più grandi consumatori? I londinesi, con oltre 300 morti l’anno per overdose diretta senza contare le morti indirette e i danni collaterali, come l’incidente che ha ucciso, sull’autostrada, Madeline. La coca si compra anche sul web: basta conoscere il giro giusto e arriva in buste anonime, che nessuno controlla, non è Coronavirus. Eppure, anche se ne conosciamo benissimo gli effetti e cosa comporterà per la nostra vita, stando ai numeri in continua crescita non sappiamo farne a meno: i consumatori del fine settimana aspettano le promozioni, come si fa per il Black Friday. La maggior incubatrice: la classe media, quella di etnia europea bianca, fatta da impiegati e piccoli manager e piccoli imprenditori che hanno avuto un po’ di successo oppure lo hanno ereditato, e che contemporaneamente hanno perso, nel mondo che va verso qualcosa di nuovo, la loro identità. Non arrabbiamoci, a dirci che è così sono i numeri. Fa male, dire che il popolo della cocaina siamo noi: ma guardarsi allo specchio a volte giova, e fra lo scegliere di non mangiare carne rossa, e tirar su un po’ di coca, se vogliamo essere etici come diciamo di voler esser forse potremmo rinunciare alla seconda, meglio ancora a tutte e due. Quando ci informiamo per vedere se gli abiti che indossiamo sono prodotti secondo una catena etica, che non sfrutti i lavoratori e le persone, potremmo anche cercare di ricordarci che Pablo Escobar non è stato un eroe. Perché la verità, scomoda, è che il mercato della cocaina diventerà sempre più grande, e ci saranno altre Madeline: quando guardiamo alla morale, uno dei nostri occhi resta bendato.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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