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venerdì, 2 Dicembre 2022

Mordi le polveri sottili. I killer visibili di ogni giorno

16.01.2019 – 19.15 – Emergenza polveri oggi a Torino, con livelli superiori a 100 microgrammi di PM10 per metro cubo: per abbassare il livello, si lavano d’urgenza le strade. Nei giorni scorsi, blocco del traffico veicolare a Roma, con forti disagi per i cittadini, dovuto al superamento dei 60 microgrammi. In Friuli Venezia Giulia, la Regione è fortemente impegnata nel contrasto all’inquinamento da polveri, e i risultati ci sono – molto dipende però, per quanto riguarda le strade, anche dai Comuni. Per la prima volta, nel novembre dell’anno scorso, 2019, le nanoparticelle ricche di ferro presenti nell’aria e provenienti dalla strada e dal traffico veicolare sono state collegate all’insorgenza del tumore al cervello da uno studio della McGill University del Canada. È una notizia che dovrebbe farci preoccupare molto, soprattutto perché conferma sospetti presenti già da tempo e disegna un quadro piuttosto grigio – è il caso di dirlo: come il cemento – su cosa respiriamo ogni giorno semplicemente camminando. Figuriamoci facendo jogging, o andando in bicicletta in mezzo al traffico in città, tentando magari di passare alla mobilità sostenibile.

Per capire meglio il problema, facciamo un passo indietro. Il traffico veicolare è il principale fattore d’inquinamento urbano: non l’unico, ma molto importante. Negli ultimi cinque anni, si stima che abbia contribuito a più della metà delle emissioni di monossido di carbonio e ossido d’azoto, e di più di un quarto degli idrocarburi presenti nell’aria. Le PM10, le cosiddette ‘polveri sottili’, sono un fattore che conosciamo bene: sono a volte risultato di eventi naturali, come eruzioni o combustione del legno, e più spesso risultato dell’inquinamento causato dall’uomo per la mobilità e il riscaldamento o dalle industrie che bruciano combustibili fossili. Le PM10 contengono anche il polline. A Trieste, molto cambierà con la chiusura della Ferriera di Servola; nella parte occidentale del Friuli Venezia Giulia, confinante con l’altamente industrializzata e meno ventilata Pianura Padana, sarà più difficile intervenire. Parliamo però delle PM2.5, ovvero le ‘polveri ancora più sottili’ (10, o 2.5, è il loro diametro in micrometri). La mancanza di polvere e fumo visibili non è indicatore di un’aria pulita, ma il fumo e la polvere nell’aria certamente ci dicono che pulita non è. Le polveri microscopiche attraversano con facilità le difese del nostro corpo ed entrano nei polmoni, facendosi strada poi, attraverso la circolazione del sangue, fino al cuore e al cervello.

Quali sono gli inquinanti? Il particolato costituito proprio dal mix solido e liquido derivante dalla combustione di sostanze fossili e traffico stradale; il biossido d’azoto che deriva dalla combustione di gas domestico e gas per riscaldamento. Poi il biossido di zolfo tipico dei motori a combustione interna e l’ozono a livello del terreno, causato dalla reazione chimica fra la luce del sole – in particolare nei periodi di maggiore esposizione, come l’estate – e le sostanze inquinanti depositate a terra: calcio e particolato carbonioso, alluminio, bromo, cloro, nickel, potassio, zolfo, silicio, titanio, vanadio e zinco. Niente male; alcuni di questi componenti sono più pericolosi degli altri. Le PM2.5 hanno effetti deleteri sui bambini – si stima che nel mondo la percentuale dei soggetti, nella fascia fra i 5 e 18 anni, che soffre di asma allergica legata a fattori ambientali arrivi al 14 per cento, e ogni anno 500 mila bambini muoiono a causa di malattie respiratorie o di tumori ricollegabili all’inquinamento da combustibili fossili. Purtroppo, l’effetto non si esaurisce qui, perché con l’esposizione del feto, attraverso la madre, all’inquinamento, il cervello può subire danni che si sviluppano lentamente e si manifestano dopo anni con ritardi cognitivi o malattie neurologiche precoci: come il Parkinson cosiddetto ‘giovanile’, che emerge attorno ai 50 anni. La correlazione esatta non è stata ancora identificata eppure le prove a carico delle cause ambientali sono fortissime, di gran lunga superiori alle possibili cause, non dimostrate scientificamente, di inquinamento elettromagnetico come quello di cui si discute a proposito dei telefoni cellulari. L’ozono è anch’esso una causa di insorgenza dell’asma (e del peggioramento di una condizione asmatica preesistente); il biossido d’azoto e biossido di zolfo causano infiammazioni ai polmoni e riducono progressivamente la capacità respiratoria, fino a far insorgere malattie croniche.

Quando cominciano, le polveri, a essere pericolose per la nostra salute? Per quanto riguarda le PM2.5 le linee guida dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità identificano come ‘aria pulita’ quella con un livello di concentrazione massima di 10 microgrammi per metro cubo. Per incoraggiare gli agglomerati urbani a essere virtuosi anche nel momento in cui non sono in grado di raggiungere i livelli di sicurezza indicati, esistono altre scale di misurazione e su quella più restrittiva sono state identificate tre fasce: la soglia dei 15 microgrammi definita ‘accettabile’ , quella dei 25 microgrammi definita ‘media’, quella dei 35 microgrammi definita ‘scarsa’. Sopra i 35 microgrammi di PM 2.5 l’aria respirata è potenzialmente dannosa alla salute e si può definire inquinata. Fra le varie sorgenti d’inquinamento analizzate dagli studi che si sono occupati dell’ambiente urbano, solo la polvere stradale è risultata significativa: ciò significa che, a variazione di livello di esposizione, variano anche il livello degli effetti nei soggetti esaminati e il numero di ricoveri ospedalieri necessari.

Che cosa si può fare? Si è visto che i blocchi del traffico non risultano, come misura, particolarmente efficaci. Più efficace, è stato provato in Inghilterra e negli Stati Uniti, sembra essere la soluzione a pensarci più ovvia di tutte: rinverdire le città piantando alberi: l’assorbimento delle polveri sottili si concentra infatti sulle foglie. Anche in questo caso, però, i modelli di studio hanno dimostrato che molta dell’efficacia del rimedio ‘verde’ dipende dalla composizione delle polveri: i nuovi alberi vanno selezionati fra le specie più adatte all’ambiente urbano, a seconda dell’area geografica in cui esso si trova. Negli studi inglesi, si sono dimostrate particolarmente efficaci le betulle: fino al 50 per cento di polveri sottili assorbite. Un errore nello studio della disposizione del verde urbano o della specie di albero potrebbe ridurre l’efficacia dell’intervento facendolo passare dal 50 o 60 per cento di assorbimento ad addirittura l’1 per cento, vanificando lo sforzo; ma gli esperimenti che si stanno conducendo in tema di verde urbano nelle città più ‘smart’ stanno dimostrando che l’efficacia degli alberi nei modelli di sviluppo può esser stata, finora, fortemente sottostimata e che sicuramente è una strada da seguire.

In conclusione. Mentre camminiamo, ci preoccupiamo dei pesci radioattivi del mare di Fukushima, dimenticando il fatto che una banana contiene potassio 40, un isotopo radioattivo che equivale all’1 per cento della dose di radiazione naturale che riceviamo ogni giorno. Mentre corriamo a piedi o in bicicletta, stiamo molto attenti alla nostra efficienza sportiva e alla salute dei nostri legamenti, e appena avvertiamo un disturbo ci facciamo prescrivere un esame trascurando il fatto che la dose effettiva di radiazioni che riceviamo con una singola TAC è mediamente la stessa ricevuta da alcuni dei sopravvissuti alla bomba atomica di Hiroshima (5 milliSievert, unità di misura degli effetti da radiazione ionizzante). L’inquinamento da polveri di ogni giorno è molto più pericoloso delle radiazioni e responsabile di 4 milioni di morti l’anno, per la maggior parte in Africa e in Asia, dove combustibili molto inquinanti vengono utilizzati per cucinare, scaldarsi e illuminare; si muore però anche da noi e quindi non è solo roba da terzo mondo. Il nostro pianeta, e lo si sa bene, diventa ogni giorno più caldo e più affollato. Respirare polveri sottili, volontariamente o involontariamente, equivale a farsi tanto male quanto a fumare una gran quantità di sigarette, ogni giorno. Piantiamo alberi, quindi, se possiamo; e prima di passare con le spazzole, bagniamo le strade.

[r.s.]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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