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venerdì, 1 Luglio 2022

La Polizia di Stato ricorda Giovanni Palatucci per il Giorno della Memoria

27.01.2020-10.30-Questa mattina, all’interno della Casa circondariale locale è stata deposta una corona sulla lapide in ricordo della prigionia subita da Giovanni Palatucci, ultimo Questore italiano di Fiume, “Giusto tra le Nazioni”, “Servo di Dio” e “Medaglia d’oro al Merito Civile”. Il Cappellano del carcere, Padre Silvio Alaimo, ha benedetto la lapide e la corona ricordando la figura di Palatucci in presenza del Prefetto Valerio Valenti, del Direttore del carcere Ottavio Casarano, della dottoressa Delfina Di Stefano in rappresentanza del Questore Giuseppe Petronzi, del Presidente del Consiglio comunale Francesco Panteca e di altre autorità amministrative, militari e civili.

Palatucci era nato in provincia di Avellino nel 1909, frequentò il 14.o corso per Vice Commissario di Pubblica Sicurezza e fu assegnato alla Questura di Genova. A partire dalla promulgazione delle leggi razziali del 1938, egli, in servizio presso l’Ufficio Stranieri della Questura di Fiume, divenne il protettore in particolare degli ebrei, con la cui comunità fiumana intratteneva cordiali rapporti di stima e di amicizia. Egli salvò la vita a più di 5 mila ebrei, avviandoli a un campo di raccolta in provincia di Salerno dove era Vescovo uno zio, che li prese sotto la propria protezione.
Il precipitare degli eventi dopo l’8 settembre 1943 fecero sì che Giovanni Palatucci rimanesse da solo a reggere la Questura di Fiume e un anno dopo fu arrestato dalla Gestapo e condannato a morte, ma la pena gli fu commutata nel carcere a vita. Trascorse due giorni nella struttura di Trieste e da lì fu tradotto nel campo di sterminio di Dachau, dove mori il 10 febbraio 1945, all’età di neanche 36 anni.
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha questo modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.

Michela Porta

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