“La memoria e la scelta”, un doppio appuntamento dedicato ai temi della Shoa

21.012.2020 – 15.15 – In occasione del 27 gennaio, Giorno della Memoria, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia propone la quarta edizione del progetto “La memoria e la scelta“, a cura di Paola Pini, su idea del direttore Franco Però, dedicato ai temi della Shoa; un’occasione di conoscenza e di riflessione su una delle pagine più sconvolgenti e tragiche della storia. Quest’anno il progetto si comporrà di due momenti in particolare: lo spettacolo “Un uomo banale”, con Andrea Germani e Romina Colbasso, in scena alla Sala Bartoli dal 23 alle ore 19.30 con la prima, fino al 26 gennaio con quattro repliche; e l’evento “La Risiera racconta”, il 26 gennaio alle ore 16.00, alla Risiera di San Sabba, con i ragazzi dei licei di Trieste Carducci/Dante, Galilei, Oberdan, Petrarca e Prešeren. Nel corso dell’evento conclusivo, attraverso alcune letture intervallate da interventi musicali, saranno approfondite dagli studenti le figure di Friedrich Rainer e Odilo Globočnik.

Lo spettacolo “Un uomo banale” è liberamente tratto da “In quelle tenebre“, risultato dell’intervista, ampliata da molte altre testimonianze, che Gitta Sereny fece a Franz Stangl nel 1971 presso il carcere di Düsseldorf, luogo in cui l’uomo scontava la condanna all’ergastolo. Stangl sarebbe potuto sembrare proprio “un uomo qualsiasi” e per questo la sua storia colpisce particolarmente: poliziotto nel 1938 e in seguito ufficiale delle SS, è parte attiva nel Progetto Eutanasia, attraverso il quale saranno uccise tra le 60.000 e le 100.000 persone con minorazioni mentali o fisiche, nel 1942 dirige i campi di sterminio di Sobibor prima e di Treblinka poi, mentre dal 1943 al 1945 è infine trasferito in Italia, dove risulta impiegato nei territori della Zona Operativa del Litorale Adriatico, in particolare a Udine e a Fiume, ma la sua presenza è testimoniata anche a Trieste, alla Risiera di San Sabba.
Gitta Sereny, nata a Vienna nel 1921, nel 1934 assiste, a Norimberga, a un rastrellamento di massa operato dai nazisti; dopo l’Anschluss del 1938, emigra in Francia dove opera nella Resistenza e, alla fine della Guerra, si unisce alle forze dell’UNRRA (l’Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione delle popolazioni danneggiate dalla guerra) per occuparsi di riunire ai familiari i bambini superstiti a Dachau.
Quello che avviene in scena assomiglia a una partita a scacchi molto particolare: Gitta Sereny e Franz Stangl si fronteggiano in uno scambio verbale ed emozionale carico di tensione, un gioco di cui è lei a dettare le regole.

A Gitta Sereny” spiega Paola Pini, autrice del testoimporta analizzare, scandagliando i ricordi e provocando le reazioni improvvise, spesso sconvolgenti dell’interlocutore non tanto perché, ma piuttosto come si sia potuti arrivare a quell’orrendo sterminio su scala industriale che è stata la Shoah. Il pubblico ha così l’occasione di comprendere quali meccanismi possano portare una persona comune, qual era Stangl all’inizio della sua carriera di burocrate della morte, a trasformarsi nell’uomo giudicato responsabile della morte di 900.000 persone, complice attivo dei veri carnefici, dei seminatori di odio e di violenza (…) Se tutto sommato può essere relativamente semplice cercare di identificarsi con la sofferenza delle vittime, o giudicare mostri i boia più efferati e pazzi i loro mandanti, risulta molto più complesso e difficile cogliere i pericoli che si nascondono nella potenziale somiglianza fra noi stessi e persone come Franz Stangl“.