“Io sono Simona”, a Trieste un dialogo fotografico con Simona Scalia

25.01.2020 – 10.08 – Simona Scalia, oggi, incarna alla perfezione l’ideale della modella che Helmut Newton avrebbe voluto accanto a se, per la sua fotografia, unica nel suo genere: un Fashion Nude che si impone sui canoni di bellezza ‘soliti’, già visti, proponendosi come figura controcorrente rispetto alle tendenze attuali e classificandosi come una vera e propria ‘StrongModel‘: ‘forte’, con una cultura per la fotografia sorprendente e un’eleganza prepotente e davvero unica.

Foto di Alberto Buzzanca

Simona sarà protagonista a Trieste, venerdì 31 gennaio e sabato 1 febbraio, del workshop ‘I’m Simona’, organizzato dal fotografo Davide Zugna, due giorni dedicati alla comunicazione attiva tra modella e fotografo, dove Simona stessa rappresenterà una vera e propria guida per i partecipanti, grazie alla sua grande esperienza di modella professionista: un’occasione per andare oltre alla rappresentazione della nudità femminile, creando una vera e propria foto d’autore.

Quando hai cominciato a posare? Cosa ricerchi in un set fotografico?

Ho iniziato a posare a vent’anni. Poi ho lavorato molto, con Franco Fontana e Alberto Buzzanca durante il Toscana Foto Festival, con Settimio Benedusi per il Talent Show europeo Master Of Photography. Con Toni Thorinbert. Con tanti bravi fotografi.

Qual è il rapporto migliore che si possa instaurare tra modella e fotografo?

Un rapporto in cui si parla, si dialoga. Più che prima dello shooting, quando tutti sono più rilassati, è soprattutto durante il set che è necessario parlare e dirigere la modella.
Con il silenzio assoluto si tende a scattare e scattare, aspettandosi che la modella faccia il suo lavoro. Ma questa non è fotografia, è solo un esercizio estetico. In un servizio il fotografo dovrebbe avere ben in mente cosa desidera raggiungere, qual è l’immagine che vuole come risultato, che cosa cerca. Purtroppo, non lo sanno mai esattamente. Quindi la prima cosa, per me, è individuare cosa vogliono: sono molto concentrata ed è un cercarsi continuo, uno scambio. Se non troviamo assieme un modo per raccontarsi e raccontarmi, non sono contenta.

Secondo te, perché la nudità riesce a trasmettere così tanta forza, tensione, e così tanti sentimenti contrastanti nelle persone?

Il nudo è la forma di linguaggio più diretta, insieme al ritratto, per comunicare con la fotografia. Per parlare con le immagini. Non ha elementi che possono distrarre. Magliette, intimo, gioielli e accessori sono tutti elementi che trasmettono dei messaggi, che servono per creare un contesto: diventano una serie di paletti, di maschere che distraggono lo spettatore. Il nudo ne è privo. Inoltre, ci si avvicina al nucleo di noi stessi: a quel ‘come siamo nati’, che comunica un senso di libertà, che svincola dal senso comune della società, compreso il pudore stesso. Il nudo genera un forte turbamento perché le persone non sono abituate a vederlo. E questo genere di scatti è molto difficile: bisogna saperli fare, perché se no si rischia di scadere nel volgare, in quella malizia di cui il nudo fotografico non ha necessità.

Girando per Internet, ho visto che hai un canale Youtube, con un video alla fine del quale scrivi: “I’m not a model”. Come mai? Non pensi di far parte di quel mondo?

Questa è una frase che ho scritto tempo fa, e io non mi identifico nella classica modella. Tendo a fare sempre di testa mia, cosa che di solito, la maggior parte delle volte, la modella non fa. Non sono una persona che si fa dirigere facilmente, tranne nel caso in cui vedo che c’è vera competenza; in quel caso, lo amo. Però io tendo a essere libera. La modella professionista tende a subire i lavori, i set, i fotografi; purtroppo è vista come una figura passiva, e non è quello in cui io mi rispecchio.

Foto di Jumb

Quanto conta, per te, essere considerata unica?

È importantissimo, non mi piace l’idea di essere sostituibile. Faccio il possibile per essere unica: infatti, la mia figura non può essere replicabile, perché ho caratteristiche difficili da ripetere. Proprio grazie a questo ho avuto occasioni lavorative importanti, proprio perché offro qualcosa di diverso. Un esempio sono i tatuaggi, non ne ho: per uno stile molto vecchio stampo. Cerco di avere un corpo naturale che richiami all’estetica delle modelle di Newton: alte, imperiali, con pose dominanti, che sono quelle che solitamente assumo io e si distinguono da quelle più languide che si vedono oggi. Un altro punto essenziale per me è la cultura, che purtroppo le modelle tendono a trascurare: lavorare, conoscere la fotografia, visitare mostre, accrescere il proprio bagaglio di conoscenze. Fa la differenza.

Cambia la società, e cambiano i canoni di bellezza che detta. Ma che cos’è la bellezza, per te?

Una domanda alla quale nessuno riesce a dare risposta. Per me la bellezza non esiste: la mia idea di essa è influenzata dal temperamento e dal carattere della persona. La bellezza in sé e per sé è molto meno importante dell’interiorità. Inoltre, dal punto di vista estetico, sono i difetti che fanno la persona e la rendono interessante e unica. Proprio per questo sono contro la chirurgia estetica spasmodica, che ti rende identica a tutte le altre persone.
La ricerca assurda della perfezione è la tomba della bellezza, che porta ad essere tutti uguali, quasi ad essere degli automi.

A Sanremo, Amadeus, nel descrivere Sofia Novello, l’ha definita una grande donna in grado di stare un passo indietro rispetto ad un grande uomo. Cosa ne pensi degli schemi fissi, delle convenzioni?

Quello che ha fatto Amadeus è il riflesso della società in cui viviamo oggi. Le persone, in ogni gesto, comunicano proprio questo schema fisso: ‘tanto sei figa’. Come se una ragazza bella, con questo, annullasse di colpo tutte le altre caratteristiche che la contraddistinguono. Spesso purtroppo sono le donne stesse a farsi questo autogol, coltivando quasi unicamente il loro aspetto esteriore, dimenticando tutto il resto, il loro valore personale. Queste due realtà, estetica e interiorità, dovrebbero andare di pari passo.

Invece parlando del femminismo attuale, pensi che ci siano alcune pecche?

La mossa sbagliata è il ghettizzarsi di questi movimenti: gli uomini, i maschi e le femmine, le donne, dovrebbero stare allo stesso livello, senza cercare e estremizzare le situazioni. La dottrina della ‘superiorità della donna’ rispetto all’uomo porta a uno squilibrio altrettanto forte anzichè alla parità. Tutti gli estremismi sono sbagliati.

Qual è l’aspetto più bello del mondo fotografico?

Le relazioni umane, quando poi si vengono a creare restano infinite. Perché la fotografia, quella vera, unisce.

[c.d.]