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martedì, 4 Ottobre 2022

Il veganesimo è pari alla religione: la sentenza del Tribunale inglese

04.01.2020 – 14.00 – Il veganesimo etico è in tutto e per tutto paragonabile a una religione o a un credo filosofico, e i suoi seguaci pertanto non possono essere sottoposti a discriminazione sulla loro dottrina, in base all’Equality Act del 2010: è quanto ha stabilito un tribunale del lavoro britannico, che ha sentenziato su un caso che farà giurisprudenza.
Il caso, molto atteso sia dai media sia da varie associazioni, è stato sollevato su ricorso di Jordi Casamitjana, un impiegato della League Against Cruel Sports, organizzazione benefica a difesa degli animali e contro sport come la caccia alla volpe, alla lepre e al cervo, che lo ha licenziato per aver avanzato obiezioni sul fatto che il fondo pensioni dell’associazione stava investendo in società coinvolte in test sugli animali.
Un licenziamento, a sua detta, mosso dal suo credo filosofico, ovvero il ‘veganesimo etico’.

La sezione del lavoro del tribunale di Norwich, nell’est dell’Inghilterra, ha dato ragione all’attivista vegano londinese, il quale afferma di aver avvisato i dirigenti della Onlus e di aver poi, di fronte alla loro inattività sull’argomento, denunciato le sue obiezioni sull’investimento anche fra gli altri dipendenti.
Sulla liceità o meno del licenziamento, il tribunale si pronuncerà in un secondo momento, poichè la Lega contro la crudeltà sugli animali afferma di avere mandato via Casamitjana per la sua cattiva condotta, non assolutamente per la sua etica di vita, che risultava comunque affine a quella della Onlus.
Ma la sentenza crea un precedente giuridico.
Il giudice Robin Postle, nel leggere la sentenza, ha detto che il veganesimo etico “soddisfa i requisiti per essere un credo filosofico e come tale è tutelato dall’Equality Act del 2010: la legge che integra, aggiorna e rende organiche le varie leggi del Regno Unito sulla discriminazione”.
Il ‘veganesimo etico’ va distinto dall”essere vegani’, perché esso non è basato su principi esclusivamente nutrizionisti, ma si pone l’obiettivo di escludere dal consumo qualsiasi prodotto non solo della macellazione o dalla caccia o pesca, ma anche dello sfruttamento degli animali: quindi anche i vari tessuti manifatturieri ricavati dagli animali e i prodotti medicinali o cosmetici che contengano componenti animali o frutto di sperimentazione sugli animali.

Pur non avendo valore di precedente legale, perché emessa da un tribunale del lavoro, la sentenza potrebbe avere ampie conseguenze. “Ci sarebbe da sorprendersi – commenta la Bbc – se qualcuno non citasse in giudizio la propria azienda sostenendo di venire discriminato a causa delle proprie convinzioni in materia di cambiamento climatico, per esempio perché rifiuta di viaggiare per lavoro in auto preferendo usare un’alternativa meno inquinante come il treno”.

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