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lunedì, 3 Ottobre 2022

Europa, Islam e crisi d’identità al centro dell’analisi di “Fratelli d’Italia”

22.01.2020 – 20:26 – Crisi d’identità e conseguente debolezza dei paesi occidentali di fronte all’avanzata del mondo islamico sono stati al centro, venerdì 17 gennaio scorso, del convegno organizzato all’Hotel Savoia Excelsior di Trieste da Fratelli d’Italia, con la presentazione del “Primo rapporto sull’islamizzazione d’Europa“, analisi curata, raccolta ed edita in un volume dalla Fondazione Farefuturo con il contributo dell’Ufficio studi del Senato, frutto delle ricerche, delle analisi e delle riflessioni di un ampio gruppo di lavoro composto da personalità, accademici ed esperti. Il convegno, introdotto dal Capogruppo in consiglio regionale Claudio Giacomelli, che ha moderato gli interventi, e dall’Assessore regionale alla difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, ha visto la partecipazione del senatore Adolfo Urso, presidente della Fondazione Farefuturo stessa e vice presidente del COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), e del professor Renato Cristin, docente di filosofia teoretica all’Università degli Studi di Trieste.
“L’incontro”, ha spiegato l’assessore Fabio Scoccimarro dopo il saluto ai presenti, “verte sul tema culturale ed economico della situazione attuale italiana in rapporto all’immigrazione, senza che possano venir trascurati il ruolo della donna”, che si trova a vivere una realtà estremamente difficile in termini di rispetto e posizione sociale, “e il confronto culturale con i paesi dell’Islam“, con la necessità di riacquistare consapevolezza proprio dell’importanza della cultura italiana e occidentale. Un appuntamento “che ha natura politica“, ha sottolineato poi Claudio Giacomelli prima di passare la parola ai relatori, “perché Fratelli d’Italia è un partito politico. Ma quella di oggi è anche una serata di studio, con la presentazione dell’opera preziosa di FareFuturo. Come tutti i numeri, quelli che Farefuturo presenta sono elementi di verità, dai quali è possibile partire proprio con analisi politiche: contenuti forse in un testo scomodo, come oggi risulta scomoda la verità, e sappiamo quanto possa dare fastidio. L’islamizzazione”, ha ricordato ancora Giacomelli, “è una questione già centrale, divenuta in alcune parti del nord Europa drammatica, con quartieri a maggioranza musulmana. Una situazione che ci pone domande sulla nostra società, non solo in Italia ma soprattutto a Trieste, terminal della Nuova Rotta Balcanica, dove transitano migranti che sono musulmani per il 99 per cento. Samuel Huntington, nel 1996, ipotizzava che i conflitti futuri sarebbero stati di civiltà e religioni, e che la preoccupazione sarebbe stata mantenere i propri principi nei propri confini: vent’anni fa, indicava come pericoli più grandi per l’occidente quello demografico, con un calo della popolazione a occidente e una forte crescita a oriente, ed economico, con la crescita di Cina e India. Come Fratelli d’Italia, riteniamo di poter avere delle risposte”.
Obiettivo dell’analisi di Farefuturo, fotografare e approfondire, attraverso i dati raccolti e pubblicati, la complessa situazione in cui si trovano oggi l’Europa e l’Italia a seguito delle ondate migratorie degli ultimi anni, affiancando all’esposizione del quadro complessivo del fenomeno una riflessione sulla realtà del mondo islamico e suoi delicati equilibri internazionali per arrivare a ipotesi condivise su quelli che potranno essere gli scenari futuri, nonché le possibili soluzioni al problema costituito dall’accoglienza nel momento in cui la stessa si confronta con profonde differenze culturali, motivate dalla diversa religione, e difficoltà di integrazione. “Il rapporto”, ha evidenziato Cristin, “pone al centro la questione islamica, con un sottotitolo: ‘cos’è l’Islam e cosa diventa ‘in’ e ‘per l’Europa’? L’Islam, come fenomeno religioso, sociale, culturale e anche politico può essere affrontato da molti punti di vista, corrispondenti a diverse facce che la sua realtà, direttamente o indirettamente, presenta: quelle di carattere teologico-religioso, quelle storiche e culturali, quelle sociologiche o demografiche”. Centrale, ha spiegato ancora il professor Cristin, “sembra essere però un punto in particolare: quello dell’identità. La questione dell’identità ha una doppia valenza: l’identità del fenomeno del quale ci stiamo occupando, ma anche l’identità di chi lo sta analizzando, cioè la nostra. Ecco quindi che attorno a questo concetto si gioca tutta la questione del rapporto con l’Islam e l’Europa. Sappiamo”, ha proseguito, “che con il mondo islamico si deve dialogare, e tale dialogo può configurarsi, nella sua forma minima, tra due entità, come una relazione fra due soggetti pienamente consapevoli della propria identità: tuttavia, noi europei non l’abbiamo per nulla approfondita, dando per scontato e conosciuto ciò che siamo. Tramite media, istituzioni culturali, organizzazioni politiche, siamo stati indotti a dimenticarla, cioè ad obliare progressivamente ciò che noi autenticamente siamo. Se è così, allora fin dagli inizi il dialogo è inficiato: noi non siamo in grado di svolgere un autentico dialogo con il mondo del Medio Oriente. Noi con questo mondo non siamo in grado di dialogare perché non siamo più in grado di comprendere ed affermare la nostra identità”.
Il tema della minaccia potenzialmente rappresentata dal vicino oriente e in particolare dalla Turchia guidata da Recep Tayyip Erdogan, un paese oggi a guida musulmana che sta lasciando la sfera d’influenza occidentale per avvicinarsi a nuovi alleati, è stato successivamente affrontato dal senatore Urso. “Oggi”, ha affermato Urso, “presentiamo questo studio nel momento in cui non è una più coincidenza che la Turchia di Erdogan abbia messo in atto una strategia di espansionismo; è una minaccia concreta. La prima analisi che si fa in questo rapporto”, ha spiegato, “è quella demografica e statistica: il combinato disposto dell’immigrazione irregolare e della maggiore propensione alla crescita demografica degli stranieri di religione islamica ci dice che nel 2100 ci saranno in Italia più persone di questa stessa religione che di religione cristiana; serve quindi un piano per la natalità. Il problema demografico è reale, e riguarda l’Italia, che è il secondo paese più anziano dell’Unione, e l’Europa nel suo complesso. Il secondo fenomeno”, ha continuato il senatore Urso, “è quello della sicurezza: il Dipartimento di Stato americano ha lanciato un allarme all’Italia, con una nota ufficiale, informando che la ritiene pericolosa perché obiettivo di terrorismo. Si tratta del secondo allarme”. Opinione di Urso è che, in relazione al problema della radicalizzazione religiosa, un’analisi corretta non possa prescindere da una distinzione tra Sunniti e Sciiti, in quanto “capire questa differenza significa isolare il potenziale nemico dall’amico”.
“Il problema”, ha concluso Urso rispondendo poi alle domande del pubblico, “esiste, e rifiutare la nostra identità ci ha resi deboli. L’Europa è diventata una scatola vuota, mentre avrebbe potuto essere un contenitore pieno di valori della persona e delle sue libertà. Siamo la frontiera del conflitto del mondo, e lo siamo nel confronto con l’Islam perché qui in Italia c’è la sede della cristianità: il confronto tra nord e sud del pianeta ha qui le sue fondamenta, e qui sui nostri confini si esercita, tra il continente con il più basso tasso di demografia e quello con il più alto. Il conflitto occidente-Cina passa anche per l’Italia, perché qui passa la Nuova Via della Seta; e anche quello con la Russia, che non dovrebbe esserci, perché semmai ci sono coincidenze piuttosto che conflitti d’interesse, sia dal punto di vista economico che energetico che religioso. E se i conflitti passano tutti da Roma, delle due l’una: o Roma è forte o è debole; si è forti quando c’è una classe dirigente consapevole di quale sia l’interesse nazionale, in quadro economico e culturale. Se fossimo coesi, saremmo forti. Una riflessione che deve coinvolgere anche i vertici della Chiesa”.
[r.p.]
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