Dio. Innovazione poetica

15.01.2020 – 11.21 – Indubbiamente immenso. Un pensiero immenso. Immerso in noi. Ognuno ci ha pensato almeno una volta, come ha pensato alla morte. (Anche la poesia, ognuno di noi, si dice, ne abbia scritta almeno una). Non esiste cosa più intima del pensiero. E il pensiero di Dio apre squarci vastissimi. Proprio perchè è pieno di domande, di dubbi e risposte chiarissime e assenti. Per qualcuno non varrebbe il tempo di dedicarci neanche una parola, figuriamoci un pensiero, per qualcosa che non esiste. Per qualcuno è la ricerca o la missione di un’intera esistenza. Non basteranno neanche queste di parole e di parole a proposito si possono leggere libri e scritti incredibili che aprono vie che ognuno di noi decide poi di scegliere. Magari poi abbandonare e riprendere. È un mondo aperto per chi ricerca, consapevole di non trovare La Verità ma la migliore delle possibilità a cui ci si sente di aderire. Ma non per tutti è così, esistono Sacre Scritture e Parole che devono essere tramandate, insegnamenti che vengono direttamente da Lì. La Verità, la strada da seguire.

Leggevo Krishnamurti (ed è ovvio che è una delle miriadi di posizioni diverse a cui uno può sentirsi affine o meno) e tentando di ordinare ragionamenti che possano avere delle fondamenta stabili, era interessante quando diceva che qualsiasi assembramento e istituzione che si formi, assieme al suo leader, diventa automaticamente separata dagli altri. Questo per tanti non è un male, a volte l’accesso a certe fonti e verità è ritenuto
giusto, esclusivo di determinati gruppi, ristrette cerchie, custodi ed eletti che possano comprendere pienamente e non dissipare le verità donate. Chissà. Si può dire “chissà”, è un tema come immaginare l’universo. Certo, a dire, “io ho la verità e gli altri no” appare in effetti presuntuoso e forse anche violento. Ma d’altronde in tutti gli ambiti non c’è godimento e nirvana migliore per noi di aver ragione e far valere il proprio pensiero rispetto a quello opposto. Tant’è. Anche questo è convertire, e anche questa è conversione. Ma Dio dentro. Dio è dentro. Che uno possa pensare o essere certo che esista o che non esista, è un discorso che intimamente ognuno di noi si fa da dentro. Che qualcuno non si ponga nemmeno il pensiero, lo risolva o non lo risolva mai. Però, se associamo l’Amore a quel sentimento che per rinnovarsi e restare inesauribile si nutre della curiosità, del mistero dell’altro che non si manifesta mai del tutto, per rimanere vivo e si interrompe quando tutto ormai è già detto, pronosticato e indovinato, se l’Amore è come la bellezza che si percepisce, non si spiega, rimanda ad altro, si coglie ma non si afferra e mai si possiede, Dio può stare lì. E se si scoprisse e manifestasse apertamente come l’Amore stesso, andrebbe in decadimento. Sillogismo molto semplice e quindi perfettamente sbagliato probabilmente. Infatti, se pensiamo all’Amore, pensiamo ad una persona che amiamo.

Certo, un Amore che non si esaurisce, che non si afferra mai del tutto, ma che almeno abbiamo toccato. Che sia il proprio padre, la propria moglie, il marito, il figlio. Oppure no, l’Amore per la montagna, il mare, la natura, che ci rispondono a loro modo. Ma nell’invisibile c’è tanto, forse tutto. Mi piace pensare che l’ossigeno che ci fa respirare sia invisibile. O che per percepire un po’ d’infinito basti alzare la testa e vedere l’universo. Che per ora ci dicono, lo sia. Non tutto è misurabile e spiegabile. Quando si Ama non si ha tetto.
Quando, e dico grazie a Dio, mi capita di aprire la finestra o di essere in mezzo alla
città o in un bosco e mentre guardo la vita mi sale su una boccata d’aria nella quale mi
si gonfiano i polmoni e mentre mi manca il respiro mi va il cuore in orbita, mi
innamoro realmente. Di tutto. Di nulla in particolare. Lì sento Dio. Nella meditazione
profonda. Nelle coincidenze. In un livello di energia più profondo e alto allo stesso
tempo. Di tanto possiamo avere il controllo. Ma non di tutto. Quando siamo nel
mondo, siamo in miriadi e miriadi di momenti nella quale la nostra vita è in mano agli
altri. Così dentro, così fuori, sento Dio nel fuori da me, nell’attrazione di quello che
mi succede e accade, una presenza e assenza che permea, avvolge, custodisce quanto
sconquassa, stravolge, espande. Un silenzio che piena e che strazia. Devo dire però,
che non mi basta. E intimamente, non mi sento felice e realizzato appieno, dovessi
lasciare la vita, adilà di possibili successi, delle opere, dei fatti, di figli più evoluti e
consapevoli. Che gusto c’è da questa scrivania. Che esistenza può ritenersi conclusa
quando la abbandoniamo e a qualche chilometro o metro succede l’inesprimibile.
Conosco anche l’antidoto a questo pensiero e ce ne sono miriadi. E tantissimi tranelli.
Quindi sì, dipende da noi, dagli uomini, come va e come andrà questa esistenza. E le
inevitabili prossime dopo di noi. Ma dentro nutro (ed è uno dei pensieri più intimi)
con solida pazzia, e presunzione e volontà di esserci, la voglia di fine del mondo.
Intesa come inizio di un altro. E in questa lucida follia, non visiono altro che un
intervento esterno. Un intervento eterno. Direi di nuovo “chissà” e in un lampo, con
dolce vento, mi sussurra sui piedi una voce. Dillo. E dopo i sogni, il visibilio.

[d.b.]