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lunedì, 5 Dicembre 2022

Calcio, VAR, nessun margine di tolleranza nel fuorigioco

4.1.2020 – 21:31 – La VAR (Video Assistant Referee – Arbitro di Video Assistenza), non piace a tutti, né ai tifosi, né tanto meno ai giocatori. L’IFAB (International Football Association Board), l’organo internazionale competente sul regolamento del calcio, vorrebbe introdurre una modifica al regolamento per far si che la moviola non possa più intervenire nei casi di fuorigioco millimetrici, restituendo così potere decisionale al guardalinee. Tutto ciò implicherebbe l’introduzione di un margine di tolleranza che permetterebbe alla VAR di essere utilizzata esclusivamente per confermare falli evidenti.

‘’Un fuorigioco di un millimetro è un fuorigioco – ha asserito il segretario generale dell’IFAB, Lukas Brud, in una intervista per ‘’La Repubblica’’ – ma se la prima decisione è di non fischiarlo e poi il VAR deve usare 12 telecamere, vuol dire che errore tanto chiaro ed evidente non era’’.

Se in questi giorni di pausa dal calcio giocato si è parlato di introdurre un margine di tolleranza di 13 cm, oggi è arrivata la smentita. “Il fuorigioco è fuorigioco anche se è solo di un centimetro” – ha dichiarato Brud. ”Non ci sarà nessun limite di tolleranza e nessun margine di errore applicato al fuorigioco. Tuttavia l’assistente video dovrà capire rapidamente se si tratta di fuorigioco oppure no”.

Una scelta oculata quella dell’IFAB. Se si fosse introdotto il fantomatico margine di tolleranza, a partire dalla prima giornata del girone di ritorno, si sarebbe andati a falsare il prosieguo di tutti i principali tornei nazionali europei, dalla Premier League, alla Serie A, passando per la Bundesliga.

Un goal che era stato dichiarato in fuorigioco (quindi da annullare) a Settembre, sarebbe stato considerato accettabile a Gennaio; una situazione imbarazzante che avrebbe fatto insorgere l’intero sistema del grande calcio europeo, a partire, dalle società e, prima ancora, dagli appassionati del bel calcio in generale, i quali, anno dopo anno, si ritrovano a seguire uno sport sempre più oppresso da interessi economici e kafkiane logiche di marketing.

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