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sabato, 2 Luglio 2022

Addio a Christopher Tolkien, un guardiano della Terra di Mezzo

17.01.2020 – 11.32 – Salpa dai Porti Grigi per le Terre immortali Christopher Tolkien (1924-2020), morto ieri a novantacinque anni. Figlio di quel gigante della letteratura che fu JRR Tolkien, Christopher continuò l’operato del padre con un lavoro di sistemazione e riscrittura degli appunti paterni degni di un amanuense: un lavoro di ricostruzione senza il quale difficilmente Tolkien sarebbe oggi il gigante mitopoietico che è. Prosecutore, erede e difensore dell’eredità paterna, Christopher viene oggi commemorato da milioni di lettori. Un altro frammento della storia della letteratura del ‘900 ci lascia.

Terzo figlio di JRR Tolkien, Christopher era ancora un bambino quando suo padre gli lesse i primi capitoli della sua prima, vera, opera: “Lo Hobbit“. In seguito alla morte del padre, nel 1973, Christopher ne raccolse l’eredità, profondendo ogni energia nell’approfondire il background del Signore degli Anelli. Raccogliendo foglio dopo foglio, appunto dopo appunto, Christopher seppe svelare la storia di ogni cantuccio della Terra di Mezzo, di ogni nascosto angolo, ricostruendo con la pazienza certosina di un archivista cosa suo padre non solo aveva scritto, ma immaginato.

Questo lavoro produsse nel 1977 il “Silmarillion“; non un romanzo, ma una bibbia mitica che approfondiva, con toni da leggenda, le origini della Terra di Mezzo e gli eventi che avrebbero poi trovato il loro finale con il Signore degli Anelli.
Seguirono, con un titolo significativo delle difficoltà incontrate da Christopher, “Racconti incompiuti” (1980) e il monumentale “The History of Middle-earth” (1983-1996), dodici volumi di storia della Terra di Mezzo ritenuti imprescindibili nella sfera saggistica anglosassone, ma ignorati in Italia.
Maggiori controversie suscitarono il libro “I figli di Húrin” (2006) per la parziale riscrittura del figlio degli appunti del padre e “La leggenda di Sigurd e Gudrún” (2009) invece pubblicato senza modifiche.

Nel 2017, dopo una conduzione ultra-decennale, Christopher rinunciò a dirigere la “Tolkien Estate” e la “Tolkien Trust“, passando la torcia a più giovani difensori dell’eredità fantasy paterna. Con la Tolkien Estate Christopher fu sempre un acceso difensore dell’opera del padre, limitando e/o proibendo i suoi utilizzi più commerciali. Severo, forse a volte eccessivamente, Christopher però riuscì negli anni seguiti alla morte (1973) a evitare che il Signore degli Anelli diventasse l’ennesimo giocattolo consumista, l’ennesima opera banalizzata, risciacquata, fraintesa e banalizzata da un mercato affamato di classici da distruggere. Certo, il suo giudizio verso l’adattamento filmico di Peter Jackson viene ritenuto all’unanimità un giudizio eccessivamente austero: “Hanno macellato il libro, trasformandolo in un film d’azione per ragazzini dai 15-25 anni e sembra che anche per Lo Hobbit sarà lo stesso“.
Tuttavia va ricordato come la Tolkien Estate riuscì a bloccare progetti di gran lunga più offensivi di un’opera da fan boy quale quella di Jackson: ad esempio il mondo del Signore degli Anelli non è mai stato utilizzato per pubblicizzare pinball e giochi d’azzardo, né per operazioni commercialmente discutibili.
Se JRR Tolkien è rimasto in una qualche forma “puro”, ciò lo si deve all’instancabile difesa di Christopher. Il quesito, all’indomani della morte e del passaggio di potere della Tolkien Estate, è se quest’eredità verrà preservata, o come già si teme con la serie tv di Amazon, verrà banalizzata e sfruttata dagli orchetti di Mordor delle multinazionali.

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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