Amianto negli edifici: come avviene lo smaltimento?

27.01.2020 – 12.30 – L’amianto (o asbesto), è composto da un gruppo di minerali inosilicati e fillosilicati. La sua struttura interna è formata da singole fibre. Una fibra di asbesto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Per diventare amianto, i minerali sono trattati con precisi processi a bassa temperatura e pressione.
Si tratta di un materiale che possiede una fortissima resistenza al calore e una capacità isolante. Per questo motivo, in passato l’amianto fu largamente utilizzato per la composizione di arredamenti e tessuti che fossero a prova di incendio. Ma non solo, perché l’amianto venne sfruttato parecchio soprattutto per la produzione di Eternit, materiale composto da un mix di asbesto e cemento. Ci si serviva dell’Eternit in particolare nell’ambito edilizio, per la realizzazione di tegole, canne fumarie, tubature coibentate ecc.
Tutto ciò fino a quando non venne scoperto l’altissimo tasso di tossicità presente nell’amianto. Le sue fibre sono in grado di provocare la nascita di tumori ai polmoni, all’apparato laringeo e a quello ovarico. Questo ha portato più di 50 Paesi, uno dopo l’altro, a rendere illegittimo il suo utilizzo per qualsiasi scopo.

Il primo Paese a sviluppare delle cautele protettive dall’utilizzo dell’amianto fu il Regno Unito nel 1930, dopo dei valenti studi medici che dimostrarono dei collegamenti tra il materiale e la nascita di tumori. Il primo invece a vietarne categoricamente l’utilizzo fu l’Islanda nel 1983.
In Italia invece, l’uso dell’amianto è stato legale fino al 1992. Fin quando, la Legge n. 257/1992, non lo ha proibito, disponendo poi le procedure adatte alla sua rimozione e alla tutela dei lavoratori esposti al rischio. Il problema però, 27 anni dopo, è tutt’altro che scomparso. In Italia infatti sono presenti ben 96 mila siti ancora contaminati dall’asbesto, che ogni anno provoca la morte di almeno 6.000 persone.
Sulla Gazzetta Ufficiale dell’ottobre 2019 è stato pubblicato il Decreto che approva la graduatoria stilata nel 2017, di interventi urgenti e necessari per la rimozione dell’amianto dai luoghi contaminati. Saranno effettuate 140 operazioni in più di 100 Comuni italiani. Sulla base della graduatoria, saranno privilegiati in termini di tempo i luoghi che si trovano a 100 metri da asili, scuole, parchi, ospedali, ospizi, campi sportivi e centri ricreativi. Ulteriori criteri di urgenza sono:

  • progetti il cui sviluppo non richiede più di 12 mesi;
  • segnalazioni dei controlli sanitari in merito alla tutela dell’ambiente;
  • siti di interesse nazionale;
  • presenza di amianto sulla mappatura.

Delibere smaltimento amianto nel condominio: con quali maggioranze va deliberato lo smaltimento di amianto in condominio? Per individuare la risposta corretta è necessario inquadrare tale attività nell’ambito della normativa sul condominio.
Possiamo in sintesi dire che lo smaltimento di amianto dall’edificio condominiale, in quanto rientrante nell’attività di manutenzione straordinaria – spesso di notevole entità – deve essere deliberato con le maggioranze prescritte per l’approvazione di quell’attività. Non si tratta invece di un’innovazione.
Premettiamo che qui ci occupiamo di quella fase in cui, dopo le dovute verifiche tecniche, si è appurata la necessità di rimuovere l’amianto dal tetto, o da qualsiasi altra parte condominiale.
Ricordiamo in proposito che la legge prescrive determinate attività volte a individuare la presenza di amianto, verificarne lo stato, inviare comunicazione all’autorità sanitaria, monitorarlo ed eventualmente provvedere alla rimozione.
Infatti gli adempimenti in materia di amianto, per quanto ciò non sembri a giudicare dallo stato di moltissimi edifici italiani, pubblici e privati, sono prescritti come obbligatori dalla legge (L. n. 257/1992 e D.M. 06.09.1994).

Lo smaltimento di amianto non rientra nella definizione di innovazione regolata dall’art. 1120 del Codice Civile; definizione che, nell’assenza della legge, ha fornito la giurisprudenza. Secondo i giudici rientrano nell’ambito delle innovazioni delle parti comuni non tutte le modificazioni, ma solo quelle “le quali importino l’alterazione dell’entità sostanziale o il mutamento della sua originaria destinazione” (v. ad es. Cass. n. 12654/2006).
Pertanto, non si tratta di un’innovazione, anche se la distinzione nel caso della maggioranze rileva solo in parte, dal momento che per le innovazioni è richiesta dall’art. 1120, comma 2, n. 1 del Codice Civile la maggioranza di cui all’art. 1136, comma 2 del Codice Civile, dunque la stessa prevista per gli interventi di manutenzione straordinaria di notevole entità.

Escluso certamente che possa trattarsi di attività di manutenzione ordinaria lo smaltimento di amianto deve invece qualificarsi come attività straordinaria, in certi casi, anzi spesso, di notevole entità.
Come noto, nemmeno la definizione di notevole entità ci è fornita dalla legge; il criterio prevalente sembra essere quello dei costi: quanto superiore è il costo, tanto più facilmente potrà parlarsi di lavori di notevole entità (v. ad es. Cass. n. 25145/2014 e Trib. Roma n. 227/2015).
Ne consegue che, ove si tratti di manutenzione straordinaria di notevole entità varranno sempre le maggioranze prescritte dall’art. 1136, comma 2 e 4 del Codice Civile e cioè la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Nel caso in cui i lavori non siano di notevole entità, in seconda deliberazione sarà sufficiente l’approvazione della maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio (v. art. 1136, co.3 c.c).

Nel caso in cui sia necessario intervenire con urgenza, l’amministratore dovrà invece eseguire quanto prescritto dall’art. 1135 c.c. e cioè ordinare i lavori di manutenzione straordinaria senza il deliberato assembleare e riferirne alla prima assemblea.
La difficoltà in questo caso è data dall’individuazione, come noto, del carattere dell’urgenza, la cui iniziativa espone l’operato dell’amministratore alla critica dei condòmini (nel caso in cui non siano urgenti), ed eventualmente alla non approvazione della spesa (v. ad es. Cass. n. 2807/2017).
In generale è definito urgente dalla giurisprudenza l’intervento che non può essere rinviato senza danno o pericolo secondo il criterio del buon padre di famiglia (v. ad es. Cass. 4330/2012 e Trib. Salerno n. 4352/2015).
Solitamente l’intervento di urgenza non è sovrapponibile interamente a quello di notevole entità.

Se non si raggiungono le maggioranze prescritte dalla legge per la delibera assembleare? A parte il caso dell’intervento in via di urgenza, non sembra che l’amministratore possa fare un granché, salvo avvertire i condomini circa le conseguenze che la legge collega al mancato smaltimento di amianto, qualora sia obbligatorio (all’esito delle verifiche tecniche).
Ciascun condomino, da parte sua, potrà convenire in giudizio il condominio ex art. 1105, comma 4 del Codice Civile e chiedere eventualmente in via d’urgenza l’emissione dei provvedimenti utili al caso.
Ove si necessiti di intervento urgente, ciascun condomino potrà anche valutare, per quanto di improbabile applicazione al caso de quo, di intervenire direttamente ex art. 1134 c.c. secondo cui “Il condomino che ha assunto la gestione delle parti comuni senza autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non ha diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesa urgente”.

In Friuli Venezia Giulia la Regione ha disposto un contributo per agevolare la rimozione e smaltimento dell’amianto difatti sarà possibile caricare le domande di contributo – previa registrazione – dal 1 febbraio fino alle ore 18.00 del 28 febbraio utilizzando l’applicativo FEGC . (A partire dal 1 febbraio: cliccando sulla parola FEGC nel testo oppure passando attraverso il link a destra (LINK PER LA COMPILAZIONE DELLE DOMANDE CONTRIBUTI ON LINE). http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/valutazione-ambientale-autorizzazioni-contributi/FOGLIA41/

Possono beneficiare del contributo:
a) il proprietario o comproprietario dell’immobile oggetto dell’intervento
b) il locatario, comodatario, usufruttuario o titolare di altro diritto reale di godimento sull’i mmobile oggetto dell’intervento
c) i condomini costituiti per la maggioranza (calcolata in base ai millesimi di proprietà) da unità abitative a uso residenziale

Spese ammissibili a contributo; sono ammissibili a contributo le seguenti spese da sostenere successivamente alla presentazione della domanda:
a) spese necessarie alla rimozione, al trasporto e allo smaltimento dei materiali contenenti amianto
b) spese necessarie per le analisi di laboratorio
c) costi per la redazione del piano di lavoro di cui all’articolo 256 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro)
d) le spese inerenti l’approntamento delle condizioni d lavoro in sicurezza nella misura massima del 10% dell’importo relativo alla sola rimozione del materiale contenente amianto
e) IVA

Massimo Varrecchia