Ambiente, la qualità dell’aria in Friuli Venezia Giulia è “discreta”. Quadro positivo, preoccupa l’ozono

03.01.2020 – 07.30 – Che aria tira in Friuli Venezia Giulia? Decisamente sana, anche se con margini di miglioramento. L’ultimo report di ARPA FVG sulla qualità dell’aria in Regione con riferimento al 2019 dipinge un quadro nell’insieme positivo: le polveri sono in diminuzione in tutto il territorio, così come l’ozono, con valori inferiori agli anni precedenti.
Il quadro di riferimento sono i dati dal 2005 al 2009 e dal 2010 al 2014; un range ormai molto ampio che permette di delineare un “clima chimico” dove l’aria è progressivamente migliorata. Rispetto agli inizi del duemila, le polveri non sono più un pericolo né sulla costa, né nella pianura centrale e orientale.

Nel dettaglio, per quanto riguarda le polveri, sia la concentrazione media della frazione più grossolana (PM10) sia la concentrazione di quella sottile (PM2.5) sono risultate al di sotto del limite di legge; solo nei pressi del confine con il Veneto è stato superato il limite di legge sulle concentrazioni giornaliere di PM10 (oltre 35 giorni con concentrazione superiore a 50 ug/m3). Si sono invece verificati superamenti della soglia giornaliera di ozono su tutta la pianura e costa della regione, mentre migliore è stata la situazione nei fondovalle alpini. L’aspetto positivo rilevato nel 2019 è che, nonostante i frequenti periodi soleggiati, il numero di giorni con il superamento della soglia di legge è stato inferiore a quello degli anni precedenti, così come meno intensi sono stati i picchi di ozono.

La qualità dell’aria, definita dall’ARPA discreta con valori perlopiù nella norma, è stata lodata dall’assessore regionale all’Ambiente Fabio Scoccimarro che ha promesso una lotta senza quartiere contro l’ozono. Tuttavia l’aria nella Regione è buona più in virtù dei suoi venti, dalla Bora, allo Scirocco, che per la diminuzione della sua attività industriale. Il merito spetta però ancora alla posizione del Friuli Venezia Giulia, adatta a un ricambio frequente delle masse d’aria. Non a caso nella zona al confine con il Veneto, dove c’è un “ristagno atmosferico”, il livello di polveri è risultato drammaticamente alto. È vero, tuttavia, che aver rinnovato il parco macchine eliminando i mezzi più antiquati e dannosi ha giocato un ruolo positivo: basti guardare in tal senso ai Balcani e all’Est Europa per trovare una situazione decisamente peggiore, pur con zone dal forte ricambio d’aria.
Il quadro, infine, non considera ovviamente le singole eccezioni negative: i quartieri più industriali, alcune zone periferiche, alcune “sacche” d’inquinamento particolarmente dannose.