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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Tripcovich, Progetto Fvg: “Degrado” M5S: “Edificio di grande valore”

14.12.2019 – 16.49 – Il mondo della politica dibatte sul divieto giunto da Roma a proposito dell’abbattimento della Tripcovich, ex stazione delle corriere riconvertita per un breve periodo della città a teatro. Il discorso – con l’eccezione di Progetto Fvg per una Regione speciale – sembra incentrarsi più sulla reazione a caldo del sindaco Dipiazza che sull’effettivo valore dell’edificio. In particolare scarsa attenzione viene conferita alle conseguenze per la viabilità e la riqualificazione che comporterà il veto romano, specie per il futuro sviluppo del Porto Vecchio che rischia di rimanere bloccato senza reali vie di comunicazione dalla presenza del casermone di cemento armato.
“È importante – commenta Progetto Fvg – salvaguardare il nostro patrimonio culturale ed artistico, ma il diniego romano sull’abbattimento della sala Tripcovich lascia alquanto perplessi, vista l’estetica della struttura che è disarmonica rispetto all’insieme dell’area e visto il progetto di riqualificazione, nonchè considerato il parere positivo da parte della Soprintendenza di Trieste“.

“Ora si rischia – prosegue Giorgio Cecco, portavoce triestino del partito – di lasciare un edificio in degrado per chissà quanto tempo sito all’ingresso della città come un brutto biglietto da visita, comunque a parte l’estetica e l’inserimento nel contesto architettonico, di certo non basta che ci sia una buona acustica, come dicono gli esperti, per fare un teatro: serve una struttura adeguata per impianti e sicurezza, le risorse economiche per l’adeguamento, oltre alla condivisione di un progetto dell’area diverso da quello in essere”.

La segretaria provinciale del Pd, Laura Famulari, preferisce declinare il problema della Tripcovich attraverso un filtro moralista, osservando: “È un film surreale quello di Dipiazza che straparla in Consiglio comunale sul destino della sala Tripcovich. Al di là del merito, non è accettabile che si dicano cose tanto pesanti, mettendo in un mazzo Comune di Roma e organi ministeriali, augurando il male, insinuando sospetti di interferenze e soprattutto assumendo un atteggiamento che non risolve niente”.

“Il sindaco non può far finta di dimenticare che certezze assolute non gli erano state date e che – puntualizza Famulari – si sapeva di passaggi tecnici ulteriori. Quindi rientri nel suo ruolo istituzionale, percorrendo le strade dell’amministrazione e non quelle dell’arruffapopolo”.
L’esponente dem ricorda che “il Pd aveva chiesto di verificare costi ed opzioni alternative ma oggi il problema non si pone più. Serve una soluzione che possa essere utile alla città, eventualmente restituendo un polo culturale multifunzionale e comunque – conclude – una destinazione non commerciale e decorosa”.

Il Movimento 5 Stelle di Trieste, infine, si compiace di quanto considera una “sua” vittoria: “Per Dipiazza la Sala Tripcovich è equiparabile ad una buca o ad un cassonetto pieno di immondizie di Roma ma, come il M5S Trieste ha ripetutamente dimostrato in Consiglio comunale, carte alla mano, l’unico buco associabile alla Sala Tripcovich è quello di bilancio del Teatro Verdi, cui questa amministrazione ha sottratto lo storico edificio con una delibera ad alto rischio di violazione delle vigenti norme nazionali sulla permuta di beni in capo alle amministrazioni pubbliche”, ha dichiarato la consigliera del M5S Cristina Bertoni.

“L’anno scorso, sotto Natale, è approdata in Consiglio la richiesta di permuta tra la Sala Tripcovich, allora nel patrimonio della Fondazione Teatro Verdi, e il Magazzino delle Noghere, allora in proprietà al Comune, che lo stava affittando proprio al Teatro Verdi per la custodia delle scenografie – spiega la consigliera pentastellata – Il M5S in quell’occasione dimostrò che tale operazione era contraria alle norme che regolano la permuta, perché imponevano lo scambio tra due immobili di valori molto diversi. Infatti, paradossalmente, in quella delibera il valore del magazzino delle Noghere, sito a Muggia in zona industriale e inquinata, era stimato a circa 3.200.000 euro, mentre quello della sala Tripcovich, ancora in buono stato e posta di fronte alla stazione centrale di Trieste, veniva stimato a circa 1.200.000.
Tale differenza di prezzo non era giustificabile né dalla metratura dei due immobili, non troppo differente, né dal loro stato di conservazione, né da altri parametri immobiliari. In più, pure a seguito di nostra richiesta specifica e messa agli atti, l’amministrazione non ha ritenuto necessario produrre alcuna perizia che certificasse quei valori, a nostro parere totalmente fuori scala rispetto alle caratteristiche dei due edifici”.

“La Tripcovich, convertita a teatro e donata al Comune dal Barone De Banfield in un momento in cui il Verdi era in ristrutturazione, è un dono che la città ha ricevuto e rappresenta il simbolo dell’amore di Trieste per la musica ed in particolare per la lirica, che trova in questa sala un’acustica impagabile – ricorda Elena Danielis, capogruppo M5S – Fino a due anni fa l’immobile ancora ospitava manifestazioni culturali di rilievo e poteva essere impiegato dal Teatro Verdi come volano per le attività di propria produzione, in base alle quali la Fondazione può chiedere i finanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo. Risulta quindi incomprensibile il reale motivo per cui il Sindaco vuole abbattere questo edificio di grande valore storico e sociale.”

[c.s.]

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