Sessualità e intimità, ma cos’è davvero l’intimità? Quanto siamo disposti a mostrarci dentro e fuori?

06.12.2019 h 10.30

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di partecipare alla conferenza “Sessualità e intimità” del Dr. Federico Sandri; a Udine presso la scuola di counseling il Mutamento. Durante la conferenza Sandri ha sviscerato in particolar modo gli aspetti della parola intimità, intesa come qualcosa di interno, segreto, viscerale; qualcosa che è occultato in un spazio personale. Se si mette per un attimo da parte la sessualità, si ha modo di valutare il resto, quindi anche di riflettere su cos’è davvero l’intimità. Ha descritto tre ingredienti: un giardino, un bordo (inteso come confine), una scala (o una porta). Il giardino rappresenta la cura e l’accudimento che dedichiamo all’ intimità, il confine permette di tenerla segreta, la scala dà la possibilità di accedervi, di entrarci; sia a se stessi che all’altro. Durante la conferenza è stato pure descritto il termine estimità, molto poco usato ma molto attuale, è la manifestazione esteriore di alcuni aspetti discutibili della propria intimità. In pratica ciò che accade attualmente sul web, sui social o in alcuni programmi televisivi (talk show e reality). L’intento è raccogliere consensi, questo non ha quindi nulla a che fare con il giardino segreto, ma con un’intimità palesata in modo becero e “pornografico”.

La sessualità in sé può non essere intima: “far entrare qualcuno nelle proprie paure può essere più intimo che andarci a letto” (anonimo- citazione riportata da Sandri). Dopo il corteggiamento, momento nel quale si dà il meglio di sé e dopo che si è fatto l’amore, inizia a subentrare l’imbarazzo perché accade un primo momento di intimità. Quando il fuoco dell’eros è stato appagato, vediamo la nudità dell’altro senza veli; può quindi subentrare la timidezza, il timore di non piacere veramente, dell’ essere visti fisicamente senza filtri. Ma è solo una piccola parte perché si parla solo dell’ aspetto esteriore. La sessualità è fisica, l’intimità invece la trasporta su un altro piano; permette di accedere alla dimensione successiva.

La vera intimità intende un salto dentro ad un buco nero, non si conosce a priori cosa ci possa essere dall’altra parte. Vuol dire permettere all’altro di vederci nelle deformità, nei lati rimossi, ovvero le parti che sono state giudicate male; anche per sentito dire o per luoghi comuni. Gli aspetti sui quali siamo giudicanti noi stessi per primi, quelli che proiettiamo sull’altro; l’altra persona è quindi un’occasione per vedersi.

Per far questo bisogna essere prima intimi con sé stessi, quindi conoscersi, curare il proprio giardino perciò che non diventi incolto e sterile. Poi chiedere all’altro di entrare in intimità, mantenendo la capacità di poter dire cosa ci interessa e cosa no per preservare il proprio giardino come lo si desidera realmente. E’ stata nominata pure l’affettività come un elemento che si può intersecare con gli altre altre due tematiche in modi diversi.

La sessualità di per sé non prevede per forza un’ affettività, se pensiamo per esempio ad un rapporto sessuale con una prostituita o ad un incontri fortuiti quindi occasionali e/o improvvisati. Così come può esistere una sessualità che includa l’affettività ma non l’intimità. Comunemente per “stare in intimità” si intende qualcosa che resta sul piano fisico, quindi il mettersi in nudità e l’atto sessuale, non è detto che in questo tipo di rapporto si debbano svelare cose intime di sé, confidenze, sentimenti e via dicendo. Così come esistono dei rapporti sessuali e affettivi che non includano del tutto l’intimità nel suo valore più alto; relazioni in cui non si permette all’altro di salire quella scala per vedere e conoscere cosa ci sia oltre. Rapporti che si palesano solo come identificazione sociale, come risoluzione alla solitudine, come sessualità mista ad affetto, di facciata e non di fatto. La condivisione che appare meravigliosa esternamente e sessualmente è capace di far sentire “intimi” ma resta superficiale; volutamente non consente di scendere in profondità.

Entrare nel buco nero, quindi essere intimi con sé stessi prevede il guardare i propri punti deboli, le insicurezze, le proprie fragilità o carenze, gli aspetti che ci fanno vergognare o che sono diventati tali perché sono parti che qualcuno ha giudicato. Il dichiarare i propri gusti senza timore, le proprie preferenze, cosa piace e cosa non piace. Prendersi cura di questo giardino e mostrarlo all’altro, anche rischiando quindi in questo, permette alla relazione di diventare intima e passare ad uno stato evolutivo superiore.

Alla prossima settimana per una nuova tappa del nostro viaggio! Resto a disposizione per informazioni alla mail [email protected]

“Far entrare qualcuno nelle proprie paure può essere più intimo che andarci a letto”

(Anonimo)